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I santi del giorno del 29 maggio

29 Mag

ALESSANDRO dell’Anaunia
vedi SISINIO e MARTIRIO martiri anaunensi. Alessandro era il fratello più giovane di Martirio e aveva il compito di “ostiario”, cioè di colui che nella comunità curava l’accoglienza dei fedeli e teneva in ordine la piccola chiesetta.

BONA di Pisa
vissuta tra il 1156 e il 1208. Terziaria agostiniana, fece lunghi e faticosi pellegrinaggi, durante uno dei quali in Terrasanta, fu derubata e ferita dai briganti. Tornata comunque salva a casa, fece costruire, a Pisa, una chiesa in onore di San Giacomo di Compostela.

DOSIA di Palestina o TEODOSIA
vergine martire di Cesarea, sul Mediterraneo. Arrestata nel 307 perché soccorreva alcuni cristiani prigionieri, venne torturata, sottoposta allo squarciamento delle membra e infine gettata in mare.

ELEUTERIO di Arce confessore della fede.

ELVINO martire.

MARTIRIO dell’Anaunia
martire con Alessandro e Sisinio. Dopo la conversione al cristianesimo, aveva abbandonato la carriera militare nell’esercito romano e nella chiesa svolgeva la funzione di lettore e cantore, nel senso che animava la preghiera comunitaria e insegnava a pregare ai neoconvertiti.

MASSIMINO di Besancon
vescovo della città, intorno al 300. Il suo culto era diffuso fino al 17° secolo, quando qualche studioso lo identificò con Massimino di Treviri. Dall’inizio del 1800, però, gli storici gli resero giustizia e il suo culto riprese rifiorendo ancor più di prima, sia pure a livello locale.

MASSIMINO di Treviri
nato a Treviri nel 285. Vescovo della sua città fu uno dei maggiori difensori dell’ortodossia contro l’arianesimo in Occidente. Ospitò e difese, rispettivamente contro gli imperatori Costantino II e Costante, Atanasio di Alessandria e Paolo di Costantinopoli, ottenendo che potessero tornare alle loro sedi e fu uno dei promotori del concilio di Sardica del 343. Morì durante un viaggio nella diocesi di Poitiers, il 12 settembre 346. Il suo successore nel vescovado, Paolino, fece trasportare la salma a Treviri, dove viene festeggiato il 29 maggio.

MASSIMO di Verona
vescovo di Cittanova, in Istria, figura tra i partecipanti al concilio di Aquileia del 381. Forse morì martire a Verona dove il suo culto si diffuse molto.

ORSOLA di Cracovia o URSZULA Ledochowska
nata in Austria nel 1865. A vent’anni entrò tra le Orsoline di Cracovia e nel 1907 venne inviata in Russia da Pio X che le affidò una missione speciale. Nel 1932, dopo aver fondato la congregazione delle Suore Orsoline del Sacro Cuore di Gesù Agonizzante, fu a Roma da Pio XI per ottenere l’autorizzazione ad aprire una missione in Africa, ma, appoggiata anche dal fratello Wlodzimierz, padre Generale dei Gesuiti, ricevette invece l’invito ad aprirla nel sobborgo romano di Primavalle: 180 baracche, circa 900 poveri e un dormitorio pubblico per i senza tetto. Con gli aiuti del cardinale vicario e la collaborazione di monsignor Giovanni Battista Montini, la casa fu inaugurata assieme alla nuova parrocchia il 3 giugno 1933. Arrivarono giovani entusiaste suore anche dalla Polonia che ebbero subito molto lavoro, asilo, lezioni di catechismo, scuola di canto, giochi per bambini e assistenza agli infermi. È morta a Roma, il 29 maggio 1939.

ORTOLANA di Assisi madre di santa Chiara, vissuta nel 13° secolo.

RESTITUTO di Roma martire di Roma.

