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I santi del giorno del 4 aprile

4 Apr

ALETTA martire in Gallia nel 12° secolo.

BENEDETTO il Moro
nato a San Fratello, in provincia di Messina, nel 1526. Discendente da schiavi negri portati in Sicilia dall’Africa  entrò tra gli eremiti francescani di Girolamo di Lanza e quando nel 1562 questo istituto venne soppresso, passò a Palermo tra i frati minori dove, anche senza entrare nell’Ordine  divenne guardiano, maestro dei novizi e infine superiore. Morì a Palermo nel 1589 e fu canonizzato da Pio VII, nel 1807.

DOMENICA di Capriana
Maria Domenica Lazzeri, chiamata la “beata meneghina”, nata il 16 marzo 1815, sesta figlia di Bortolo e Margherita, a Capriana, in Valle di Cembra, provincia di Trento. Mentre frequentava con profitto la scuola elementare, aiutava il padre al mulino della famiglia, lavorava nei campi, portava gli animali al pascolo, leggeva e meditava in particolare la passione di Gesù Cristo. Mandata anche a servizio presso un famiglia di Fadana di Cembra, nel 1828, quando rimase orfana del padre, dovette occuparsi soprattutto del piccolo mulino. Nel 1832 due fatti straordinari segnarono la sua vita: una notte di terrore al mulino causatale da due “misteriose figure” e qualche giorno dopo, una strana apparizione, mentre era al lavoro in un campo. Da allora rimase colpita da una dolorosa malattia che la costrinse a letto provocandole febbri intermittenti. Durante il lungo calvario che si concluse con la morte, Venerdì Santo 4 aprile 1848, accaddero eventi straordinari: per 14 anni visse con le stigmate che le erano apparse il 10 gennaio 1835 e una corona di ferite sul capo che sanguinavano ogni venerdì e in tutti questi anni si nutrì solo della comunione eucaristica, una volta alla settimana, come era allora permesso. Nel piccolo paese trentino erano arrivati nel frattempo, alcuni personaggi di rilievo attratti dalla fama di santità della “beata”: vescovi stranieri, uno dei quali addirittura dall’Australia  altri dal Regno Unito, il filosofo cattolico Antonio Rosmini e tanti altri. Tutti hanno lasciato una relazione scritta di quello che avevano visto e sentito, mentre il principe vescovo di Trento, anche se informato costantemente dal parroco del luogo, non arrivò mai a Capriana. Dal 1927 al 1943, sono stati fatti vari tentativi per avviare un processo canonico di beatificazione, ma senza risultati positivi. Nel dopo guerra nessuno si è più preso la cura di riprovare, e così Domenica è rimasta la “beata meneghina”, solo per la gente di Capriana e pochi altri a conoscenza della sua breve vita di dolore, fino al 4 aprile 1995. In questa data, l’arcivescovo di Trento, Giovanni Maria Sartori, celebrando una Messa in suffragio della Serva di Dio Domenica Lazzeri, nel 147° anniversario della morte, ha aperto ufficialmente un nuovo processo di canonizzazione, rispondendo positivamente alla richiesta antica e rinnovata il 22 agosto 1944, di dare inizio al processo sulla vita, virtù e fama di santità di colei chiamata affettuosamente “meneghina”, cioè piccola Domenica. L’arcivescovo ha detto nell’omelia  che spetta ora alla Chiesa pronunciarsi sull’eroismo delle virtù esercitate da lei, confidando che l’inizio di questo processo possa risvegliare in tutti gli alti ideali di amore a Dio e di offerta generosa al Signore di questa umile creatura.

EUFRASIA Pelletier
Maria Eufrasia, nata nel 1796. Monaca nel monastero di Nostra Signora del Rifugio di Tours, nel 1829 fondò ad Angers, un “Rifugio” del quale divenne superiora. Questa congregazione, approvata da Gregorio XVI, nel 1835, con la denominazione di Istituto delle Suore di Nostra Signora di Carità del Buon Pastore, con il compito di provvedere alla rieducazione delle ragazze “perdute”, si diffuse rapidamente in tutto il mondo, sotto il governo di Maria Eufrasia nominata superiora generale a vita. Morta nel 1868, è stata canonizzata nel 1940 da Pio XII.

FORMOSO papa
nato a Ostia nell’816. Vescovo di Porto Romano, nell’864, per incarico del papa Niccolò I, svolse delicati incarichi diplomatici presso i bulgari, ma poi fu ridotto allo stato laicale da Giovanni VIII. Riabilitato da Marino I, divenne pontefice il 6 ottobre 891, successore di Stefano VI. Nell’892 incoronò imperatore Lamberto di Spoleto ma po di fronte ai suoi comportamenti poco corretti, chiamò in aiuto Arnolfo duca di Carinzia, ricompensandolo con la corona nell’896. Morto l’11 aprile dello stesso anno, il suo successore Stefano VII, amico di Lamberto di Spoleto, nel gennaio del 897 ne fece riesumare e mutilare il cadavere per processarlo in un concilio detto cadaverico, che dichiarò nulla l’elezione e illegittimi gli atti. Dopo questa macabra messa in scena, spogliata degli abiti pontificali la salma fu gettata nel Tevere. La sua memoria è stata poi riabilitata, dal papa Teodoro II e poi da Giovanni IX, nell’898.

