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I santi del giorno del 3 settembre

3 Set

BARTOLOMEO Gutierrez
eremita agostiniano di origine messicana, martire in Giappone il 3 settembre 1632, beatificato da Pio IX nel 1867.

CLELIA di Roma
la leggenda parla di una giovane della nobiltà romana, data come ostaggio in pegno di pace, a Porsenna re degli Etruschi, assieme a 9 compagne, nel 506 a.C. Riuscita a fuggire, raggiunse Roma, attraversando a nuoto il Tevere, ma fu ricondotta a Chiusi e riconsegnata a Porsenna, il quale, in premio del coraggio e dell’eroismo dimostrato, la colmò di onori e le restituì la libertà. 

DOROTEA di Aquileia
sorella di santa Eufemia, martire nel 1° secolo, sotto Nerone ad Aquileia, oggi in provincia di Udine. Morì dopo atroci tormenti durati 4 giorni.

ERASMA di Aquileia
martire del 1° secolo, sotto Nerone, morì dopo 4 giorni di atroci tormenti, assieme a Dorotea, Eufemia e Tecla.

EUFEMIA di Aquileia
martire del 1° secolo sotto Nerone, assieme a Dorotea, Erasma e Tecla, dopo atroci tormenti durati 4 giorni. Elia, vescovo e patriarca di Grado, tra il 571 e il 587, ha costruito, sulle rovine di una chiesa precedente, la Basilica di Santa Eufemia, consacrata nel 579, che poi è divenuta la Cattedrale di Aquileia.

FEBE di Corinto
diaconessa della Chiesa di Cenere, in Corinto(v), si tratta forse della donna che portò ai Romani la lettera di Paolo di Tarso.

GREGORIO Magno
nato a Roma nel 540, figlio di Gordiano e di Silvia, entrambi santi. Prefetto di Roma dal 573, alla morte dei genitori si fece monaco e trasformò la sua casa nel monastero benedettino di Sant’Andrea al Celio, del quale divenne poi abate e fece fondare 6 nuovi monasteri nelle terre possedute dalla sua famiglia in Sicilia. Ordinato diacono nel 575 da Benedetto I, dal 579 al 585, fu nunzio apostolico a Costantinopoli e poi, tornato in Italia, consigliere del papa Pelagio II, che il 7 febbraio 590 morì di peste. Per unanime consenso del clero e del popolo romano, venne subito eletto al pontificato, anche se poté essere consacrato solo 6 mesi dopo, il 3 settembre e continuò a vivere monasticamente. Agì riaffermando il principio della supremazia romana sulla Chiesa d’Occidente e sia pure con maggior tatto, anche su quella d’Oriente. Nel 599 pose fine alle lotte con l’Esarcato di Ravenna e nello stesso periodo, iniziò la grande opera di conversione dei Longobardi e fu anche il primo papa ad assumere l’umile titolo di “servis servorum Dei”, che in seguito venne usato da tutti i successori. Uomo di instancabile attività provvide al governo della Chiesa occupandosi anche dell’evangelizzazione e nel 596 mandò Agostino, priore del monastero di sant’Andrea, con 40 monaci, in Britannia fra gli Angli e poi altri missionari tra i Franchi e nell’Europa del Nord. Ottenne la conversione dei Visigoti di Spagna, e stroncò l’eresia dei Donatisti in Africa. È stato il principale artefice della ricostruzione di Roma, devastata da invasioni, saccheggi e calamità naturali. Morto il 12 marzo 604, sepolto in San Pietro e santificato per acclamazione poco dopo la morte. Ha lasciato molti scritti, fra i quali un importante Epistolario, che raccoglie, in 14 libri, circa 800 lettere, documenti vivissimi del tempo, la Regola Pastorale, i Moralia, le Omelie sui Vangeli, Ezechiele e Cantico dei Cantici. Da non dimenticare, i “Dialoghi”, nei quali narra virtù e miracoli di santi italiani e la storia di San Benedetto e dei Longobardi. Provvide a una grande riforma liturgica, introdusse il canto gregoriano al fine di rendere più viva e sentita la partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica, represse gli abusi e infine promosse e organizzò solidamente la vita monastica. Chiamato Padre della Chiesa Occidentale, è stato definito uno dei più grandi Dottori della Chiesa.