SISINIO d’Anaunia
martire assieme a Martirio e Alessandro, due fratelli, di nobili origini. Sisinio, il più anziano dei tre, diacono e quindi fiduciario del vescovo, caritatevole, amante della pace, fermo nei doveri della disciplina divina, guida premurosa del popolo, ricco di fede più che di mezzi. Tre innamorati di Dio che, con l’amore reciproco, portarono il suo nome a gente ancora schiava degli idoli. Con il silenzio e la preghiera, offrirono l’amore di Dio: il sangue di Gesù, la sua Parola e l’accoglienza fraterna. Provenienti dalla Cappadocia, dov’era vescovo Giovanni Crisostomo, si fermarono a Milano attirati dalla fama del vescovo Ambrogio, che, verso il 387, li inviò a Trento dal vescovo Vigilio. Questi affidò loro il mandato di evangelizzatori in una valle ancora immersa nel paganesimo, l’Anaunia, cioè la Valle di Non, con i rispettivi ministeri di diacono, lettore e ostiario. Anche se contrastati, vissero la vita cristiana con la preghiera gioiosa e l’amore verso tutti, fondando una piccola comunità, costruendo una semplice chiesetta, a Mecla, l’attuale Sanzeno. La sera del 28 maggio 397, mentre si stavano svolgendo delle feste pagane chiamate “Ambarvalia”, con processioni nelle campagne e sacrifici di animali al dio Saturno perché rendesse feconda la terra, a una famiglia divenuta cristiana, venne imposto di offrire alcuni capretti per questi riti propiziatori. I tre monaci si recarono a casa di questa famiglia per difenderla da quella imposizione attirandosi così la rabbia dei rustici, i quali aggredirono Sisinio, “fra assordanti e rozzi schiamazzi”, ferendolo gravemente alla testa con una scure. I compagni riuscirono a portarlo in casa e lo curarono per tutta la notte, ma al mattino seguente i contadini pagani tornarono aIla carica per finire Sisinio ormai agonizzante. Poi andarono a scovare Martirio, che si era rifugiato nell’orto dove lo trafissero con “pali aguzzi”. Infine si scagliarono su Alessandro, che venne catturato, legato tra i corpi dilaniati dei suoi due confratelli e portato ancora vivo sul rogo fatto con le travi e le assi della chiesetta distrutta, acceso ai piedi della statua di Saturno. Era l’alba di venerdì 29 maggio 397. Il vescovo Vigilio, che stava predicando a Termeno in visita pastorale, avvertito divinamente, accorse, raccolse le ceneri e descrivendo l’accaduto, ne inviò una parte a Milano, con lettera al vescovo Simpliciano successore di Ambrogio e un’altra, sempre con lettera, al vescovo Giovanni Crisostomo. Il sangue di questi martiri fu seme di nuovi cristiani, così grazie alla loro testimonianza di fede fino alla morte e al perdono del loro vescovo, le valli trentine conobbero il “Nome di Gesù” e furono attratte e salvate da questo nome. La lode di Dio Padre vi continua a risuonare e la grazia dello Spirito Santo suscita anche oggi, 16 secoli dopo, comunione, amore e fraternità, facendo fiorire semi di santità. Sisinio, Martirio e Alessandro, “come rose e gigli”, scriveva san Vigilio, sono fioriti nel giardino della Chiesa, la sposa amata dal Signore. La venerazione per i 3 martiri ha ripreso vigore nel 1966 con la collocazione monumentale di parti delle loro reliquie nella basilica di San Vigilio e la valorizzazione del loro ruolo di “Santi della Chiesa indivisa”, evidenziato nel 1982 da una nuova donazione di reliquie al Patriarca ecumenico di Costantinopoli. La parrocchiale di Sanzeno del 1472, dedicata ai 3 martiri, ha l’altare costituito da un’urna di porfido con dei loro resti mortali.

VITO martire di Roma.

