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I santi del giorno del 21 luglio

21 Lug

AGOSTINO Fangi beato, morto nel 1493.

ALBERICO Criscitelli beato morto nel 1900.

CESARIA o CESIRA
sorella di Cesario di Arles (v), nata nel 475, badessa nel monastero fondato dal fratello, morta nel 529.

COSTANTINO abate
discepolo successore di Benedetto da Norcia, nell’abbazia di Montecassino, morto verso il 560.

DANIELE profeta
il 4° dei profeti maggiori ebrei, vissuto nel 6° secolo a.C., citato tra i deportati in Babilonia nel 606. La sua vita è documentata dal libro biblico detto Libro di Daniele, la cui stesura gli è attribuita, ma risulta invece, scritto tra il 167 e il 164 a.C., durante la persecuzione di Antioco IV Epifane e la rivolta dei Maccabei. Trascorse la giovinezza presso il re Nabucodonosor, durante l’esilio babilonese dove, per non contaminarsi con le vivande e i vini del re, si cibò solo di legumi e acqua e in cambio ebbe da Dio sapienza, intelligenza e capacità di interpretare visioni e sogni. Tenuto in grande considerazione per queste facoltà profetiche che ebbe modo di manifestare interpretando i misteriosi sogni del re, riuscì anche a uscire illeso per due volte dalla fossa dei leoni, dove era stato gettato per istigazione dei suoi nemici. Il popolo allora riconobbe che possedeva lo spirito di Dio, fu rivestito con abiti di porpora, gli venne messa al collo una catena d’oro e tenuto in gran conto anche dal re persiano Ciro, che lo nominò suo ministro. Questo libro, comunque, non rappresenta più la vera corrente profetica, non contiene cioè la predicazione di un profeta mandato da Dio in missione presso i suoi contemporanei, ma è stato scritto e composto da un autore che inaugura il genere apocalittico preparato dal profeta Ezechiele. Alla sua morte fu sepolto nella città di Susa, capitale della storica regione di Elam.

ELIO martire nel 310.

GIULIA di Troyes
ancora molto giovane, venne fatta prigioniera a Troyes (v) da Claudio, un ufficiale barbaro, che la fece sua schiava. Quando però costui venne a sapere che era cristiana, la trattò con rispetto e prima di partire per la guerra, le chiese di pregare per lui, perché tutto gli andasse bene. Tornato vittorioso, fu molto gentile e premuroso e quando Giulia, in seguito a una visione di Cristo in sogno, decise di tornare a Troyes, volle accompagnarla per proteggerla. Appena arrivati, l’imperatore Aureliano li fece arrestare perché cristiani, torturare e poi decapitare, nel 272.

LORENZO da Brindisi
nato a Brindisi il 22 luglio 1559, battezzato Giulio Cesare, quando a 16 anni rimase orfano, si fece frate cappuccino prendendo il nome di Lorenzo. Molto intelligente e dotato di una straordinaria attitudine per lo studio delle lingue e delle Sacre Scritture, nel 1602 venne nominato Provinciale del suo ordine e poi Superiore generale. Grande predicatore, iniziò il suo apostolato in Italia, predicando per la conversione degli Ebrei e percorse poi tutta l’Europa, difendendo la dottrina cattolica contro eretici, musulmani e protestanti, poi il papa Clemente VIII lo inviò in Germania per attuare la riforma dell’ordine. Fondatore di diversi monasteri, a Praga, Vienna e Gorizia, è morto il 22 luglio 1619 a Belem, presso Lisbona, durante una delle numerose missioni diplomatiche. Tra gli scritti sono da ricordare la Explanatio in Genesium, una delle migliori opere esegetiche del tempo, e Oratoria, una raccolta di 658 sermoni. Canonizzato da Leone XIII nel 1881, è stato poi proclamato dottore della Chiesa, nel 1959 da Giovanni XXIII.

NILDE martire vissuta nel 7° secolo.

PRASSEDE
la leggenda la dice figlia del nobile Pudente e sorella di Pudenziana. Consacratasi a Dio e ai poveri, morì martire a Roma nel 164 e venne sepolta in “spelunca”, nel cimitero di Priscilla sulla Via Salaria. All’antica chiesa di Santa Prassede già ricordata fin dal 5° secolo, edificata sull’alto colle Esquilino, fu legato un titolo cardinalizio. In questa chiesa, ricostruita nell’822 da Pasquale I sono conservate le reliquie delle due sorelle e nella navata centrale esiste un disco di porfido che indica dove si trovava la cisterna nella quale Prassede nascondeva i corpi dei martiri. La chiesa è nota anche per la cappella di San Zenone, in stile bizantino e per i mosaici del 9° secolo.

