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I santi del giorno del 6 agosto

6 Ago

AGAPITO di Oderzo
diacono martire con Gennaro, e molti altri compagni di fede.

FELICISSIMO
diacono martire con Agapito, Gennaro e Magno.

GENNARO di Oderzo
martire con Agapito, Felicissimo e Magno.

GIORDANO Forzaté
nato a Padova, nel 1150. Entrato nell’ordine camaldolese, divenne priore del monastero di San Benedetto nella sua città. Religioso molto colto, membro del senato cittadino, ebbe un peso notevole anche nella vita politica. Morì il 7 agosto 1248, nel monastero di Celestia, presso Venezia.

GIUSTO di Alcalà martire in Spagna, con il fratello Pastore.

MAGNO di Oderzo
suddiacono di Oderzo, in provincia di Treviso, martire assieme ad Agapito, Felicissimo e Gennaro.

ORMISDA papa
nato a Frosinone, di nobile famiglia ricca, prima dell’ordinazione sacerdotale era stato sposato e aveva avuto un figlio, Silverio che sarebbe poi diventato papa anche lui. Eletto all’unanimità il 20 luglio 514, il giorno dopo la morte di Simmaco(v), fu un grande difensore dell’ortodossia, contro i monofisiti e lo scisma promosso da Acacio. Nell’agosto del 515, inviò una delegazione a Costantinopoli, guidata da Ennodio di Pavia, con il compito di ottenere il pieno riconoscimento delle decisioni del Concilio di Calcedonia del 451, che condannavano le eresie di Acacio, Eutiche e Nestorio, ma nonostante l’abilità diplomatica della delegazione pontificia il tentativo non ebbe esito positivo. Dopo un nuovo fallimento 2 anni più tardi, solo nel 519 ottenne dal Patriarca di Costantinopoli, Giovanni e dalla maggioranza dei vescovi greci, il riconoscimento e la sottoscrizione del “Formulario di Ormisda”, che ristabilì l’unione tra la Chiesa Latina e quella d’Oriente, chiudendo così, dopo 35 anni, lo scisma acaciano. Favorì la conversione dei Franchi al cattolicesimo, emanò ottime leggi per la disciplina ecclesiastica e sotto il suo pontificato fu fondato l’Ordine Benedettino. Morì il 6 agosto 523 e fu sepolto in San Pietro. È ricordato anche il 16 agosto.

OTTAVIO di Savona
nato in Francia nel 1060, figlio di Guglielmo I il Conquistatore, duca di Normandia e re d’Inghilterra. Convertitosi al cristianesimo nel 1087 mentre era in viaggio in Italia, quando seppe che il padre era morto a Nantes, si fece monaco ritirandosi nell’abbazia benedettina di San Pietro, presso Savona e nel 1129 venne eletto vescovo della città, ma morì poco tempo dopo. Circa 40 anni più tardi il corpo venne esumato e siccome fu trovato incorrotto, iniziò subito un culto popolare confermato da Pio VI nel 1793.

PAOLO VI papa
Giovanni Battista Montini, nato il 26 settembre 1897, da una famiglia agiata a Concesio, Brescia. Dopo essersi laureato in teologia e giurisprudenza, il 29 maggio 1920 fu ordinato sacerdote e avviato alla carriera diplomatica a Roma. Nel 1923 entrato nella Segreteria di Stato Vaticana, fu poi nunzio apostolico a Varsavia e ricoprì diverse cariche fino al 1937, quando Pio XI lo nominò sostituto del cardinale Eugenio Pacelli, futuro papa Pio XII. Nel periodo in cui fu sostituto e poi prosegretario, viaggiò molto in Europa e in Africa e il 1° novembre 1954, nominato arcivescovo di Milano, organizzò una missione popolare, con una vasta rete di predicazioni religiose per i vari ambienti sociali lombardi. Nel dicembre 1958 fu nominato cardinale da Giovanni XXIII, prendendo parte attiva al Concilio Ecumenico Vaticano II. Eletto dopo soli 4 scrutini, il 21 giugno 1963, alla fine di settembre aprì la seconda sessione del Concilio concludendolo l’8 dicembre 1965. Tra gli atti più importanti del pontificato, vanno ricordati i provvedimenti di attuazione del Concilio, nel campo della liturgia, riforma della curia e della progettata revisione del codice di diritto canonico. Compì molti viaggi con intenti ecumenici e pastorali, in Palestina, a Fatima, in India a pregare per la pace, all’ONU e a Istanbul, dove ebbe un incontro fraterno con il patriarca Atenagora, poi in Colombia e a Ginevra, presso l’Organizzazione Mondiale del Lavoro. Nel biennio 68/70 continuò l’attività con il ritmo che aveva caratterizzato l’inizio del pontificato e così nel ‘68 fu in Uganda per il Consiglio Mondiale delle Chiese, nell’aprile del ‘70 in Sardegna e nei mesi di novembre e dicembre, compì un lungo viaggio apostolico nel Sud-Est Asiatico e in Australia. L’anno dopo l’attività, rallentata anche dall’età avanzata, fu assorbita prevalentemente dai grandi problemi interni della Chiesa e il suo forte impegno fu evidente nei settori del risanamento della crisi della famiglia, dopo la pubblicazione dell’enciclica Humanae Vitae, nel gennaio 1972 costituì un comitato di religiosi e laici per lo studio di tutti questi problemi. È stato grande anche l’impegno nella preparazione e conduzione dei 4 sinodi episcopali tenuti dal ‘67 al ‘74 e nel lento e complesso lavoro diplomatico per riallacciare i rapporti con i governi dell’area comunista. Tra le encicliche sono da ricordare Ecclesiam suam, sul dialogo nella Chiesa e con il mondo, Populorum progressio, sulla giustizia da attuarsi in campo sociale e internazionale e Sacerdotalis coelibatus. Ha stabilito che i vescovi si debbano dimettere al compimento del 75° anno di età, ha semplificato il protocollo e il fasto nelle cerimonie pontificie, abolendo la sedia gestatoria e anche la tiara, che gli era stata donata al momento dell’elezione, vendendola a favore dei poveri. Ha proclamato Dottore della Chiesa le prime 2 donne a ricevere questo titolo, Teresa d’Avila e Caterina da Siena, compiendo così un gesto molto importante nel riconoscimento e valorizzazione del ruolo femminile nella vita della Chiesa Cattolica. Morto a Castelgandolfo, il 6 agosto 1978, è stato sepolto nelle grotte vaticane, vicino al sepolcro di San Pietro. Protagonista di un pontificato di svolta, Paolo VI ha concluso il Concilio Vaticano II, ne ha attuato molte decisioni e con lui la Santa Sede ha ricercato e assunto un ruolo specifico, molto importante nella storia contemporanea.

PASTORE di Alcalà
martire in Spagna con il fratello Giusto.

TADDEO Dulny
nato l’8 agosto 1914 a Chmielov, in Polonia, in una famiglia composta da 6 maschi e 2 femmine, i suoi primi insegnanti furono il padre Jan e la madre Antonina. Dopo faticosi studi ginnasiali a Ostrowiec, ottenne dai genitori il permesso di entrare nel seminario di Wloclawek, sulla Vistola. Nell’ottobre 1939, appena iniziata la 2° guerra mondiale, nel seminario arrivò la polizia nazista della Germania e portò via tutti, professori e seminaristi, che furono incarcerati per 3 mesi. In seguito vennero trasferiti in un collegio salesiano di un’altra città dove poterono riprendere, sia pure a fatica, i corsi di studio interrotti. Nell’estate 1940 la situazione precipitò e alla fine di agosto furono internati nel campo di concentramento di Sachsenhausen, in Germania. A dicembre nuovo trasferimento, questa volta quello definitivo, a Dachau, presso Monaco. Pur essendo ancora chierico Taddeo si realizzò come se fosse già sacerdote e lo scopo della sua vita in prigionia divenne quello di servire gli altri in ogni modo, anche digiunando, per dare la sua razione a chi stava morendo di fame. Nel diario di un suo compagno di prigionia è stata trovata una nota che spiega la sua morte: “ è morto di fame, bruciato nel forno crematorio”, era il 6 agosto 1942. Giovanni Paolo II lo ha proclamato beato, come martire, durante un suo viaggio in Polonia nel 1999.

 

I santi del giorno del 29 giugno

29 Giu

BEATA di Sens martire nel 3° secolo a Sens(v), assieme a Benedetta.

BENEDETTA di Sens
vergine martire di Sens(v), nel 3° secolo, assieme a Beata.

CASSIO di Narni
santo vescovo della città, martire nel 4° secolo. Le reliquie sono conservate nell’oratorio di San Cassio nella Cattedrale di Narni, ricostruito nella forma attuale nel 1679, dopo la loro restituzione da parte della città di Lucca, dove erano state trasportate assieme a quelle del vescovo Giovenale.