I santi del giorno del 2 aprile

2 Apr

ABBONDIO di Como
greco, originario di Salonicco, si stabilì in Italia e il 17 novembre 440 venne consacrato 4° vescovo di Como, successore di Amanzio, continuando l’opera di evangelizzazione del Ticino, iniziata dai suoi predecessori. Nel 450 Leone I lo inviò, come Legato pontificio, a Costantinopoli, dove rimase fino al 451, quando terminò la sua missione facendo accettare il documento pontificio a tutti i vescovi d’Oriente. Ottenne dall’imperatore Marciano e dal patriarca Anatolio, la condanna delle dottrine di Nestorio e di Eutiche, che fu ratificata dal Concilio di Calcedonia dello stesso anno. Per questi successi ricevette una festosa accoglienza al ritorno. Divenuto poi anche predicatore nel Nord-Italia, tornò a Como dove morì nel giorno di Pasqua del 469, probabilmente il 2 aprile.

BERTA de’Bardi badessa di Vallombrosa, morta nel 1163.

ELISABETTA Vendramin
nata il 9 aprile 1790 a Bassano del Grappa. Dedicatasi all’assistenza di un gruppo di orfane, fondò le Suore Terziarie Francescane Elisabettine di Padova e aprì una prima “casa di educazione gratuita”, per ragazze povere e abbandonate. Molto scrupolosa nella formazione spirituale e professionale delle sue religiose, in linea con le necessità del tempo, tutta la sua vita è stata una continua opera di assistenza per il prossimo più bisognoso. È morta il 2 aprile 1860.

FRANCESCO da Paola
nato a Paola, Cosenza, nel 1416. Appena dodicenne portò per un anno l’abito votivo francescano e poi in seguito a un pellegrinaggio ad Assisi, si ritirò per 6 anni a vita eremitica. Più avanti riprese l’eremitismo in forme nuove, fondando con alcuni seguaci, l’Ordine dei Minimi, con regole severissime: povertà assoluta, astensione totale dalle carni e prolungati digiuni. Segnalatosi per la difesa degli umili e guadagnatasi fama di profeta e taumaturgo, nel 1482 dovette accettare per volontà di Sisto IV, l’invito del re di Francia Luigi XI che, timoroso della morte, sperava in Francesco per una guarigione e così assistè e confortò il sovrano, aiutandolo a morire da cristiano. Rimasto in Francia, per volere del nuovo re Carlo VII, fu per 25 anni il suo consigliere. Nel 1435 fece erigere a Paola una cappella dedicata a San Francesco d’Assisi che in seguito divenne un santuario, fondò i conventi di Amboise e di Plessis-les-Tours, dove morì il 2 aprile 1507 e fu canonizzato da Leone X, nel 1519. Secondo una tradizione leggendaria, dovendo un giorno attraversare lo stretto di Messina, i traghettatori si rifiutarono d’imbarcarlo, ma lui non si perse d’animo, stese un tappeto sul mare e così passò sull’altra sponda. Questa leggenda si è talmente diffusa che nel 1943 Pio XII lo ha proclamato patrono dei marittimi.

GINEVRA di Brabante o GENOVEFFA,
eroina di una leggenda popolare medievale. Figlia di un duca del Brabante (Paesi Bassi) e moglie del conte palatino Sigfrido, venne ingiustamente accusata di adulterio dall’intendente Golo, per cui il marito ordinò che fosse uccisa con il figlio, ritenuto il frutto della “colpa”. I servi incaricati dell’esecuzione abbandonarono lei e il figlio in una foresta dove visse per 5 anni, nutrendosi di radici e del latte di una cerva. Un giorno incontrò il marito che andava a caccia e riuscì a convincerlo della sua innocenza. Questa storia è stata tramandata dalla “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine (Giacomo da Varazze), del 13° secolo.