MARINO
secondo una leggenda, Marino e Leone, tagliatori di pietre, provenienti dall’isola di Arbe, in Dalmazia, andarono a Rimini ingaggiati per il restauro del porto e delle mura della città. In seguito Marino si ritirò a vita eremitica sul monte Titano, dove fondò una piccola comunità religiosa, erigendo una chiesa in onore di San Pietro. L’amico Leone, invece, si sarebbe ritirato sul vicino Montefeltro, che è l’odierna San Leo. I due furono apprezzati anche dal vescovo di Rimini, Gaudenzio che affidò loro il compito di predicare con autorità il Vangelo ai “Gentili”. Marino morì verso il 360 e le sue spoglie furono ritrovate nel 1586 sotto l’altare maggiore della chiesa di San Pietro. Nel 1926, Pio XI ha riconosciuto Marino come fondatore e patrono della Repubblica di San Marino, che da lui prende il nome.

REMACLO di Maastricht
originario d’Aquitania (v), entrò nel monastero di Luxeuil-les-Bains e, nel 632, Eligio di Noyon lo mise a capo del monastero di Solignac che aveva appena fondato presso Limoges. Evangelizzatore delle Ardenne, fondò i monasteri di Malmedy e di Stavelot, presso Liegi, in Belgio e nel 650 fu consacrato vescovo di Maastricht, in Olanda. Dieci anni più tardi si ritirò a Stavelot, dove rimase fino alla morte.

SANDALO di Cordova martire in Spagna, nel 9° secolo.

SEBA diaconessa martire del 1° secolo.

SERAFINA di Antiochia vergine martire in Siria.

SIMEONE il giovane
asceta siriano, nato ad Antiochia nel 521 e morto nel 592. Esempio di una delle forme più rigide di anacoretismo, si fece stilita in giovane età, vivendo su una piattaforma posta sopra una colonna. Cambiò più volte di località, stabilendosi definitivamente su una collina presso Antiochia, che prese il nome di “monte dei miracoli”, dove fu anche ordinato sacerdote. Gli sono stati attribuiti vari discorsi ascetici, composizioni ed epistole.

TECLA d’Aquileia
martire assieme a Eufemia e compagne. Le reliquie sono conservate nella chiesa di San Silvestro a Trieste, eretta sul sacello (v) delle martiri.

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I santi del giorno del 8 febbraio

8 Feb

AMPELIO vescovo di Milano nel 7° secolo.

CIRIACO martire a Roma, con Lucio e Paolo.

EMILIANO l’Armeno ricordato anche il 28 Gennaio.

ERMANNO
mistico tedesco del 15° secolo. Viaggiò molto negli stati europei e si dedicò all’agiografia come mezzo di edificazione.

GIOVANNI di Matha
nato a Faucon, in Provenza, il 23 giugno 1160, studente di teologia all’Università di Parigi, ne divenne docente dal 1193. Ordinato sacerdote, durante la celebrazione della sua prima Messa, ebbe una visione: vide Dio che teneva per mano due schiavi in catene, uno bianco e uno nero. Assieme all’eremita Felice di Valois, a Ruggero ex prigioniero in Terrasanta e altri eremiti, fondò allora l’Ordine della Trinità, per la liberazione degli schiavi cristiani, sotto la protezione di Innocenzo III, che diede la sua approvazione nel 1198. Il fondatore andò subito in Africa e tornò con 200 schiavi riscattati, il fatto suscitò una grande impressione e diede il via ad altre operazioni simili. Morto a Roma il 17 dicembre 1213, due trinitari spagnoli ne trafugarono poi le reliquie e le portarono a Madrid. L’abito trinitario è bianco con una croce rossa e azzurra.

GIROLAMO Emiliani
di famiglia nobile, nato a Venezia nel 1486. Iniziata la carriera militare, prima come ufficiale e poi promosso generale, combattè contro i Francesi ma, fatto prigioniero, sarebbe stato liberato miracolosamente, per intercessione della Vergine Maria. Riuscendo a passare inosservato attraverso le linee nemiche giunse a Treviso, dove, in un santuario promise di dedicarsi ai più bisognosi. In seguito a questo episodio si convertì perciò alla vita cristiana e dopo l’ordinazione sacerdotale del 1518, quando la peste e la carestia devastarono la città, vendette tutti i suoi beni a favore dei poveri e istituì orfanatrofi a Bergamo, Brescia, Como, Milano, Venezia e Verona. Nel 1528 fondò la società dei Servi dei Poveri, detta poi dei chierici regolari di Somasca, per l’educazione e la cura particolare degli orfani. Servendo gli appestati contrasse anche lui la terribile malattia e morì l’8 febbraio 1537, a Somasca, in provincia di Bergamo. Beatificato dopo lunghi processi canonici da Benedetto XIV il 29 settembre 1747, è stato poi canonizzato vent’anni più tardi, il 12 ottobre, da Clemente XIII.