DORICO martire

EMMA di Gurk
nata nel 980 in Carinzia, contessa di Freisach, in Austria, parente di Enrico II imperatore. Con il marito, conte Guglielmo di Sanngau, si dedicò a opere religiose, ma poi nel 1016 rimase vedova, perchè il marito morì di malattia sulla strada del ritorno da un pellegrinaggio a Roma. Dopo l’assassinio del figlio Guglielmo, nel 1036 Emma rimase sola e con l’imponente patrimonio di famiglia fondò 9 parrocchie e 2 monasteri, sempre in Austria, quello dei benedettini di Admont e uno femminile a Gurk, che nel 1071 divenne sede vescovile. Visse come religiosa in questo monastero, dove morì il 29 giugno 1054. Nel 1070 la salma venne riposta nella chiesa di Gurk, in Carinzia, appena costruita. Nella primavera 1287 è stata beatificata ufficialmente da Onorio IV e infine nel 1938, canonizzata da Pio XI che ne ha riconosciuto il culto, diffuso da secoli sopratutto in Carinzia e Slovenia.

GIUDITTA di Niederalteich
nata in Inghilterra nell’11° secolo. Tornando da un pellegrinaggio si fermò in Baviera, a Niederalteich, dove fu accolta in un monastero nel quale viveva, come una reclusa, la nipote Salomè colpita dalla lebbra e qui rimase fino alla morte, assistendo la nipote.

MARIA
personaggio biblico, madre di Giovanni l’Evangelista. Nella sua casa si rifugiò anche Pietro dopo la sua miracolosa liberazione dal carcere di Gerusalemme.

PAOLO di Tarso
nato in Cilicia(v) verso l’anno 10, da una famiglia discendente dalla tribù di Beniamino che aveva dato il primo re a Israele, fu chiamato Saulo e pur essendo giudeo, come tutti gli abitanti della città era anche cittadino romano. A Gerusalemme in giovinezza ricevette dal rabbi Gamaliele una profonda educazione religiosa secondo le dottrine della setta dei Farisei e così, in principio, fu un accanito persecutore degli ebrei credenti in Gesù in difesa della sua religione. Venne infatti coinvolto nella lapidazione di Stefano, il primo martire cristiano:”Saulo era fra coloro che approvarono la sua uccisione”, come è scritto negli Atti degli Apostoli di Luca, al capitolo 8. Nell’anno 35, improvvisamente folgorato da una visione celeste sulla via di Damasco, mentre andava ad  arrestare alcuni cristiani, si convertì e da persecutore, divenne prima discepolo e poi apostolo. Battezzato da un certo Anania, si ritirò per 3 anni in preghiera e solitudine e poi tornò a Damasco, incontrando l’ostilità dei giudei tanto che fu costretto a fuggire di notte calandosi dalle mura della città in un cesta.Si preparò poi con anni di studio e meditazione, all’opera di conversione dei Gentili(non ebrei) e verso il 45, con il compagno Barnaba, iniziò il 1° dei suoi 3 viaggi missionari. Dopo aver ricevuto il titolo di vescovo ad Antiochia, andò a Cipro, in Panfilia, Pisidia e Licaonia, conquistando moltissimi discepoli e fondando ovunque diverse Chiese ed è da allora che, secondo Luca, cominciò a portare il nome greco Paolo a preferenza di quello ebreo, Saulo. Nel Concilio Apostolico di Gerusalemme del 48, in merito alla questione della circoncisione ebraica, sostenne che il cristianesimo era indipendente dalla legge di Mosè. Tra il 49 e il 52, intraprese la seconda missione portando il Vangelo in Frigia e Galazia, fondando altre chiese a Filippi, Tessalonica, Berea, Atene e Corinto. Qui si fermò per 10 mesi, scrivendo le 2 Lettere ai Tessalonicesi e passando da Efeso, Cesarea di Palestina e Gerusalemme, ritornò poi ad Antiochia. Durante il 3° viaggio, il più lungo, iniziato forse nella primavera del 54, visitò le comunità che aveva fondato in precedenza, si fermò 3 anni a Efeso, da dove però fu costretto a ripartire da una sommossa, andò in Macedonia, ad Atene, ancora a Corinto e dopo aver visitato le coste asiatiche, nel 58 tornò infine a Gerusalemme, dove fu arrestatato mentre consegnava le offerte ricevute. In questo tempo di prigionia scrisse le Lettere ai Corinzi, Galati e Romani. Per sottrarlo alla furia dei giudei, i romani lo trasferirono in una prigione di Cesarea, dove iniziò l’istruttoria contro di lui, sotto la reiterata accusa di agitatore del popolo. La procedura si protrasse per due anni e alla fine Paolo, stanco e desideroso di sottrarsi alle persecuzioni dei suoi ex-correligionari, si appellò all’imperatore di Roma, dove arrivò nel 61, dopo un viaggio pieno di peripezie attraverso Sidone, Creta, Malta e Pozzuoli, durante il quale scrisse lettere ai Filippesi, Colossesi ed Efesini A Roma gli fu permesso di soggiornare in una casa privata, in libertà vigilata fino al 63 e così poté continuare a svolgere la sua opera di organizzazione e di evangelizzazione, ammonendo, spronando e insegnando. Sembra sia stato trovato innocente e liberato tra il 63 e il 64, perché le lettere pastorali lo presentano ancora a Efeso, Creta e Macedonia, da dove scrisse la prima lettera a Timoteo e poi quella a Tito. Compì quasi certamente viaggi in Spagna e in Oriente, fu arrestato di nuovo, forse a Troade(oggi in Turchia), denunciato da falsi fratelli, condotto a Roma e incarcerato. Questa seconda prigionia romana, ben diversa e più dura della prima, iniziata alla fine del 66, si concluse con il martirio, nel 67; secondo la tradizione fu decapitato appena fuori città, sulla Via Ostiense, nel campo detto delle Tre Fontane e provvisoriamente sepolto nelle catacombe della chiesa che oggi è intitolata a San Sebastiano sull’Appia Antica. Secondo una leggenda, il nome Tre Fontane, deriva dal fatto che 3 fontane zampillarono miracolosamente dove la testa del Santo era rimbalzata dopo la decapitazione. Paolo, oltre che apostolo, fu scrittore, pensatore e teologo profondo, così che può essere considerato il creatore della teologia cattolica e i suoi scritti, in primo luogo le “lettere”, hanno esercitato una grande influenza sulla storia di tutto il pensiero cristiano. Festa anche il 25 gennaio per la Conversione di San Paolo.

PIETRO apostolo
Simone, figlio di Giona, originario di Betsaida(v). Pescatore come il fratello Andrea sulle rive del lago di Tiberiade, era sposato e viveva a Cafarnao, quando nel 31 fu invitato da Gesù a seguirlo. Il Salvatore, nello scegliere i primi discepoli conferì a lui il primato, gli cambiò il nome in Kéfhà(roccia pietra), cioè Pietro, affidandogli la costruzione della sua Chiesa e per questo motivo, nei Vangeli, viene messo sempre a capo dei 12 apostoli. Dopo essere stato uno dei testimoni dell’Ascensione al cielo, tornò a Gerusalemme dove presiedette all’elezione di Mattia, in sostituzione del “traditore”, Giuda Iscariota. Perseguitato dai sacerdoti per la sua intrepida predicazione, venne imprigionato due volte, ma fu sempre rilasciato, non trovandosi contro di lui validi capi d’accusa. Andò a Samaria, dove predicò il Vangelo assieme al diacono Filippo, combattendo le dottrine eretiche di Simon Mago e poi si fermò 3 anni a Gerusalemme, guidando gli apostoli. Lasciato il compito di dirigere la comunità a Giacomo il Minore, andò a predicare ad Antiochia, dove nel 35 fissò la sua sede e da dove iniziò l’evangelizzazione del Ponto, Galazia, Cappadocia e Bitinia(v), compiendo numerosi miracoli. Nel 42, dopo l’incontro con Paolo, lasciò Evodio a reggere la Chiesa di Antiochia e trasportò la sede pontificia a Roma, ma dopo poco tempo dovette tornare a Gerusalemme per infondere fiducia a quella comunità, perseguitata da Erode Agrippa. Ancora incarcerato nel 43 e condannato a morte, fu liberato da un angelo e poté tornare a Roma, da dove scrisse la sua prima Lettera diretta ai fedeli dell’Asia Minore, sicuramente autentica, vigorosa nelle sostanza e semplice nella forma. Scritta in greco, sembra però di troppo buona qualità per un pescatore di Galilea, è stata forse dettata a Silvano, un suo discepolo-segretario. Quando venne cacciato da Roma, assieme a tutti i Giudei, tornò ancora una volta a Gerusalemme, assieme a Paolo fu ancora a Roma nel 65 e poi evangelizzò la Sicilia, le Gallie e l’Africa Settentrionale. Indirizzò ai fedeli di tutto il mondo conosciuto la sua seconda Lettera, avente lo scopo di inculcare nei credenti la necessità delle buone opere, di combattere gli eretici e rammentare la seconda venuta di Gesù per il giudizio finale Essendo stata scritta nel 67, può dirsi il suo vero testamento. Colpito dalla persecuzione di Nerone iniziata nel 64, riuscì a sottrarsi temporaneamente alla morte, facendo anzi nuovi proseliti, confutando i simoniti, ma, denunciato da falsi fratelli, fu arrestato assieme a Paolo, imprigionato nel carcere Mamertino e crocifisso a testa in giù, negli orti del colle vaticano, il 29 giugno dello stesso anno. Le ricerche intraprese tra il 1939 e il 1949 hanno portato alla scoperta della sua tomba sotto la basilica di San Pietro in Vaticano, dove era stata posta nel 120, mentre in precedenza le spoglie erano conservate nelle catacombe di San Sebastiano sull’Appia Antica.