PUDENZIANA di Roma o PUDENZIA
sorella di Prassede, martire a Roma nel 164, fu sepolta “in spelunca”, nelle catacombe di Priscilla, sulla Via Salaria, assieme alla sorella. A Roma esiste una chiesa dedicata a Santa Prassede, adornata da celebri mosaici, nella quale sono conservate le presunte reliquie delle due sorelle.

VITTORE di Marsiglia
secondo una tradizione consolidata, era un ufficiale romano di guarnigione a Marsiglia, che subì il martirio perché si rifiutò di fare sacrifici e di offrire incenso agli dei pagani. Decapitato nel 290, il corpo fu gettato in mare, ma tornato a riva, venne raccolto e sepolto cristianamente. Nel 5° secolo, Cassiano, patriarca di Costantinopoli espulso dalla città, approdò a Marsiglia ed eresse un monastero sul sepolcro di Vittore, in seguito però sembra che le reliquie siano state trasferite a Parigi nell’abbazia di Saint-Victor.

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I santi del giorno del 19 maggio

19 Mag

ADOLFO di Cambrai
abate nel monastero di Saint-Vaast, in Francia, divenne vescovo di Cambrai, città sulla Schelda, nella Francia settentrionale. Morì nel 728.

AGOSTINO il novello
Matteo Spinelli, nato a Taormina, dopo aver studiato diritto a Bologna e divenuto un brillante docente di legge in quell’università, fu eletto prefetto della curia del re di Sicilia, Manfredi. In seguito alla sconfitta del re nella battaglia di Benevento, Matteo fu dato per morto e quando si riprese, entrò come fratello laico tra gli eremiti agostiniani in Sicilia, prendendo il nome di Agostino, nascondendo la sua identità. Quando venne trasferito in Toscana fu riconosciuto, condotto a Roma, ordinato sacerdote consigliere del priore generale della comunità, Clemente da Sant’Elpidio, per la revisione delle costituzioni dell’Ordine Agostiniano. Nel 1298 fu eletto egli stesso priore generale, ma 2 anni dopo rinunciò alla carica per ritirarsi nell’eremo di San Leonardo, presso Siena, dove morì il 19 maggio 1309. Culto confermato nel 1759 dal papa Clemente XIII.

CELESTINO V papa
Pietro Angeleri del Morrone, nato a Isernia in Molise, nel 1215, ultimo degli 11 figli di una povera famiglia contadina. Monaco benedettino a Faifoli, presso Benevento, fu poi eremita sul monte Pallano e dopo l’ordinazione sacerdotale, andò sul monte Morrone e sulla Maiella, presso Sulmona. Qui, intorno al 1240, fondò la congregazione benedettina degli “Eremiti di San Damiano”, chiamati poi Celestini, nell’eremo di Sant’Onofrio, nei pressi di Badia Morronese. La cattedra pontificia era vacante da 27 mesi, quando, ormai quasi ottantenne, il 5 luglio 1294 fu eletto papa, successore del francescano Nicolò IV, morto nel 1292. Il re Carlo Martello in persona andò all’eremo ad avvertirlo dell’elezione e venne consacrato il 29 agosto 1294 con il nome di Celestino V, in Santa Maria di Colledimaggio a L’Aquila, dove si trova anche il suo sepolcro. I suoi sessant’anni di vita eremitica non lo trovarono preparato all’incarico e così il 13 dicembre abdicò, istigato dal cardinale Caetani, che prese il suo posto con il nome di Bonifacio VIII. La sua abdicazione rimane l’unico caso nei secoli di vita del papato. Spogliatosi dell’abito e tornato a essere semplice frate, morì il 19 maggio 1296, in circostanze poco chiare, nella torre del castello di Monte Fumone, presso Ferentino, dove era stato rinchiuso da Bonifacio VIII, che temeva il suo ritorno. Clemente V lo ha canonizzato il 5 maggio 1313 con il nome di PIER CELESTINO

CIRIACA di Nicomedia vergine martire.    

CRISPINO da Viterbo
nato il 13 novembre 1668, fratello laico cappuccino, noto per le sue estasi contemplative e per l’amore per la natura. Cuoco, giardiniere e questuante, si distinse per la sua grande disponibilità e fu anche molto ricercato dalle personalità del tempo per chiedergli consiglio. Morto a Roma il 19 maggio 1750, è stato canonizzato da Giovanni Paolo II, nel 1982.