GIOVANNI PAOLO II papa
Karol Jozef Wojtyla, nato il 18 maggio 1920 a Wadovice, in Polonia. Figlio di Karol, ufficiale dell’esercito e di Emilia Kaczorowska, entrambi molto religiosi; nel 1929 la madre morì e lui restò con il padre e il fratello maggiore Edmund. A 16 anni mentre frequentava le scuole, giocava a calcio come portiere, nella locale squadra ebraica ed era anche piuttosto bravo. Nel 1938, dopo aver conseguito la licenza liceale, si trasferì con il padre a Cracovia per studiare lingue e letteratura polacca all’università Jagellonica. In questo periodo si interessò molto di teatro, come attore e scrittore di drammi tra i quali, “La bottega dell’orefice” e “Giobbe”. Nell’ottobre 1940, per evitare la deportazione in Germania riuscì, grazie a una raccomandazione, a essere assunto in qualità di manovale, nell’azienda chimica Solvay, gestita dai tedeschi che il 6 settembre 1939 avevano invaso la Polonia e occupato Cracovia. Per i primi tre mesi lavorò come spaccapietre in una cava, dopo di che fu trasferito a mansioni più leggere in fabbrica. Nell’autunno del ‘42 andò a bussare all’eremo dei carmelitani a Czerna, chiedendo di entrare nell’Ordine  ma il noviziato era stato chiuso dai nazisti e l’abate Alfons gli disse di attendere la riapertura. Si recò allora dall’arcivescovo di Cracovia, Adam Sapieha per annunciargli la decisione di voler diventare sacerdote ottenendo di entrare in un seminario clandestino, continuando però a lavorare in fabbrica. Nell’agosto del ‘46 terminò gli studi laureandosi in teologia e il 1° novembre fu ordinato sacerdote dal cardinale Sapieha, celebrando la prima Messa il giorno seguente. Dopo 2 anni passati all’Università Pontificia di Roma, tornò in patria e fu parroco nella chiesa universitaria di San Floriano, a Cracovia, dove nel 1950 si laureò anche in filosofia. Il 4 luglio 1958, Pio XII lo nominò vescovo ausiliare di Cracovia consacrandolo il 28 settembre. Arcivescovo dal dicembre 1963, è stato poi creato cardinale da Paolo VI, il 26 giugno 1967, in riconoscimento del suo notevole contributo dato ai lavori del Concilio Vaticano II. Nella primavera del 1976 è stato chiamato a predicare gli esercizi spirituali di quaresima per i membri della Curia e della casa pontificia. È stato eletto al pontificato il 16 ottobre 1978, all’8° scrutinio con 99 voti su 108, primo papa non italiano dal lontano 1523. Il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, è stato ferito gravemente all’addome e al gomito destro dai colpi di pistola del terrorista turco Mehmet Alì Agca, subendo un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma durato più di 5 ore. In questo ospedale dovette tornare più volte nel corso della sua vita tribolata da molte sofferenze fisiche, in particolare quella relativa alla difficile operazione per asportargli dall’addome un tumore benigno, grosso come un’arancia. L’ultimo ricovero per una crisi respiratoria, gli è stato fatale per l’insorgenza di varie complicazioni, riportato in Vaticano, pur non riuscendo più a parlare, ha salutato un’ultima i fedeli ed è morto nella sera di sabato 2 aprile 2005. Sei giorni dopo è stato sepolto nella “nuda terra”, per sua esplicita volontà, nelle grotte vaticane. Sull’esempio di Paolo VI, ha compiuto più di 100 viaggi apostolici, portando la Parola di Dio alle genti dei 5 continenti, come vero Apostolo, accolto ovunque da folle oceaniche. Ha trasmesso “la buona novella” anche attraverso numerose encicliche e lettere apostoliche, ha avuto rapporti diplomatici con oltre 180 Stati e incontrato quasi tutti i potenti della terra, gli unici viaggi che non ha potuto compiere, sono stati quelli in Russia e in Cina. Ha creato un numero impressionante di beati e santi, uomini e donne di tutte le condizioni sociali da porre a modello di vita cristiana vissuta secondo il Vangelo ed ha riconosciuto, in particolare questo onore a molti martiri vittime delle guerre e persecuzioni in ogni parte del mondo. Nel 1986 ha “inventato” la Giornata Mondiale della Gioventù, un pellegrinaggio che si tiene ogni due anni in Europa, Asia o nelle Americhe, che ha sempre radunato centinaia di migliaia di giovani (i papa-boys) di tutto il mondo, portando anche il frutto di molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Nel lungo pontificato un evento significativo dell’opera per la riconciliazione tra le comunità cristiane, è stata l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il 18 gennaio 2000, perché ha varcato quella soglia assieme a importanti rappresentanti della cristianità: l’arcivescovo di Canterbury e il metropolita Athanasios, seguiti da una ventina di rappresentanti di Chiese ortodosse, protestanti e anglicane. Il grande Giubileo del 2000 è stato da lui celebrato con l’intento di portare ancora una volta al mondo il messaggio evangelico con tutta la sua forza, per riscoprirne l’autenticità e l’apertura alle diverse realtà di tutti i popoli, a qualsiasi fede appartengano.