SALOME’ di Baviera
ammalata di lebbra, visse in un monastero bavarese curata dalla zia, Giuditta di Niederaltaich.

SIRO di Genova
discepolo di Ermagora di Aquileia, secondo una tradizione leggendaria, dopo aver svolto attività attività sacerdotale a Sanremo, venne acclamato vescovo di Genova, alla morte di Felice. Morì nel 340 e fu sepolto nella prima cattedrale della città, che venne intitolata a lui.

I santi del giorno del 28 giugno

28 Giu

ADA di Le Mans
forse originaria di Soissons, in Francia, passò a Le Mans invitata dal vescovo Innocenzo, prima del 553 e divenne badessa nel monastero di Santa Maria, alla periferia della città. Le reliquie conservate nella cattedrale insieme con quelle di san Giuliano, sono state profanate dai calvinisti francesi(Ugonotti), nel 16° secolo.

ATTILIO martire con ATTENONE.

BENIGNO di Utrecht vescovo martire in Olanda.

ERLEMBARDO di Milano
cavaliere milanese, gonfaloniere della Chiesa, si unì al fratello Landolfo e ad Arialdo, nella lotta contro la simonia e il concubinato del clero. Combatté contro quei nobili milanesi che, alleatisi a Enrico IV, si opponevano alla proclamazione di un vescovo voluto dalla Santa Sede. Venne ucciso durante una sommossa il 28 giugno 1075.

IRENEO di Smirne
nato prima del 130 a Smirne (v). Discepolo di Policarpo, il famoso vescovo di quella città e amico del papa Eleuterio. Verso il 167 andò in Gallia, dove fu consacrato sacerdote dal 1° vescovo di Lione, Fotino (o Potino) al quale successe nel 177. Nella controversia sorta sulla data della Pasqua, si fece promotore per la riconciliazione fra le parti e secondo una tradizione incerta, sarebbe morto martire il 28 giugno 202, a Lione. Le sue opere, scritte in lingua greca, fanno di Ireneo il primo grande teologo del cristianesimo, particolarmente con il notevole “Trattato contro le eresie”, in 5 libri e la “Dimostrazione della predicazione apostolica”, nelle quali viene spiegato sinteticamente che la dottrina cristiana consiste nel riconoscere il piano universale di salvezza rivelatosi nella storia umana con l’opera di Gesù Cristo e trasmesso all’umanità intera dalla missione degli apostoli guidati dallo Spirito Santo. Tutti i suoi scritti sono preziosi, per la ricchezza di informazioni e corretta comprensione delle Scritture e dei misteri della fede, la Trinità, il Cristo centro della storia e l’Eucaristia. In Ireneo c’é una bellissima immagine del posto che la Vergine Maria occupa nel piano di salvezza di Dio, Maria madre della Chiesa, lei che ha generato il Cristo, dalla quale tutta l’umanità viene generata.

LEONE II papa
di origine siciliana, venne eletto il 17 agosto 682, dopo 19 mesi di sede vacante, per attendere la conferma dall’imperatore Costantino IV Pogonato. Nonostante il breve pontificato, riuscì a far accettare, nelle diverse province ecclesiastiche, le disposizioni del 3° Concilio ecumenico di Costantinopoli, tenutosi nel 680-681, che aveva condannato il monotelismo. Fece iniziare i lavori di restauro delle chiese di Santa Bibiana e San Giorgio al Velabro. Morì il 3 luglio 683 e fu sepolto in San Pietro.

MARCELLA di Alessandria
martire in Egitto assieme a Sereno e compagni.

MARIA PIA Mastena
nata nel dicembre 1881, a Bovolone in provincia di Verona, da una famiglia molto religiosa, fu battezzata Teresa. Animata da spirito di servizio, a vent’anni, entrò nelle Sorelle della Misericordia di Verona dove divenne insegnante e fu inviata a compiere la sua missione in un paese presso Treviso, dove aprì un asilo per l’infanzia. Si fece anche infermiera per assistere poveri, profughi e soldati feriti. Dopo aver ripreso a insegnare, con il nuovo nome di madre Maria Pia, nel 1932 fondò la congregazione delle Suore del Santo Volto, con la casa madre a San Fior di Treviso. Questa congregazione, approvata dalla Santa Sede nel 1936, riconosciuta poi di Diritto Pontificio nel ‘47, si diffuse in Italia, Brasile, Francia e Indonesia. Madre Maria Pia ha seguito una quarantina di vocazioni religiose femminili e avviato più di 80 giovani al sacerdozio. È morta il 28 giugno 1951, dopo aver salutato le prime missionarie in partenza per la Francia. In seguito a una guarigione ritenuta inspiegabile, avvenuta il 5 maggio 1970 nella clinica del Santo Volto, sull’Aventino a Roma, attribuita alla sua intecessione, è stata avviata la causa di beatificazione e il 15 maggio 2005, in Piazza San Pietro, il Santo Padre ha iscritto il suo nome nel firmamento dei beati.

PAOLO I papa
nato a Roma nel 700, della nobile famiglia Orsini, fratello di Stefano III, al quale successe nel pontificato tre giorni dopo la sua morte, il 29 aprile 757, mentre il partito filobizantino gli opponeva l’arcidiacono Teofilatto. Nei rapporti con l’Oriente, intervenne nella controversia iconoclasta e accolse a Roma, nel monastero dei Santi Stefano e Silvestro, da lui fondato, tutti i profughi orientali che fuggivano in seguito alle persecuzioni. Difese, con l’aiuto del re dei Franchi, Pipino il Breve, il nascente Stato della Chiesa, contro i tentativi di rivincita del re longobardo Desiderio, il quale voleva riconquistare alcuni territori dell’Esarcato di Ravenna.Morì il 28 giugno 767 in seguito a una febbre maligna e le sue spoglie, sepolte in San Paolo fuori le Mura, tre mesi dopo vennero traslate in Vaticano.

PAPIO  martire.

PLUTARCO di Alessandria
egiziano martire in Egitto, assieme a Marcella e molti compagni di fede.

POTAMIENA di Alessandria
giovane e bellissima martire egiziana, uccisa assieme a Marcella e Plutarco, al tempo della persecuzione dell’imperatore Settimio Severo. (194-211)

RAIDE di Alessandria
santa martire di Alessandria d’Egitto, assieme a Marcella e Potamiena.

SERENO di Alessandria martire in Egitto, con Marcella e compagni,

VINCENZA Gerosa
nata il 29 ottobre 1784, a Lovere, Bergamo, si dedicò con grande umiltà  all’apostolato laico tra la gioventù. Il 21 novembre 1832, fondò, assieme Bartolomea Capitanio, la Congregazione delle Suore di Maria Bambina, dette Suore della Carità, divenendone la prima superiora. L’anno dopo, quando Bartolomea morì a soli 26 anni, continuò quest’opera che venne approvata nel 1840 da Gregorio XVI e si diffuse presto anche in molte missioni estere. È morta il 28 giugno 1847, ma nella sua congregazione è ricordata assieme a Bartolomea il 18 maggio, giorno della canonizzazione di entrambe da parte di Pio XII, nel 1950.