FRANCESCO Marto
nato nel 1909. Uno dei veggenti di Fatima, assieme alla sorella Giacinta e a Lucia Dos Santos. È stato beatificato da Giovanni Paolo II nel 2003.

GAIANO martire in Tracia, molto venerato a Roma.

ISIDORO di Pelusio
monaco e scrittore ecclesiastico greco, nato nel 370 ad Alessandria d’Egitto. Si ritirò in un monastero presso Pelusio, città portuale del basso Egitto, divenendone abate. Uno degli uomini più eruditi del 5° secolo, intervenne presso Cirillo patriarca d’Alessandria in difesa del suo maestro Giovanni Crisostomo e durante la crisi nestoriana, disapprovò ancora i metodi di Cirillo. Delle sue opere è rimasto soltanto “l’Epistolario”, comprendente però più di 2 mila lettere, che costituiscono un prezioso documento per lo studio della Chiesa Greca del periodo. Morì nel 450 circa.

PLATONE di Costantinopoli
nato nel 735, monaco eremita morto a Costantinopoli nell’814, chiamato “San Platone dei simboli dell’Olimpo”.

TEODOLO lettore martire con Agatopode.

TEODORA di Tessalonica
nata nell’812 su di un’isola dell’Egeo, causa frequenti scorrerie di pirati fu costretta a fuggire, assieme al marito, rifugiandosi in Macedonia. Quando rimase vedova, entrò con la figlia in un monastero a Tessalonica (Salonicco in Grecia), dove diede esempio di grande virtù e dopo la morte si dice che, per sua intercessione, siano avvenuti molti miracoli.

ZOSIMO di Giordania
anacoreta vissuto nel deserto giordano, nel 4° secolo.

I santi del giorno del 30 marzo

30 Mar

AMEDEO IX duca di Savoia
nato a Thonon-les-Bains il 1° febbraio del 1435, figlio di Ludovico e di Anna di Bisignano. Nel 1452 sposò Jolanda di Valois, figlia del re di Francia Carlo VII e sorella minore di Luigi XI. Il giovane duca, che soffriva di epilessia, era un pacifista convinto molto benvoluto dal popolo, tanto che i poveri e i mendicanti accorrevano alla sua mensa, sempre aperta a tutti. Nel 1459 partecipò al Concilio di Mantova, ma 10 anni dopo per l’aggravarsi del suo male, cedette il governo alla moglie Jolanda perché  pur avendo 6 figli l’unico in età di governo, Carlo, era morto da poco. Si consacrò allora ancora di più ai poveri e agli indigenti, fondando ospedali e monasteri e sostenendo le opere di carità della Chiesa. Morto a Vercelli il 30 marzo 1472 venne sepolto in una cappella a lui dedicata, nella chiesa di Sant’Eusebio  San Francesco di Sales raccolse le prove per la sua beatificazione, che avvenne nel 1677 per opera di Innocenzo XI, che pochi anni dopo ne proclamò anche la santità.

DECIO martire egiziano del 4° secolo.

DONNINO di Salonicco martire assieme a Vittore

GIOACCHINO da Fiore
nato dopo il 1130 a Celico, Cosenza, da una famiglia di contadini. Abate cistercense di Flora, in Calabria, ritenuto un profeta, sconfinò nell’eresia  ammettendo nella Trinità tre distinte divinità, le quali operano così: il Padre fino alla venuta del Figlio, questi fino al 13° secolo, per poi lasciare il campo allo Spirito Santo fino alla fine dei secoli. È morto nel 1202 a Canale, frazione di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, dopo essersi sottomesso al giudizio della Chiesa. I libri scritti in difesa del “Triteismo”, furono condannati, sia dal Concilio Laterano del 1215, che da quello di Arles del 1260. Il popolo comunque lo acclamò subito santo e ci fu anche chi raccolse prove per giustificare queste richieste, ma è rimasto solo beato fino al 2001, quando l’arcivescovo di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino ha riaperto il processo di canonizzazione. Le spoglie si trovano nella cripta dell’abbazia di San Giovanni in Fiore.

GIOVANNI Climaco
scrittore ascetico greco, nato nel 579. Discepolo di Gregorio di Nazianzo, a 16 anni entrò nel convento del monte Sinai e poi a 19 si fece anacoreta in una grotta a Tholas, sempre ai piedi del monte, ma verso i sessant’anni  cedendo alle insistenze dei monaci, accettò di diventare abate del famoso convento di Santa Caterina. Morì verso il 649, lasciando un trattato ascetico, la Scala del Paradiso, in cui indica i gradi dell’ascesa spirituale verso la perfezione morale, diviso in 30 libri, a ricordo dei 30 gradini della misteriosa scala di Giacobbe. Questo testo divenne così popolare che fu tradotto in molte lingue.