GIUSEPPINA Bakhita
nata a Olgassa nel Darfur (Sudan occ.) dopo il 1865. All’età di 9 anni fu rapita mentre raccoglieva erbe in un campo e si spaventò talmente che dimenticò il suo nome, Bakhita infatti, che vuol dire “fortunata”, è il nome che le diedero i suoi rapitori. Venduta più volte, conobbe molte sofferenze e umiliazioni, fu torturata e tatuata con una lama, per ogni sua piccola disobbedienza, fino al 1882, quando, acquistata dal console italiano Calisto Legnani trovò, in questa famiglia, affetto e serenità. Arrivata in Italia con il console nel 1884, entrò in contatto con le Canossiane di Schio e decise di farsi suora. Dopo essere stata battezzata nel 1890 con il nome di Giuseppina e aver ricevuto i Sacramenti cristiani, entrò nell’Istituto di Santa Maddalena di Canossa a Schio dove, dopo 3 anni di noviziato, fece la prima professione di fede. Qui rimase per quasi 40 anni, addetta ai lavori più umili in tutta semplicità, con il sorriso sulle labbra, illuminata da una fortissima spiritualità interiore. Dopo il 1935, assieme a una consorella fece anche una serie di viaggi di azione missionaria ben accolta dal popolo che la chiamava affettuosamente “Madre Moretta”. Colpita da molte sofferenze, costretta su una sedia a rotelle, è morta l’8 febbraio 1947. Proclamata beata nel 1992 è stata poi solennemente canonizzata nel Giubileo del 2000, domenica 1° ottobre, da Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro.

GIUSEPPINA Bonino
Giuseppina Gabriella, nata il 5 settembre 1843 a Savigliano, in provincia di Cuneo. Per trent’anni curò con amore il padre ammalato e in questo tempo, entrò nel Terz’Ordine Carmelitano e poi in quello Francescano. Pellegrina a Lourdes, ricevette la grazia della guarigione da una neoplagia alla colonna vertebrale. Per ringraziare la Madonna, con i beni ricevuti in eredità alla morte dei genitori, aprì un ospizio che chiamò della “Sacra Famiglia”, per accogliere le bambine abbandonate che nessuno voleva, e che non essendo orfane, non potevano essere accolte nell’orfanotrofio comunale. Nel 1881 ha fondato la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Savigliano. È morta a Savona l’8 febbraio 1906.

JACOPINA de’Settesoli
chiamata anche Giacomina, morta nel 1239.

LEDA martire senza notizie.

LUCIO di Roma martire assieme a Ciriaco e Paolo.

ONORATO di Milano
29° vescovo di Milano, nominato nel 567. Combattè l’eresia ariana e cercò di difendere il popolo dalle invasioni barbariche, ma nel 568, alla venuta dei Longobardi, venne mandato in esilio e si rifugiò a Genova, ospite di Verano di Albenga. Fece parte del gruppo di vescovi che si oppose alla condanna dei “Tre Capitoli”. Morì nel 570.

PELAGIO II papa
nato a Roma verso il 520, figlio di un certo Unigildo di origine gotica, salì al papato il 26 novembre 579, dopo Benedetto I, senza attendere la conferma imperiale da Costantinopoli, dove però inviò come Nunzio il futuro papa Gregorio Magno. Roma in quel tempo era assediata dai Longobardi, dei quali si liberò solo dopo alcuni anni, facendo intervenire in aiuto l’esercito dei franchi. Implicato nella questione dei Tre Capitoli, contro i vescovi istriani e il patriarca di Aquileia, fermi nella loro apostasia è ricordato perchè cercò di restaurare alcune chiese distrutte e le catacombe di Ermete. Fece ricoprire di lamine d’oro l’Altare della Confessione in San Pietro e fu molto rattristato dalla distruzione dell’abbazia di Montecassino, incendiata nel 589 dal longobardo Zotto, duca di Benevento. Morì il 7 febbraio 590, vittima dell’epidemia di peste, mentre Roma era colpita anche da una grave carestia.