I santi del giorno del 26 giugno

26 Giu

ANGELICO di Fiesole
nato a Vicchio del Mugello dopo il 1387. Fra Giovanni da Fiesole, al secolo Guidolino di Pietro, detto popolarmente “il beato”. Nel 1407 vestì l’abito dei Domenicani nel convento dei Predicatori dell’Osservanza, a Fiesole, dove venne eletto priore nel 1449. Massimo interprete del sentimento religioso della pittura del 400, iniziò l’attività artistica come miniatore di manoscritti alla scuola di Lorenzo Monaco. Durante i lavori di ricostruzione del convento di San Marco a Firenze, collaborò con Michelozzo e poi, nel 1433, con Masolino da Panicale per la realizzazione di opere pittoriche che gli erano state commissionate dalla Compagnia dei Linaioli e tra il 1437 e il 1443, dipinse il grande ciclo di affreschi del convento. Chiamato a Roma da Eugenio IV nel 1445, dipinse molti altri affreschi, dei quali però rimangono solo quelli eseguiti per Nicolò V, con le storie dei santi Lorenzo e Stefano che ricoprono tutte le pareti della cappella Nicolina. L’anno successivo fu ad Orvieto, dove lavorò nel Duomo, poi Firenze e Roma dove, morto nel 1455, venne sepolto in Santa Maria sopra Minerva. Sono numerosissime e celebri le sue opere: l’Incoronazione della Vergine, a Boston; l’Adorazione dei Magi, a Firenze; l’Annunciazione, a Cortona; Gesù lava i piedi agli Apostoli, in Vaticano; Comunione degli Apostoli in San Marco a Firenze; Il banchetto di Erode nel Louvre, a Parigi, ecc. La sua arte caratterizzata da una estrema semplicità e calore mistico, fusi con un vivo senso del colore, forma e luce, fanno di lui un pittore delicato. I suoi quadri sono quasi stilizzati, pieni di poesia e hanno influenzato lo svolgimento della pittura toscana di tutto il secolo. La qualifica di beato, attribuitagli dalla religiosità popolare, è stata riconosciuta ufficialmente nel 1984, da Giovanni Paolo II, proclamandolo patrono degli artisti. 

ANTELMO di Chignin
religioso francese nato a Chignin, presso Chambery, nel 1107, morto nel 1178. Primo generale dei Certosini dal 1139, nel 1163 fu nominato vescovo di Belley, nel dipartimento dell’Ain in Francia. Lottò contro il Barbarossa in favore dell’elezione al pontificato di Alessandro III in contrapposizione a Vittore IV, antipapa.

ELISA Meneguzzi
Angela ELISA, santa della quale non abbiamo notizie storiche.

MASSENZIO sacerdote di Poitiers, in Francia.

PAOLO e GIOVANNI
martiri romani, la passio li dice fratelli, uccisi nella loro casa sul colle Celio, dove sarebbero stati sepolti il 26 giugno 362, durante l’impero di Giuliano l’Apostata, nipote di Costantino il Grande. Sulla tomba, poi venne costruita una basilica intitolata proprio a loro, riedificata nel 12° secolo.

PELAGIO di Spagna Martire nel 925 a Cordoba (in italiano Cordova).

RODOLFO di Gubbio
nato a Gubbio verso il 1004. Assieme al fratello Pietro si fece discepolo di Pier Damiani, lasciando tutti i suoi beni ai poveri e andando a vivere come eremita nel monastero di Fonte Avellana (v). Nel 1057 fu eletto vescovo di Gubbio, dove morì il 26 giugno 1061. Il suo maestro Pier Damiani ne ha scritto la Vita, unitamente a quella di Domenico Loricato.

SALVIO di Angouleme
vescovo di Angouleme, città francese sul fiume Charente.

VIGILIO di Trento
3° vescovo della Chiesa di Trento, nato a Roma verso il 365. Figlio di un funzionario imperiale di famiglia romana, inviato a Trento e di Massenza, anche lei di famiglia patrizia romana. Rimasta vedova, Massenza tornò a Roma con i tre presunti figli: Vigilio, Claudiano e Magurio. Gli ultimi due che, secondo una leggenda, sono considerati suoi fratelli, sembra siano stati invece i suoi successori alla sede vescovile, ma dei quali non esistono notizie. Vigilio studiò prima a Roma e poi venne mandato ad Atene per completare la sua istruzione. Verso il 385, tornò a Trento con la madre, passando da Milano a far visita al vescovo Ambrogio e l’anno seguente venne acclamato vescovo, successore di Abbondanzio. Fu consacrato dal vescovo di Aquileia, Valeriano, in una chiesa fuori le mura di Trento, l’unica esistente in quel tempo. Confermato nel ministero da Ambrogio, completò l’evangelizzazione della città e del territorio rurale, costruì diverse chiese, organizzò la diocesi, convertì molti pagani e perciò è considerato il vero fondatore della Chiesa di Trento. Di lui conosciamo due lettere, una a Simpliciano vescovo di Milano, successore di Ambrogio e l’altra al vescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo. Queste lettere narrano, alla luce della contemplazione teologica dei fatti, l’attività e il martirio di tre missionari Sisinio, Martirio e Alessandro, che gli erano stati inviati come collaboratori da Ambrogio, martirizzati dai pagani dell’Anaunian, Valle di Non, il 29 maggio 397. Subì il martirio in Val Rendena il 26 giugno 400, per aver abbattuto la statua del dio Saturno, gettandola nel fiume Sarca. I pagani lo assalirono con pietre e bastoni, percuotendolo, fra l’altro, con uno zoccolo ferrato. Il corpo venne portato a Trento e deposto nella Chiesa che oggi è il duomo della città. Il culto, come patrono di diocesi e terra trentina, è attestato dalla “Passio sancti Vigilii”, del 6° secolo. Nell’ambito della diocesi di Trento, fino al 6 agosto 1964, data in cui ci fu una modifica dei confini provinciali, si contavano una trentina di chiese o cappelle dedicate a San Vigilio, il cui culto è diffuso, oltre che in Alto Adige, anche in Austria e Baviera. È stato canonizzato da Benedetto XIV (1740-1758).

I santi del giorno del 7 giugno

7 Giu

ABENZIO di Cordova   
martire in Spagna nell’851 durante la dominazione musulmana con Gerezmia, Sabiniano e Satiro.. Le loro ceneri furono poi gettate nel fiume Guadalquivir.

ANTONIO MARIA Gianelli  
nato il 12 aprile 1789 a Cerreto, provincia di Alessandria. Ordinato sacerdote giovanissimo, si dedicò con ardore all’istruzione religiosa dei fedeli. Ebbe numerosi incarichi pastorali a Genova e Chiavari e nel 1838 fu consacrato vescovo di Bobbio. Fondatore della Congregazione delle Figlie di Maria Santissima dell’Orto e di quella dei Missionari di Sant’Alfonso, è morto a Piacenza, il 7 giugno del 1846.

COLMANO vescovo martire in Irlanda.

EUGENIA di Alsazia 
figlia del duca Adalrico, uno dei più grandi signori dell’Alsazia(v) e sorella di Odilia(v), monaca vissuta tra il 7° e l’8° secolo.

GEREMIA profeta 
nato verso il 650 a.C. ad Anatot, circa 6 Km da Gerusalemme, figlio di Helkia, della tribù di Beniamino. Di famiglia sacerdotale, venne chiamato da Dio al ministero profetico, ancora molto giovane, nel 13° anno del regno di Giosia, divenendo il 2° dei profeti maggiori della Bibbia cristiana. Combatté l’idolatria, ma, sgradito al nuovo re Joakim, per via delle sue profezie sulla distruzione del regno d’Israele che avvenne realmente nel 587, subì dure persecuzioni, tanto da fare di lui una figura profetica di Gesù Cristo. Dopo la caduta di Gerusalemme fu condotto a Dafne, in Egitto, dove si crede sia stato lapidato proprio dagli stessi connazionali. Dotato di esperienza mistica e profetica eccezionale, incitò i concittadini a una religione sincera e grande intimità con Dio. Nei 52 capitoli del libro che gli è attribuito, ma dettati al segretario Baruc con aggiunte posteriori, sono raccolti oracoli, discorsi religiosi, morali e politici di carattere drammatico che offrono un quadro attendibile della sua stessa vita. La Bibbia conserva sotto il suo nome, senza fondamento storico, anche il libro delle Lamentazioni, famoso per le profezie sulla rovina di Gerusalemme. Morì verso il 580 a.C.

GEREMIA di Cordova  
martire in Spagna, con Abenzio, Sabiniano e Satiro nel 9° secolo.

LANDOLFO di Asti vescovo di Asti, vissuto nel 12° secolo.

MARIA TERESA Soubiran santa morta nel 1869

PAOLO di Costantinopoli 
nato nel 300 circa a Tessalonica (Salonicco in Grecia). Successore del vescovo Alessandro nel 336, esiliato per la opposizione all’arianesimo riuscì a rientrare in patria, ma fu deposto nuovamente e ancora esiliato. Subì il martirio nel 350, strangolato dagli Ariani a Cucuso, in Armenia.