IDA di Lorena
nata nel 1040 e morta nel 1113 a Boulogne-sur-Mer. Figlia di Goffredo duca di Lorena, sposò Eustachio conte di Boulogne e divenne madre di Goffredo di Buglione e di Baldovino I, re di Gerusalemme. Fondò chiese e monasteri, fra i quali Saint-Walmer e Saint-Waast d’Arras, dove fu sepolta. Dal 1808 le reliquie si trovano a Bayeux, nel Calvados, in Francia.

ISOTTA o ISOLDE beata, martire della Bretagna (anche ISOLINA).

MARIA Egiziaca (MIRIAM)
nata in Egitto nel 345 e morta in Palestina nel 421. Detta la peccatrice, secondo una biografia leggendaria condusse vita dissoluta fino a quando, alle soglie della basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ebbe una visione e si convertì. Ritiratasi nel deserto vi trascorse 47 anni di austera espiazione eremitica

MUSA di Roma martire a Roma nel 6° secolo.

NICEZIO vescovo di Lione, martire.

SELENE Alleine
figlia primogenita di una nobile famiglia di Reiterstarker, fondò l’abbazia di Anderswo, nei pressi Bonn, della quale divenne la prima badessa. Patrona di Siebenter, in Germania.

TEODOSIA di Tiro martire.

TITO santo detto “il Taumaturgo”.

URBANO di Langres
6° vescovo di Langres, nella Haute-Marne, in Francia. Restaurò molte chiese e intervenne al Concilio di Valence-sur-Rhone del 374. Morì nel 375.

VITTORIO di Capua
vescovo morto nel 554. Letterato, computista, calendarista ed esegeta, il suo nome rimane principalmente legato al “Codex fuldensis”, della Vulgata.

I santi del giorno del 20 marzo

20 Mar

ALESSANDRA di Amiso
martire in Paflagonia, al principio del 4° secolo assieme al vescovo Wulfranno, Claudia, Giuliana e altre compagne.

AMBROGIO Sansedoni
nato a Siena nel 1220 e morto nel 1286. Domenicano, detto “Bosone”, in occasione della scomunica comminata da Innocenzo IV, all’imperatore Federico II nel 1245, si adoperò per comporre il dissidio tra le due autorità.

BATTISTA Spagnoli
nato a Mantova il 17 aprile 1447, da padre di origine spagnola, entrò tra i Carmelitani di Ferrara e professò i voti religiosi nel 1464. Dal 1475 fu maestro di teologia a Bologna, svolse molti incarichi in diversi conventi e dopo aver ricoperto l’ufficio di Vicario Generale della Compagnia, nel 1513 divenne Priore Generale dell’Ordine . Partecipò al 5° Concilio lateranense e nel 1515 Leone X lo incaricò di una missione di pace tra il re di Francia e il ducato di Milano. È da ritenersi uno dei migliori poeti del suo tempo, perchè compose in latino più di 50 mila versi e anche opere in prosa. Morto a Mantova il 20 marzo 1516 il corpo, incorrotto, è conservato nella cattedrale della città. Beatificato il 17 dicembre 1885 da Leone XIII.

CIRIACA martire in Galilea, assieme a Fozio e Parasceva.

CLAUDIA di Amiso
martire in Paflagonia nel 4° secolo, assieme ad Alessandra, Giuliana e Teodosia, sotto Diocleziano.