SEBASTIANO
martire a Trevi assieme a Emiliano l’Armeno.

STEFANO di Muret
nato nel 1048, figlio del visconte di Thiers, in Alvernia(v). All’età di 12 anni fu accompagnato dal padre a un pellegrinaggio alle reliquie di San Nicola di Bari, ma durante il viaggio si ammalò di pertosse e il genitore lo affidò al vescovo di Benevento, Milone. Durante la convalescenza rimase affascinato da un gruppo di eremiti locali e così, quando nel 1076 tornò guarito in Francia, volle diventare eremita ritirandosi in un luogo solitario a Muret, nei pressi di Limoges. Qui, assediato da frotte di pellegrini che venivano per consigli e sopratutto miracoli, gettò le basi di un ordine religioso, che i suoi discepoli trasferirono poi a nel “deserto di Grandmont”, sempre vicino a Limoges, assieme alle sue reliquie. Morto nel 1124, è stato canonizzato da Clemente III, nel 1189.

I santi del giorno del 30 gennaio

30 Gen

ALDEGONDA 
nata nel 630 nell’Hainaut, in Belgio, figlia di Gualberto e di Bertilla, sorella di Valtrude. Ricevuto il velo monacale dal vescovo Amando, assieme alla sorella e alcune amiche fondò il convento di Mauberge, presso il confine tra Francia e Belgio, del quale divenne priora. Ebbe numerose visioni mistiche che raccolse in uno scritto divenuto famoso sopratutto dopo la sua morte di cancro nel 684.

BATILDE regina
di origine sassone, rapita e poi venduta come schiava in Gallia nel 641. Bellissima e altera, divenne moglie di Clodoveo II, re dei Franchi e madre di Clotario III. Quando nel 657 rimase vedova, governò la Francia durante la minore età del figlio e a partire dal 662 fondò e dotò numerose abbazie, a Corbie (in Piccardia) e poi a Jumieges, Wandrille e altre. Esaurito il suo compito di governo si ritirò nell’abbazia di Chelles, sulla riva destra della Marna, a pochi chilometri da Parigi, dove morì nel 680.

FELICE IV papa
nato a Benevento, nel Sannio, antica regione dell’Italia centro-meridionale, figlio di Castorio. Successore di Giovanni I, il 12 luglio 526, non fu eletto in conclave, ma imposto dall’imperatore Teodorico e regolarmente consacrato il 30 agosto, dopo la morte di costui. Sulle rovine di un antico tempio, fece costruire la chiesa dei santi Cosma e Damiano. Nel sinodo di Orange del 529 condannò il semi-pelagianesimo con una lettera al vescovo Cesario d’Arles. Pontificò sotto la particolare protezione di Amalasunta, regina reggente degli Ostrogoti, distinguendosi per grande saggezza nel governo della Chiesa e fu anche il fondatore dell’abbazia di Montecassino. Dopo aver indicato come successore l’arcidiacono Bonifacio, è morto il 22 settembre 530. Le spoglie riposano nella basilica di San Pietro.

GIACINTA Marescotti
nata a Viterbo nel 1586 in una famiglia nobile. A vent’anni, per compiacere i genitori, entrò come terziara francescana nel convento delle Clarisse di Viterbo, ma per molto tempo condusse una vita mondana e spensierata, provocando grande scandalo tra le altre monache. Dopo una seria malattia e alcuni lutti in famiglia che la fecero rientrare in se stessa, visse in umiltà, povertà e penitenza, interessandosi fortemente dei problemi degli ammalati poveri e carcerati, portando a tutti il suo aiuto con amore. Per mezzo della preghiera incessante, ottenne da Dio molte conversioni e con i suoi convertiti ebbe la possibilità di promuovere istituti assistenziali per anziani e malati. Morì il 30 gennaio 1640 e venne sepolta nella chiesa del monastero.