ROBERTO di Newminster
nato in Inghilterra, monaco benedettino nell’abbazia di Whitby, nella baia di Robin Hood, sul Mare del Nord. Con un gruppo di monaci come lui, nel 1132 fondò l’abbazia cistercense di Fountains, nei pressi della città di York. Dopo il 1138 fondò diversi altri monasteri a Pipewall, Sawley, Roche e anche l‘abbazia di Newminster, presso Canterbury, della quale venne eletto abate. Qui morì il 7 giugno 1159 e la tomba divenne meta di molti pellegrinaggi.

SABINIANO di Cordova  
monaco martire nell’851, assieme ad Abenzio, Geremia e Satiro. Furono decapitati, i loro corpi bruciati e le ceneri gettate nel fiume Guadalquivir.

SABINIANO papa 
nativo di Volterra, in Toscana. Nunzio Apostolico a Costantinopoli nel 593, due anni dopo fu richiamato a Roma, perchè non aveva saputo difendere con sufficiente energia il primato romano di fronte all’imperatore Maurizio e al vescovo Giovanni IV, che utilizzava il titolo di patriarca, senza averne diritto. Eletto al pontificato il 13 settembre 604, successore di Gregorio Magno, i suoi primi atti di governo furono impopolari, perché ritirò alcuni previlegi che Gregorio aveva assegnato ai monaci e perché pretese il pagamento del grano anche dai più poveri, in un tempo che i granai della chiesa erano colmi. Morì il 22 febbraio 606 e fu sepolto in San Pietro senza lasciare rimpianti, tanto che non si sa se sia stato veramente santificato. Il monaco Paolo Diacono scrisse anzi, in una cronaca polemica, che il corteo funebre dovette fare una lunga deviazione per evitare le violente proteste popolari.

SATIRO di Cordova  
martire nell’ 851 in Spagna, assieme ad Abenzio, Sabiniano e numerosi altri compagni.

I santi del giorno del 2 aprile

2 Apr

ABBONDIO di Como
greco, originario di Salonicco, si stabilì in Italia e il 17 novembre 440 venne consacrato 4° vescovo di Como, successore di Amanzio, continuando l’opera di evangelizzazione del Ticino, iniziata dai suoi predecessori. Nel 450 Leone I lo inviò, come Legato pontificio, a Costantinopoli, dove rimase fino al 451, quando terminò la sua missione facendo accettare il documento pontificio a tutti i vescovi d’Oriente. Ottenne dall’imperatore Marciano e dal patriarca Anatolio, la condanna delle dottrine di Nestorio e di Eutiche, che fu ratificata dal Concilio di Calcedonia dello stesso anno. Per questi successi ricevette una festosa accoglienza al ritorno. Divenuto poi anche predicatore nel Nord-Italia, tornò a Como dove morì nel giorno di Pasqua del 469, probabilmente il 2 aprile.

BERTA de’Bardi badessa di Vallombrosa, morta nel 1163.

ELISABETTA Vendramin
nata il 9 aprile 1790 a Bassano del Grappa. Dedicatasi all’assistenza di un gruppo di orfane, fondò le Suore Terziarie Francescane Elisabettine di Padova e aprì una prima “casa di educazione gratuita”, per ragazze povere e abbandonate. Molto scrupolosa nella formazione spirituale e professionale delle sue religiose, in linea con le necessità del tempo, tutta la sua vita è stata una continua opera di assistenza per il prossimo più bisognoso. È morta il 2 aprile 1860.

FRANCESCO da Paola
nato a Paola, Cosenza, nel 1416. Appena dodicenne portò per un anno l’abito votivo francescano e poi in seguito a un pellegrinaggio ad Assisi, si ritirò per 6 anni a vita eremitica. Più avanti riprese l’eremitismo in forme nuove, fondando con alcuni seguaci, l’Ordine dei Minimi, con regole severissime: povertà assoluta, astensione totale dalle carni e prolungati digiuni. Segnalatosi per la difesa degli umili e guadagnatasi fama di profeta e taumaturgo, nel 1482 dovette accettare per volontà di Sisto IV, l’invito del re di Francia Luigi XI che, timoroso della morte, sperava in Francesco per una guarigione e così assistè e confortò il sovrano, aiutandolo a morire da cristiano. Rimasto in Francia, per volere del nuovo re Carlo VII, fu per 25 anni il suo consigliere. Nel 1435 fece erigere a Paola una cappella dedicata a San Francesco d’Assisi che in seguito divenne un santuario, fondò i conventi di Amboise e di Plessis-les-Tours, dove morì il 2 aprile 1507 e fu canonizzato da Leone X, nel 1519. Secondo una tradizione leggendaria, dovendo un giorno attraversare lo stretto di Messina, i traghettatori si rifiutarono d’imbarcarlo, ma lui non si perse d’animo, stese un tappeto sul mare e così passò sull’altra sponda. Questa leggenda si è talmente diffusa che nel 1943 Pio XII lo ha proclamato patrono dei marittimi.

GINEVRA di Brabante o GENOVEFFA,
eroina di una leggenda popolare medievale. Figlia di un duca del Brabante (Paesi Bassi) e moglie del conte palatino Sigfrido, venne ingiustamente accusata di adulterio dall’intendente Golo, per cui il marito ordinò che fosse uccisa con il figlio, ritenuto il frutto della “colpa”. I servi incaricati dell’esecuzione abbandonarono lei e il figlio in una foresta dove visse per 5 anni, nutrendosi di radici e del latte di una cerva. Un giorno incontrò il marito che andava a caccia e riuscì a convincerlo della sua innocenza. Questa storia è stata tramandata dalla “Leggenda Aurea” di Jacopo da Varagine (Giacomo da Varazze), del 13° secolo.

GIOVANNI PAOLO II papa
Karol Jozef Wojtyla, nato il 18 maggio 1920 a Wadovice, in Polonia. Figlio di Karol, ufficiale dell’esercito e di Emilia Kaczorowska, entrambi molto religiosi; nel 1929 la madre morì e lui restò con il padre e il fratello maggiore Edmund. A 16 anni mentre frequentava le scuole, giocava a calcio come portiere, nella locale squadra ebraica ed era anche piuttosto bravo. Nel 1938, dopo aver conseguito la licenza liceale, si trasferì con il padre a Cracovia per studiare lingue e letteratura polacca all’università Jagellonica. In questo periodo si interessò molto di teatro, come attore e scrittore di drammi tra i quali, “La bottega dell’orefice” e “Giobbe”. Nell’ottobre 1940, per evitare la deportazione in Germania riuscì, grazie a una raccomandazione, a essere assunto in qualità di manovale, nell’azienda chimica Solvay, gestita dai tedeschi che il 6 settembre 1939 avevano invaso la Polonia e occupato Cracovia. Per i primi tre mesi lavorò come spaccapietre in una cava, dopo di che fu trasferito a mansioni più leggere in fabbrica. Nell’autunno del ‘42 andò a bussare all’eremo dei carmelitani a Czerna, chiedendo di entrare nell’Ordine  ma il noviziato era stato chiuso dai nazisti e l’abate Alfons gli disse di attendere la riapertura. Si recò allora dall’arcivescovo di Cracovia, Adam Sapieha per annunciargli la decisione di voler diventare sacerdote ottenendo di entrare in un seminario clandestino, continuando però a lavorare in fabbrica. Nell’agosto del ‘46 terminò gli studi laureandosi in teologia e il 1° novembre fu ordinato sacerdote dal cardinale Sapieha, celebrando la prima Messa il giorno seguente. Dopo 2 anni passati all’Università Pontificia di Roma, tornò in patria e fu parroco nella chiesa universitaria di San Floriano, a Cracovia, dove nel 1950 si laureò anche in filosofia. Il 4 luglio 1958, Pio XII lo nominò vescovo ausiliare di Cracovia consacrandolo il 28 settembre. Arcivescovo dal dicembre 1963, è stato poi creato cardinale da Paolo VI, il 26 giugno 1967, in riconoscimento del suo notevole contributo dato ai lavori del Concilio Vaticano II. Nella primavera del 1976 è stato chiamato a predicare gli esercizi spirituali di quaresima per i membri della Curia e della casa pontificia. È stato eletto al pontificato il 16 ottobre 1978, all’8° scrutinio con 99 voti su 108, primo papa non italiano dal lontano 1523. Il 13 maggio 1981 in piazza San Pietro, è stato ferito gravemente all’addome e al gomito destro dai colpi di pistola del terrorista turco Mehmet Alì Agca, subendo un intervento chirurgico al Policlinico Gemelli di Roma durato più di 5 ore. In questo ospedale dovette tornare più volte nel corso della sua vita tribolata da molte sofferenze fisiche, in particolare quella relativa alla difficile operazione per asportargli dall’addome un tumore benigno, grosso come un’arancia. L’ultimo ricovero per una crisi respiratoria, gli è stato fatale per l’insorgenza di varie complicazioni, riportato in Vaticano, pur non riuscendo più a parlare, ha salutato un’ultima i fedeli ed è morto nella sera di sabato 2 aprile 2005. Sei giorni dopo è stato sepolto nella “nuda terra”, per sua esplicita volontà, nelle grotte vaticane. Sull’esempio di Paolo VI, ha compiuto più di 100 viaggi apostolici, portando la Parola di Dio alle genti dei 5 continenti, come vero Apostolo, accolto ovunque da folle oceaniche. Ha trasmesso “la buona novella” anche attraverso numerose encicliche e lettere apostoliche, ha avuto rapporti diplomatici con oltre 180 Stati e incontrato quasi tutti i potenti della terra, gli unici viaggi che non ha potuto compiere, sono stati quelli in Russia e in Cina. Ha creato un numero impressionante di beati e santi, uomini e donne di tutte le condizioni sociali da porre a modello di vita cristiana vissuta secondo il Vangelo ed ha riconosciuto, in particolare questo onore a molti martiri vittime delle guerre e persecuzioni in ogni parte del mondo. Nel 1986 ha “inventato” la Giornata Mondiale della Gioventù, un pellegrinaggio che si tiene ogni due anni in Europa, Asia o nelle Americhe, che ha sempre radunato centinaia di migliaia di giovani (i papa-boys) di tutto il mondo, portando anche il frutto di molte vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa. Nel lungo pontificato un evento significativo dell’opera per la riconciliazione tra le comunità cristiane, è stata l’apertura della Porta Santa nella basilica di San Paolo fuori le Mura, il 18 gennaio 2000, perché ha varcato quella soglia assieme a importanti rappresentanti della cristianità: l’arcivescovo di Canterbury e il metropolita Athanasios, seguiti da una ventina di rappresentanti di Chiese ortodosse, protestanti e anglicane. Il grande Giubileo del 2000 è stato da lui celebrato con l’intento di portare ancora una volta al mondo il messaggio evangelico con tutta la sua forza, per riscoprirne l’autenticità e l’apertura alle diverse realtà di tutti i popoli, a qualsiasi fede appartengano.