CUTBERTO di Lindisfarne
figlio di contadini, nato nel 627 a Melrose, in Scozia. Fu avviato alla carriera militare, ma dopo aver combattuto sotto le insegne del re Oswin, nel 651 si fece monaco nell’abbazia della sua città e 10 anni dopo in quella di Ripon. Nel 664 divenne priore della comunità di Lindisfarne, dove impose la regola benedettina e poi si ritirò per un po’ di tempo a vita eremitica in una celletta sull’isola di Farne, poco lontano dall’abbazia. Verso il 684 l’arcivescovo di Canterbury, Teodoro, lo convinse ad accettare la carica di vescovo di Lindisfarne e lo consacrò il giorno di Pasqua 685. Zelante evangelizzatore, percorse le campagne, predicando la conversione, ma dopo due soli anni rinunciò all’episcopato e tornò a vita eremitica nel suo ritiro di Farne, dove mori il 20 marzo 687. In seguito a numerosi miracoli attribuiti alla sua intercessione fu canonizzato il 20 marzo 698. La sua Vita è stata scritta, in versi e prosa, da Beda il Venerabile, nel 721. Dal 999 le reliquie sono nella cattedrale di Durham, in Inghilterra.

DIANO diminutivo di RODIANO, martire nell’Egeo.

EUFEMIA di Spoleto
martire. La bellissima chiesa dell’Arcivescovado, che le è stata dedicata a Spoleto è uno degli edifici romanici più notevoli dell’Umbria. Venne edificata nel 10° secolo per volere della badessa Gunderada, forse di origine germanica, che la fece erigere insieme a un monastero di suore benedettine.

FOTINA
è il nome della “Samaritana”, convertita da Gesù Cristo al pozzo di Sichem, martire nel 1° secolo, con i figli GIUSEPPE e VITTORE.

FOZIO martire in Galilea, con Ciriaca e Parasceva.

GIULIANA di Amiso
martire del 4° secolo, in Paflagonia, con Alessandra, Teodosia.

GRATO martire assieme a Marcello.

IPPOLITO Galatini santo morto nel 1619.

LEONZIO di Saintes
vescovo di Saintes, in Francia. Nel 627 partecipò al Concilio di Clichy presso Parigi e ne sottoscrisse le conclusioni. Morì verso il 640.

MARTINO di Braga
nato nel 515 in Pannonia e morto nel 580 a Braga in Portogallo. Dalla Palestina, dove era monaco, verso il 550 andò a evangelizzare gli Svevi che occupavano la Galizia spagnola. Dopo aver convertito il loro re Teodomiro dall’arianesimo, fondò un monastero a Dumie, nel 570 divenne vescovo di questa citttà e 7 anni dopo fu nominato arcivescovo di Braga. Di formazione ellenistica, con la sua attività letteraria, contribuì a portare l’eredità classica nella cultura occidentale del Medioevo ed è autore dello scritto “De correctione rusticorum”, molto importante per la storia degli usi e costumi spagnoli dell’epoca. Dopo vari spostamenti per via delle guerre e delle invasioni, le spoglie sono ora nella cattedrale di Braga.

MATRONA di Amiso
martire in Paflagonia, assieme ad Alessandra, Claudia e Giuliana.

PARASCEVA martire in Galilea, con Ciriaca e Fozio.

REMIGIO martire francese

TEODOSIA
martire in Paflagonia, assieme al vescovo Wulfranno, Alessandra, Claudia, Giuliana e altri compagni di fede.

WULFRANNO di Sens
nato nel 630 a Meaux, presso Parigi. Membro del clero del re dei Franchi, Clotario III, nel 687 si fece monaco a Fontenelle presso Rouen. Dal 690 si diede all’evangelizzazione dei Frisoni pagani, in Olanda, per circa 3 anni, ma ottenne scarsi risultati. Nel 694 divenne arcivescovo di
Sens, ma poi tornò nel monastero di Fontenelle. Sembra sia stato ucciso dagli indigeni, nel 702 circa, durante una nuova missione evangelizzatrice.

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