GILDO (GILDAS) di Rhuys
nato nel 510 a Dumbarton, sulle rive del Clyde, fiume scozzese, nei pressi di Glasgow. Di stirpe regale, in un primo tempo fu educato da un abate, poi completò gli studi nel Galles e venne ordinato sacerdote verso il 538. Dedicatosi alla predicazione nelle regioni settentrionali, dove il cristianesimo era quasi scomparso, fu chiamato in Irlanda da Brigida di Kildare, perchè dopo la morte di San Patrizio la religiosità era in ribasso, e qui, ristabilita la disciplina nei monasteri, fondò la celebre scuola di Armagh nell’Ulster (Irlanda del Nord). Si ritirò poi in solitudine sull’isoletta di Houat, ma ben presto fu raggiunto da numerosi discepoli e così si rese necessario un nuovo monastero nella penisola di Rhuys, costruito sulle rovine di una antica fortezza romana e che poi venne chiamato di Saint-Gildas-di Rhuys. Dopo un altro periodo di predicazione nelle zone circostanti, si ritirò di nuovo a Houat, di fronte al nuovo monastero di Rhuys, dove morì nel 570. Una leggenda narra che il suo corpo venne affidato a una barca senza vele, per un suo espresso desiderio, ma lo si trovò riapprodato a Rhuys.

IPPOLITO di Antiochia sacerdote martire.

MARTINA di Roma
vergine martire nel 228. Secondo una passio leggendaria, era una diaconessa cristiana, la quale, arrestata sotto l’imperatore Alessandro Severo, sottoposta a molte torture ma rimasta sempre illesa, alla fine fu decapitata. Si tratta però di notizie non controllabili, copiate in parte, dalla passio di santa Taziana, tanto che storicamente, non ci sono prove certe nemmeno della sua esistenza.

MATTIA vescovo di Gerusalemme, martire.

SAVINA di Lodi 
nata a Lodi nel 260, vedova martire a Milano, nel 311.

SEBASTIANO Valfré 
della congregazione religiosa dei sacerdoti dell’Oratorio (Filippini), morto a Torino nel 1710, patrono dei cappellani militari.

SERENELLA o SERENA martire di Spoleto, vissuta nel 4° secolo.

I santi del giorno del 26 gennaio

26 Gen

ALBERICO di Citeaux 
nato in Francia verso il 1050, dopo aver cercato invano di riformare l’abbazia di Molesme, passò in quella di Citeaux, della quale fu il 2° abate, successore del fondatore Roberto. È da considerare il vero iniziatore della riforma cistercense, perchè ne stabilì le regole principali. Morì il 26 gennaio del 1109.

COLMANO o COMANO
monaco irlandese morto nel 676. Entrato nel monastero di Iona divenne, vescovo di Lindisfarne in Gran Bretagna e fu un grande sostenitore della liturgia celtica.

GABRIELE di Gerusalemme abate martire in Palestina.

MARO di Treviri martire in Germania nel 480.

PAOLA di Betlemme
nata a Roma nel 347, da un’illustre famiglia cristiana, sposò il senatore Tossozio, ebbe 5 figli e fece parte del cenacolo che si riuniva nella casa di Marcella sull’Aventino, guidato da san Girolamo. Rimasta vedova nel 379, rinunciò per sempre alla vita mondana, andò in Egitto e poi seguì Girolamo in Palestina con due suoi figli candidati alla santità. A Betlemme, qualche anno dopo, assieme alla figlia Eustochio, fondò un ostello-ricovero per pellegrini di passaggio e un monastero. È morta il 26 gennaio 406 e il Martirologio Romano dice che fu sepolta in Betlemme di Giudea. È patrona delle vedove.

SEBASTIANO di Fossano 
legionario romano, martire nei pressi di Fossano, in Piemonte. Nella vicina Saluzzo esiste una chiesa intitolata al suo nome.

SENOFONTE
senatore martire in Palestina, nel 6° secolo con la moglie Maria e i figli Arcadio e Giovanni.

TEOGENE vescovo.

TIMOTEO di Listra
nato a Listra, in Licaonia, da padre greco pagano e da Eunice, giudea convertita al cristianesimo. Discepolo di Paolo apostolo, si incontrò con lui nel corso del suo 2° viaggio apostolico in Acaia e Macedonia e data la sua origine venne circonciso per iniziativa di Paolo stesso. Divenuto il suo collaboratore prediletto, efficace e fedele nell’apostolato, lo seguì portando il Vangelo alle popolazioni della Frigia del nord, Galazia e Misia. Rappresentò l’apostolo anche presso Tessalonicesi, Corinzi ed Efesini. Dopo il 63 Paolo, liberato dalla prigionia romana, sostò a Efeso e qui lo lasciò affidandogli il governo della chiesa locale in qualità di primo vescovo. In seguito ricevette dal suo maestro due brevi lettere di carattere pastorale, che sono inserite nella Bibbia di Gerusalemme. La tradizione ricorda il suo martirio per lapidazione a Efeso nel 97, in seguito al rifiuto di aderire a una festa pagana.