IDA di Lorena
nata nel 1040 e morta nel 1113 a Boulogne-sur-Mer. Figlia di Goffredo duca di Lorena, sposò Eustachio conte di Boulogne e divenne madre di Goffredo di Buglione e di Baldovino I, re di Gerusalemme. Fondò chiese e monasteri, fra i quali Saint-Walmer e Saint-Waast d’Arras, dove fu sepolta. Dal 1808 le reliquie si trovano a Bayeux, nel Calvados, in Francia.

ISOTTA o ISOLDE beata, martire della Bretagna (anche ISOLINA).

MARIA Egiziaca (MIRIAM)
nata in Egitto nel 345 e morta in Palestina nel 421. Detta la peccatrice, secondo una biografia leggendaria condusse vita dissoluta fino a quando, alle soglie della basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme, ebbe una visione e si convertì. Ritiratasi nel deserto vi trascorse 47 anni di austera espiazione eremitica

MUSA di Roma martire a Roma nel 6° secolo.

NICEZIO vescovo di Lione, martire.

SELENE Alleine
figlia primogenita di una nobile famiglia di Reiterstarker, fondò l’abbazia di Anderswo, nei pressi Bonn, della quale divenne la prima badessa. Patrona di Siebenter, in Germania.

TEODOSIA di Tiro martire.

TITO santo detto “il Taumaturgo”.

URBANO di Langres
6° vescovo di Langres, nella Haute-Marne, in Francia. Restaurò molte chiese e intervenne al Concilio di Valence-sur-Rhone del 374. Morì nel 375.

VITTORIO di Capua
vescovo morto nel 554. Letterato, computista, calendarista ed esegeta, il suo nome rimane principalmente legato al “Codex fuldensis”, della Vulgata.

I santi del giorno del 7 marzo

7 Mar

FELICITA di Cartagine
giovane schiava rinchiusa in carcere dal governatore d’Africa, Flaviano, subì il martirio a Tuburbi, circa 50 Km da Cartagine, il 7 marzo 211, durante le feste per l’incoronazione dell’imperatore Geta, assieme alla nobile Perpetua. Della sua morte resta una bellissima narrazione negli Atti del martirio, in parte scritti dai suoi confessori e in parte dallo storico Tertulliano. Secondo questa versione Felicita, incinta di 8 mesi, partorì in carcere e ricevette il battesimo solo nell’imminenza del martirio, perchè era ancora catecumena. Andò incontro alla morte come a una festa: condannata alle fiere, denudata e chiusa in una rete, subì le furie di un toro, infine venne decapitata.

GAUDIOSO
confessore della fede, vescovo di Brescia, morto nel 455.

PAOLO il Semplice martire nel 340 circa.

PERPETUA Vibia
nobildonna di Tuburbi, presso Cartagine, martire il 7 marzo 211 (altre fonti parlano del 202). La sua storia è conosciuta attraverso la passio che, nella parte principale, è stata scritta da lei stessa, con delle aggiunte all’inizio e alla fine, attribuite all’apologeta cristiano Tertulliano. Aveva 22 anni, sposata e con un figlio lattante, ancora catecumena si stava preparando a ricevere il battesimo cristiano, quando venne arrestata e incarcerata assieme alla schiava Felicita in stato di gravidanza, e di alcuni compagni catecumeni, tra i quali Revocato, Saturnino e Saturo, che furono poi battezzati in carcere. Visti inutili i vari tentativi del padre, pagano, di dissuadere la figlia dall’affermarsi cristiana, il procuratore Ilariano li condannò tutti alle fiere del circo (ad bestias). Denudate e chiuse in una rete, le donne furono straziate da un toro e poi finite con un colpo di lama alla gola.

REVOCATO di Cartagine
martire in Tunisia, nel 3° secolo assieme a Perpetua, Saturnino e Saturo.

SATURO di Tuburbi
martire in Africa a Tuburbi, presso Cartagine, assieme a Felicita, Perpetua, Revocato e Saturnino.

SECONDOLO
martire a Cartagine assieme ai compagni Felicita, Perpetua, Revocato, Saturo e Saturnino

TERESA di Firenze
Teresa Margherita Redi, nata ad Arezzo il 1° settembre 1747. Entrata nel monastero delle Carmelitane Scalze di Firenze, nel marzo del 1766 fece la professione di fede e diventò suor Margherita Teresa del Cuore di Gesù. La sua vita è stata tutta spesa nell’umiltà del premuroso e costante servizio verso le sorelle e nella devozione al Sacro Cuore di Gesù, perché il suo motto era “rendere amore per amore”. È morta di peritonite a soli 23 anni, il 7 marzo 1770, ed è stata proclamata santa nel marzo 1934 da Pio XI.

TOMMASO d’Aquino ricordato anche il 28 Gennaio.

 

 

I santi del giorno del 6 febbraio

6 Feb

AMANDO di Maastricht o ARMANDO,
nato nel 589 circa in Aquitania. Monaco a vent’anni, prima su un’isoletta in Vandea e poi a Tours, fu due volte pellegrino a Roma e quando tornò in patria si diede alla predicazione per evangelizzare le Fiandre, la Frisia e l’Hainaut. Consacrato vescovo itinerante nel 629, decise che il suo compito particolare doveva essere la moralizzazione del clero, particolarmente da quando, nel 646, fu nominato arcivescovo di Maastricht. Due anni più tardi però, con il consenso del papa Teodoro I, decise di rinunciare al vescovado e tornò all’evangelizzazione itinerante e quando tornò in Gallia, fece accettare al re Sigeberto III i canoni del sinodo lateranense del 649. Nel 675 dettò il suo testamento ed è questa l’ultima data in cui è ricordato. Sembra sia morto nel monastero di Einon, nel 679 a Tournai, nell’Hainaut belga e per questo è chiamato Apostolo dei Belgi.

ANGELO
da Furci, Chieti, beato morto nel 1327.

BARTOLOMEO Laurel
francescano di origine messicana, medico martire in Giappone il 6 febbraio 1627, beatificato da Pio IX, nel 1867.

DOROTEA di Cesarea
nata verso il 290 a Cesarea di Cappadocia, da genitori cristiani martiri sotto Diocleziano. Secondo una passio molto leggendaria, venne arrestata anche lei, torturata e condannata alla decapitazione, perchè aveva respinto le offerte amorose del governatore pagano Apricio. Mentre veniva portata al luogo del supplizio, incontrò un giovane avvocato pagano di nome Teofilo che, schernendola, le chiese dei fiori e dei frutti del giardino di quello sposo celeste che lei diceva di andare a trovare. Dorotea glieli promise e un angelo nelle sembianze di un fanciullo, portò un cesto di fiori e di frutti a Teofilo che si convertì. Il corpo della santa fu portato a Roma, dove le venne dedicata una chiesa. Il suo culto divenne molto popolare nel Medioevo e fu chiamata patrona delle spose e dei giardinieri.