LEONARDO Murialdo
nato a Torino il 26 ottobre 1828, figlio di Lorenzo e Teresa Rho, in una ricca famiglia borghese, con un fratello e ben 7 sorelle, all’età di 8 anni entrò nel collegio dei Padri Scolopi di Savona, assieme al fratello Ernesto. Studente di teologia all’università di Torino, dopo la laurea, il 20 settembre 1851 fu ordinato sacerdote e 6 anni dopo venne chiamato da don Bosco a dirigere l’oratorio di San Luigi a Torino. Nel 1865 tornò studente nel Seminario di San Sulpizio a Parigi per un anno di approfondimento teologico e il 19 marzo 1873, fondò la Pia Società Torinese di San Giuseppe, i “Giuseppini del Murialdo”, come furono poi chiamati, diventando il prete dei quartieri più poveri, dei ragazzi di strada e dei giovani apprendisti, che allora erano chiamati “artigianelli”. Si preoccupò molto dell’organizzazione sociale e cristiana degli operai, della loro assistenza materiale e spirituale, delle cooperative, mutue, casse di credito e dei circoli del dopolavoro. Nel 1876 fondò anche un giornale per dare voce e spazio a questi problemi, “La voce dell’operaio”, primo giornale cattolico nato in Italia e 2 anni dopo iniziò ad aprire colonie agricole e case famiglia per operai e giovani studenti. Negli ultimi anni della sua esistenza diede vita anche a numerose iniziative di carattere politico e sociale, auspicando la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana, creando i comitati elettorali. Stremato dalle fatiche è morto a Torino il 30 marzo 1900, è stato proclamato beato da Paolo VI, nel 1963 e canonizzato dallo stesso papa il 3 maggio 1970. Nei Giuseppini è festeggiato anche il 18 maggio.

PASTORE vescovo di Orleans.

QUIRINO di Roma secondo una leggenda, sarebbe stato il carceriere del papa Alessandro I, che lo aveva convertito e battezzato insieme alla figlia Balbina. Arrestato assieme a due sacerdoti, Evenzio e Teodulo, si rifiutò di apostatare e perciò fu prima torturato e poi decapitato, intorno al 117.

REGOLO di Senlis protovescovo martire di Senlis, nei pressi di Parigi. Secondo una tradizione del 9° secolo, sarebbe stato di origine greca, inviato in Gallia alla stessa epoca di Dionigi, Eleuterio e Rustico. Presumibilmente venne creato vescovo nella prima metà del 4° secolo.

VITTORE di Salonicco martire assieme a Donnino.

ZOSIMO di Siracusa vescovo martire, vissuto tra il 570 e il 660.

I santi del giorno del 3 gennaio

3 Gen

ANTERO papa
pontefice per soli 43 giorni, dal 21 novembre 235 al 3 gennaio 236. Di origine greca, ma nato in Calabria, fu il successore di Ponziano e anche se nel “Liber Pontificalis” è indicato come martire, mancano notizie storiche sia della data come del luogo della morte. Morì comunque prima del suo predecessore, ancora vivente ma esiliato ai lavori forzati in Sardegna. La sua lapide sepolcrale è stata scoperta nel 1854, nelle catacombe di Callisto sull’Appia Antica.

CIRINO
martire assieme a Primo in Cilicia.

DANIELE o DANILO
diacono martire a Padova, nel 168. Quando il suo sarcofago fu ritrovato il corpo giaceva su una tavola di legno trapassato da numerosi chiodi.

FIORENZO di Vienne
vescovo martire in Francia, nel 275 circa.

GENOVEFFA (Genevieve)
nata nel 422 a Nanterre, presso Parigi, la sua storia è in parte leggendaria. Figlia di contadini, incontrò Germano d’Auxerre, che dopo averla benedetta, la consacrò a Dio Poi all’età di 15 anni preso il velo monacale, alla morte dei genitori venne accolta, a Parigi, dalla madrina e condusse vita ascetica ed edificante. Quando nel 451, gli Unni di Attila minacciarono Parigi, convinse gli abitanti a non fuggire, provvide in modo miracoloso ai rifornimenti e pregando, protesse la città salvandola. Le sono attribuiti molti miracoli e si dice anche che contribuì alla costruzione della basilica di San Dionigi. Alla morte, avvenuta il 3 gennaio 502, la città di Parigi le tributò riconoscimenti e onori, eleggendola sua patrona e deponendo il corpo in una tomba di pietra al centro della cripta della Chiesa dei Santi Pietro e Paolo, sulla collina che poi fu detta di Sainte-Genevieve, dove si trova ora il Pantheon. Il reliquiario, attribuito a sant’Eligio  veniva portato nelle processioni solenni durante le pubbliche calamità, ma fu distrutto e bruciato dai rivoluzionari nel 1793, con le ceneri gettate nella Senna. Pochi avanzi di ossa sono conservati a Saint-Etienne-du-Montluc. Patrona anche della Francia intera, è invocata contro la pioggia ma anche contro la siccità.

GORDIO centurione martire a Cesarea di Cappadocia, nel 304.

PIETRO Balsamo santo morto nel 311.

PRIMO,  TEOGENEZOSIMO, martiri in Cilicia.

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