TITO di Creta vedi 4 gennaio

I santi del giorno del 20 gennaio

20 Gen

EUTIMIO il Grande    
di origine greca, nato nel 377. Eremita e poi monaco in Palestina, fu ordinato sacerdote a Melitene(v). Visse molto tempo come eremita nel deserto della Giordania con Saba, suo fedele discepolo, che poi lo assistè fino alla morte. Lottò contro l’eresia di Eutiche e si dedicò anche alla conversione degli Arabi sulle rive del Giordano. Morto nel 473, è considerato uno dei fondatori del monachesimo palestinese.

FABIANO papa
forse romano, secondo lo storico Eusebio di Cesarea fu il successore di Antero dal 10 gennaio 236. L’elezione avvenne in un modo miracoloso: si trovava a Roma per prendere parte all’assemblea del clero e del popolo che doveva scegliere il nuovo papa quando una colomba si posò sul suo capo e il fatto venne interpretato come un segno della volontà di Dio e così venne eletto per acclamazione. Il suo pontificato conobbe un periodo di prosperità e pace, Fabiano continuò la riorganizzazione della Chiesa di Roma, dividendo la città in 7 diaconie, per l’assistenza e carità verso poveri e perseguitati nelle carceri. Combattè le eresie africane, ebbe uno scambio di corrispondenza con il famoso Origene e si deve a lui anche l’invio in Gallia di vescovi missionari per l’evangelizzazione. Fu però una delle prime vittime della persecuzione di Decio I, geloso del suo prestigio sul popolo, che lo fece imprigionare, torturare e poi decapitare il 20 gennaio 250. Sepolto nelle catacombe di San Callisto, sull’Appia Antica, nella “cripta dei papi”, la sua opera fu molto elogiata in una lettera di Cipriano vescovo di Cartagine, diretta al clero romano.

FLORO di Nicomedia vescovo martire.

GIUSEPPE Nascimbeni
nato il 22 marzo 1851 a Torri del Benaco, in provincia di Verona. Ordinato sacerdote nel 1874, svolse una notevole attività religiosa, per andare incontro ai bisogni, sopratutto dei poveri, con opere di carità per le quali, nel 1892, fondò l’Istituto delle Piccole Suore della Sacra Famiglia. È morto il 21 gennaio 1922.

MAURO di Cesena  
vescovo martire a Comacchio, dove gli fu dedicata una antica chiesa, distrutta e saccheggiata, come il resto della città, dall’esercito della Serenissima Repubblica di Venezia, nel 1509.

OTTAVIO di Torino  
martire della Legione Tebea assieme ad Avventore e Solutore, nel 3° secolo a Torino, dove attualmente è festeggiato anche il 20 gennaio. Patrono di Torino,(vedi anche Solutore).

SEBASTIANO di Narbonne
una tradizione lo dice soldato lombardo dell’esercito romano, mentre un’altra lo sostiene originario di Narbonne, in Francia. Giovane ufficiale cristiano, capitano delle guardie pretoriane di Diocleziano nel 283, si disse che convertì molti pagani, fra i quali Nicostrato, custode dei prigionieri e che possedeva poteri taumaturgici tanto poter guarire una sordomuta di nome Zoe e il prefetto di Roma, Cromazio dalla gotta. Questo prefetto si convertì, fece scarcerare i prigionieri, lasciò liberi i suoi schiavi e si dimise dalla carica. Sebastiano fu aiuto e sostegno dei cristiani, così da essere chiamato, in alcuni testi liturgici, addirittura Difensore della Chiesa. Quando però l’imperatore venne a sapere che era cristiano lo fece arrestare e condannare al supplizio. Legato a un palo, fu colpito da numerose frecce e abbandonato sul posto, ritenuto morto. Curato dalla nobildonna romana, Irene, guarì, ma fu nuovamente arrestato, flagellato e ucciso a colpi di bastone. Sepolto “in catacumbas”, dalla matrona Lucina sulla Via Appia, nel luogo dove oggi sorge la basilica intitolata al suo nome, ma che in origine era dedicata ai santi apostoli Pietro e Paolo, dei quali conservava le spoglie. Santo popolare, è patrono dei vigili urbani, agenti di custodia e arcieri.

VITO di Nicomedia martire.

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