FILIPPO Las Casas santo morto nel 1597.

FRANCESCO di San Michele santo morto nel 1597.

GABRIELE di Duisco
laico giapponese, terziario francescano martire. Crocifisso a Nagasaki nel 1597, assieme a Paolo Miki e tanti altri compagni di fede

GASTONE di Arras
nato nel 450 a Perigueux, dipartimento della Dordogna, in Francia. Dopo un periodo di vita eremitica nei dintorni di Toul, vicino a Nancy fu ordinato sacerdote dal vescovo locale. Istruì nel cristianesimo il re dei Franchi Clodoveo I e nel 499 venne consacrato vescovo di Arras nell’Artois, da Remigio di Reims e nel 510, anche di Cambrai, sulla Schelda. Consacrò la sua missione all’istruzione dei fedeli e all’assistenza degli ammalati poveri. Morto il 6 febbraio del 540 ad Arras, nel Medioevo fu molto venerato e sulla sua tomba venne costruito il celebre monastero di Saint-Waast (Gastone in fiammingo), soppresso nel 1790.

GERALDO di Ostia monaco a Cluny, dove ricoprì la carica di priore. Nel 1072 Alessandro II lo creò cardinale-vescovo di Ostia, inviandolo come Legato Apostolico in Francia. Due anni dopo, il nuovo papa Gregorio VII lo mandò in Germania per tentare una riconciliazione con l’imperatore Enrico IV e promuovere la riforma. In seguito fu a Poitiers con l’incarico di presiedere un concilio nel quale fu condannato Berengario di Tours. Era anche a Canossa nell’inverno del 1077 e così fu presente al celebre incontro tra il papa e l’imperatore, ma morì a Velletri, che è la culla del suo culto, il 6 dicembre sempre del 1077. Nel 1694 a Velletri è stata costruita una bella cappella in suo onore, dove il cardinale Cibo trasferì le reliquie e stabilì la festa al 7 dicembre, che poi un altro cardinale spostò al 6 febbraio come è ancora oggi.

GIACOMO Kisai, GIOACCHINO, GONSALVO Garcia, LUIGI Ibaraki, MICHELE Cosaki, TOMMASO Cosaki 
martiri nel 1597 a Nagasaki. (vedi Paolo Miki)

GUARINO o GUERRINO
nato a Bologna nel 1080, entrò nell’Ordine Agostiniano a Mortara, divenne vescovo di Preneste, oggi Palestrina, e poi cardinale, nel 1145. La sua vita è stata un luminoso esempio di apostolato e preghiera. Morto nel 1158, è stato canonizzato da Alessandro III, pochi anni dopo.

MATTEO Correa  
presbitero martire nel 1927 a Durango in Messico, durante una violenta campagna anticattolica del governo locale.

PAOLO Miki
nato a Kyoto in Giappone nel 1565. Battezzato a 5 anni, a 22 entrò come novizio nella Compagnia di Gesù e dopo l’ordinazione sacerdotale iniziò a predicare il Vangelo ai suoi connazionali, circa trent’anni dopo l’inizio dell’opera missionaria di Francesco Saverio. Nel 1596 però, divenendo la persecuzione contro i cristiani cattolici sempre più crudele, fu catturato con altri 25 compagni, tra i quali PAOLO Suzuki, un altro gesuita, 17 laici giapponesi e 6 francescani spagnoli. Dopo aver sofferto gravi maltrattamenti, alla fine furono tutti condotti a Nagasaki, dove, il 5 febbraio 1597, vennero appesi alle croci, prima di essere finiti a colpi di spada. Sono i primi martiri dell’Estremo Oriente, canonizzati da Pio IX nel 1862.

PIER BATTISTA di Avila
nato ad Avila, nella Vecchia Castiglia, nel 1542. Entrato nell’Ordine dei Francescani Osservanti, si consacrò alle missioni e nel 1580 fu scelto e inviato a evangelizzare il Messico. Tre anni dopo venne mandato anche nelle Filippine, dove continuò a esercitare una benefica missione. Nel 1590 ottenne di trasferirsi in Giappone per sostituirvi i Gesuiti che erano stati espulsi e avuto il permesso dalle autorità nipponiche di predicare il Vangelo, svolse per 6 anni un intenso apostolato a Kyoto, Osaka e Nagasaki. Caduto però in sospetto, nel 1596 venne imprigionato, sottoposto alla tortura e infine crocifisso. Martire per la fede, è stato canonizzato da Pio IX, nel 1862.

I santi del giorno del 15 gennaio

15 Gen

ARNOLDO Janssen   
nato in Germania nel 1837, pur essendo di famiglia povera, riuscì a entrare in seminario e divenne insegnante. Ordinato sacerdote nella diocesi di Mùnster, dopo alcuni incontri con Daniele Comboni(v.), fu chiamato a dirigere un seminario fondato recentemente in Olanda. Negli anni dal 1886 al 1889, fondò due congregazioni, una maschile e una di suore di clausura che guidò per un trentennio pur tra molte difficoltà causate dalla politica anticattolica del governo tedesco. Beato dei Verbiti, morto nel 1909, è stato proclamato santo da Giovanni Paolo II nel 2003.

COSMA di Gerusalemme
monaco greco, morto nel 760 circa. Fratello adottivo di Giovanni Damasceno, fu educato dal monaco italiano Cosma il Vecchio e verso il 743 venne eletto vescovo di Maiuma, presso Gaza, in Palestina. Gli sono state attribuite le composizioni di molti inni sacri.

EFISIO di Sardegna
guerriero, “il debellatore degli eretici”, martire in Sardegna, nelle vicinanze di Pula, nel 3° secolo. Patrono di Cagliari.

FERNANDO de’Capillas
Francesco Fernandes, frate domenicano di Valencia, inviato missionario nelle Filippine, dopo 10 anni di fruttoso apostolato, nel 1642 venne mandato anche in Cina. Assieme a Francisco Diaz, si stabilì nella regione di Fukien, operando nelle città di Fogan, Moyang e Tingten, ma in seguito alla feroce persecuzione anticristiana della dinastia tartara dei Manciù, 5 anni dopo venne arrestato mentre tornava da Fogan, dove aveva portato la Comunione a un ammalato. Portato in tribunale, maltrattato, insultato e torturato, fu posto in carcere, ma poi nuovamente torturato e flagellato, venne condannato a morte e decapitato l’anno seguente. La motivazione della condanna fu quella di aver sobillato il popolo, perché diffondeva una falsa dottrina religiosa, “il cristianesimo”. È stato proclamato santo domenica 1° ottobre 2000, in piazza San Pietro a Roma durante la Messa giubilare presieduta da Sua Santità Giovanni Paolo II.

GIOVANNI Calibita    
secondo la leggenda, era un giovane di nobili origini, il quale, fuggito dalla casa paterna, si fece religioso, non lontano da Costantinopoli. Tornato a casa, visse sconosciuto ai parenti in un tugurio, rivelandosi solo quando fu vicino alla morte. Il suo rifugio, in seguito, venne trasformato in una chiesa. Anche a Roma gli è stata dedicata una chiesa sull’Isola Tiberina.

IDA  
badessa irlandese, vissuta nel 6° secolo.

MACARIO il Grande 
originario dell’Alto Egitto, nato nel 300 circa e morto nel 390. Fattosi monaco, si ritirò a vita ascetica nel deserto di Scete, raccogliendo attorno a se molti proseliti e da quando fu ordinato sacerdote verso i quarant’anni, subì la persecuzione ariana. Viene comunemente identificato come il discepolo di Antonio abate e gli sono stati attribuiti numerosi scritti, tra i più importanti nella storia monastica e ascetica, tra i quali ben 56 omelie in greco.

MAURO di Glanfeuil 
nato nel 512 e morto nel 584, è stato tardivamente identificato con il discepolo di Benedetto da Norcia, menzionato da san Gregorio. Secondo la Vita scritta da Fausto da Montecassino, dopo aver seguito Benedetto a Subiaco e Montecassino, fu eletto abate e sarebbe andato in Gallia a fondare il monastero di Glanfeuil più tardi chiamato Saint-Maur-sur-Loire in suo onore. La sua vita è però così leggendaria che non si può sapere con certezza se sia stato questo Mauro a introdurre il monachesimo benedettino in Gallia, verso il 543. Sembra che le reliquie, portate a Parigi, siano in parte state distrutte dai sanculotti nel 1793. Queste poche note sono confermate da una specie di biografia del santo scritta dall’abate Odone di Glanfeuil nel 9° secolo.

MAURO di Subiaco
nato all’inizio del 6° secolo, figlio del senatore romano Tertullo. Allievo prediletto di Benedetto da Norcia, nel monastero di Subiaco, era così obbediente al maestro che in un celebre episodio leggendario si racconta che, quando suo fratello Placido cadde nel lago e Benedetto gli ordinò di correre a salvarlo, Mauro corse subito, oltrepassò la riva, camminò sulle acque, prese il fratello per i capelli e lo portò in salvo. Quando nel 529 Benedetto andò a Montecassino, Mauro divenne il suo successore venendo poi nominato abate di Subiaco dove concluse la vita. Il Messale romano lo ricorda il 15 gennaio, l’Ordine benedettino lo celebra il 5 ottobre assieme al fratello Placido. È citato anche nei Dialoghi di Gregorio Magno ma forse è un doppione di Mauro di Glanfeuil.

MICHEA profeta   
giudeo, originario di Moreset, a ovest di Hebron(v). Sesto dei 12 profeti minori dell’A.T., ha vissuto la missione profetica sotto i re Acaz ed Ezechia, cioè prima e dopo la presa di Samaria del 721 a.C. e forse fino al 687. Contemporaneo dei profeti Osea e Isaia, non si sa però quasi nulla della sua vita, si conosce solo il suo stile, che essendo lui di origine campagnola, è di un linguaggio scarno, concreto e talvolta brutale, come si può intendere leggendo il piccolo libro della Bibbia che gli è attribuito. Celebre il suo oracolo su Betlemme, interpretato dall’evangelista Matteo come profezia sul luogo di nascita del Messia.

PAOLO di Tebe  
monaco egiziano. Secondo la leggendaria Vita Pauli scritta nel 249 da Girolamo di Stridone,  si sarebbe ritirato a vita eremitica per sfuggire alla persecuzione di Decio I. Visse in perfetta solitudine umana, ma in unione con Dio, per quasi un secolo nel deserto della Bassa Tebaide, Egitto del sud, dove ricevette anche la visita dell’abate Antonio il Grande. Morì a 113 anni verso il 342.

PLACIDO di Subiaco
secondo la testimonianza di Gregorio Magno, era figlio del patrizio romano Tertullo, affidato a Benedetto da Norcia ancora giovanissimo, nel monastero di Subiaco assieme al fratello Mauro. Particolarmente legato al suo maestro, nel 529 circa lo seguì a Montecassino, dove fu monaco esemplare. Sembra abbia subito il martirio a Subiaco, il 5 ottobre di un anno imprecisato.

PROBO di Verona vescovo nel 4° secolo.

ROMEDIO di Thaur  
vissuto tra il 4° e il 5° secolo, conte di Thaur, borgo della valle del fiume Inn, presso Innsbruck. Una tradizione vuole che, tornando da un pellegrinaggio a Roma, si sia incontrato con il vescovo di Trento, che lo spinse a vita ascetica. Donati così gli averi e i propri terreni alla diocesi trentina e, in parte, a quella di Ausburg, in Baviera, si ritirò con due confratelli, Abramo e Davide, a Sanzeno nella valle di Non, in un luogo poco accessibile. Una leggenda narra che l’anacoreta in procinto di partire per Trento a visitare il vescovo, chiese a un confratello di sellargli il cavallo che pascolava poco lontano, il giovane obbedì, ma tornò spaventato dicendo che il cavallo era stato sbranato da un orso ! Romedio per nulla intimorito gli rispose: non preoccuparti, portami l’orso, senza paura e poi, ammansito l’animale, partì alla volta di Trento cavalcandolo. Quando morì, il 1° ottobre di un anno imprecisato (forse il 405 ?) le campane delle chiese trentine suonarono tutte assieme, senza che nessuno le avesse toccate. Nel 1120, i sui resti vennero portati in una cappella del santuario eretto su uno sperono roccioso, dove l’anacoreta era vissuto in povertà, preghiera e solitudine. Il culto si diffuse rapidamente, non solo nel Nord-Italia, ma anche in Germania e Ungheria. Festa anche il 1° ottobre, giorno della morte(dies natalis). Questo è ciò che viene narrato nella tradizione leggendaria, mentre sembra sia nato verso la metà del 6° secolo e pertanto non abbia mai potuto incontrare il vescovo Vigilio, ma sicuramente uno dei suoi successori.

SECONDINA di Igel   
DINA, martire nei pressi di Igel, nella Gallia belgica, assieme a Tarcisia.

TARCISIA di Igel  martire in Gallia, assieme a Secondina.

 

I santi del giorno del 11 gennaio

11 Gen

IGINO papa
filosofo greco originario di Atene, viveva da tempo a Roma dove, entrato nel clero, era molto apprezzato per cultura e moralità. Nel 136 venne scelto come successore di Telesforo, 9° pontefice della Chiesa. Scomunicò l’eretico Cerione e poi, preoccupato di rafforzare la struttura gerarchica, introdusse la distinzione tra ordini maggiori, quelli istituiti dagli apostoli, sacerdoti, diaconi e vescovi e quelli minori. Emanò pertanto disposizioni relative alle mansioni dei chierici, assegnando i compiti specifici dell’ostiario, lettore e diacono. Gli viene attribuita l’istituzione del padrino e della madrina nel rito del battesimo per garantire, in caso di morte o di impedimento dei genitori, la tutela dei minori. Nel Martirologio romano è detto martire sotto Antonino I Pio, nel 140.

LEUCIO di Brindisi
forse proveniente da Alessandria d’Egitto, predicò il Vangelo ai pagani dell’Italia Meridionale. La missione ebbe successo, anche perchè, durante un lungo periodo di siccità, Leucio pregò e ottenne la pioggia su tutto il territorio pugliese e in seguito a questo fatto ci furono molte conversioni. Fondò la diocesi di Brindisi, della quale fu il primo vescovo ed eresse una chiesa dedicata alla Madonna. Nel 7° secolo, dopo l’invasione longobarda, gli abitanti di Trani trafugarono le sue reliquie e le posero nella cripta sotto la Chiesa di Santa Maria della Scala nella loro città. Una tradizione dice però che in seguito questi resti sono stati traslati a Benevento, dove Leucio è venerato anche ai nostri giorni.

ONORATA di Pavia
vergine di Pavia, martire nell’anno 500 circa.

ORTENSIO vescovo.

PAOLINO II d’Aquileia 
nato nel 726 a Premariacco, provincia di Udine. Fu un famoso grammatico, tanto che verso il 776 Carlo Magno lo chiamò alla corte di Aquisgrana, come membro della Scuola Palatina, dove strinse amicizia con il celebre Alcuino ed ebbe modo di esercitare molta influenza sull’imperatore proprio come insegnante di grammatica. Dal 787, quando venne nominato patriarca di Aquileia dallo stesso imperatore, si dedicò alla diffusione del cristianesimo nelle province austriache della Carinzia e della Stiria. Fermamente ortodosso, combattè gli adozionisti eretici, Eliprando vescovo di Toledo e Felice di Urgel, secondo i quali Gesù sarebbe stato un semplice uomo innalzato al livello divino, cioè figlio adottivo e non naturale di Dio, provocando così, nel 794, la condanna della loro eresia. Si occupò anche degli Avari, popolo di mongoli che dalla Pannonia ungherese, dopo l’Ucraina avevano invaso parte della Dalmazia(v), riuscendo a portare anche a loro il messaggio del Vangelo. Ha scritto alcuni trattati dogmatici e poesie in latino, tra le quali la “Regula Fidei”. Morì a Cividale del Friuli, che era la residenza dei Patriarchi di Aquileia(v), l’11 gennaio 802 e la salma fu collocata nell’altare della Pietà della cattedrale.

SALVIO di Amiens vescovo martire.

TEODOSIO di Betlemme
“il Cenobiarca”, nato in Cappadocia nel 423 e morto ad Antiochia nel 529. Consigliato da Simeone stilita, si fece eremita sotto la guida di un anziano di nome Longino, appartenente a un gruppo di ferventi cristiani, gli zeloti(v) e così si ritirò nel deserto di Giuda. Raggiunto da numerosi discepoli, fondò un monastero vicino a Betlemme.

TOMMASO da Cori  
nato in provincia di Latina nel 1655. Religioso francescano, dal 1683 quando fu ordinato sacerdote, svolse una intensa opera di apostolato nel Lazio con la predicazione, segnalandosi anche per il profondo spirito di penitenza. Benemerito dell’opera dei “ritiri” francescani, morì a Roma nel 1729 e venne beatificato da Pio VI, nel 1786.

VITALE di Alessandria monaco martire nell’8° secolo.

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