DUNSTANO
nato nel 924 a Glastonbury, in Inghilterra, ricevette la prima educazione nel monastero benedettino della città, dal quale però venne allontanato, perchè sospettato di magia. Consigliere di un re anglosassone, fu costretto all’esilio nelle Fiandre a causa dei rimproveri morali da lui rivolti all’autorità politica. Fu richiamato in patria dal re Edmondo che lo creò abate di Glastonbury e così, tornato influente alla corte, diede un impulso decisivo al monachesimo inglese. Successivamente resse la diocesi di Worcester e poi, dal 957, anche quella di Londra, divenendo arcivescovo di Canterbury, dal 961. Nominato da Giovanni XII, legato pontificio della Santa Sede per la Gran Bretagna, dominò popolo, clero e potenti con il prestigio del suo evangelico zelo, ristabilendo la disciplina tra religiosi ed ecclesiastici. Si occupò anche di meccanica e di pittura. Morì a Canterbury, nel 988.

GISELLA d’Ungheria
nata a Ratisbona prima del 985, figlia di Enrico II duca di Baviera e sorella dell’imperatore di Germania, Enrico II il santo. Dal 996 moglie di Stefano I, santo re cristiano d’Ungheria, affiancò il marito nell’opera di conversione del popolo, fondando chiese e monasteri. Perso l’unico figlio Emerico nel 1031 e rimasta vedova nel 1038, dovette lasciare l’Ungheria e così tornò in patria rifugiandosi nel convento di Niedernburg, presso Passau, in Baviera del quale divenne badessa e dove morì il 7 maggio 1060. 

IVO o IVONE Helory
nato il 17 ottobre 1253 a Minihy-Tréguier, in Bretagna, studiò diritto e teologia a Parigi e Orleans, dal 1267 al 1277. Laureatosi, divenne giudice ecclesiastico, prima a Rennes nella Francia occidentale e poi a Tréguier, sulla Manica, dove fu ordinato sacerdote e gli venne affidata la parrocchia di Trédrez nel 1285 e poi quella di Lohannes, nel 1293. Pur essendo giudice, non esitò a fare l’avvocato dei meno abbienti, per i quali istituì per primo il gratuito patrocinio e questo gli meritò appunto l’appellativo di avvocato dei poveri. Nel 1298 si dimise dai compiti ufficiali e si ritirò nel suo castello di Kermartin, che trasformò in asilo per diseredati, distribuendo loro tutti i suoi beni. Qui morì il 19 maggio 1303 e siccome fu reputato santo quando era ancora in vita, è stato canonizzato il 18 maggio 1347, durante il pontificato di Clemente VI ed è chiamato patrono della gente di legge.

PARTENIO di Roma
capo degli Eunuchi, martire a Roma nel 340.

PUDENTE di Roma
senatore romano, martire nel 164. Viene spesso identificato anche con il Pudente citato nella seconda lettera dell’apostolo Paolo a Timoteo. È il fondatore del “Titulus Pudentis”, di una chiesa parrocchiale romana.

TEOFILO da Corte
nato nel 1676 in Corsica e morto a Fucecchio, presso Firenze nel 1740. Nel 1693 si fece  francescano e si dedicò alla predicazione popolare, acquistando larga fama per carità e spirito apostolico. È stato canonizzato nel 1930, da Pio XI.

URBANO I papa
delle origini e della vita precedente non si sa niente, forse romano di nascita. Leggendariamente introdotto nella passio di santa Cecilia, è ormai certo che non morì martire. Secondo lo storico Eusebio di Cesarea, pontificò dal 222 al 230, in un clima di relativa pace sotto l’imperatore Alessandro Severo, molto tollerante verso i cristiani, perché la moglie, Giulia Mamea, simpatizzava apertamente per la nuova religione, al punto che una tarda leggenda sostiene che ricevette il battesimo. Urbano riservò solo ai vescovi l’amministrazione del Sacramento della Cresima. Dovrebbe essere morto il 25 maggio e sepolto, secondo un’iscrizione funeraria a lui dedicata, nelle catacombe di Callisto sull’Appia Antica.

 

I santi del giorno del 12 maggio

12 Mag

ACHILLEO di Roma
martire nel 304 sotto Diocleziano. Secondo la tradizione tramandata da Damaso I, che scrisse un elogio in suo onore, assieme a Nereo era un soldato addetto al tribunale che, convertitosi al cristianesimo, abbandonò il servizio militare e per questo venne condannato a morte e decapitato. Il suo sepolcro è conservato nelle catacombe di Domitilla, sulla Via Ardeatina, ed è onorato anche in una basilica costruita presso le terme di Caracalla. Un’altra fonte dice invece che i due martiri sono sepolti sulla Via Appia Antica, dove sorge la basilica dei Santi Nereo e Achilleo eretta tra il 390 e il 395.

CATERINA di Cardogna beata morta nel 1377.

DOMITILLA martire nel 304 sotto Diocleziano, assieme ad Achilleo, Nereo e Nicomede.

EPIFANIO di Salamina nato verso il 315 a Besando, in Palestina. Uno dei più eminenti Padri della Chiesa, nel 367 divenne prima vescovo di Costanza, l’antica Salamina, città greca sulla costa orientale dell’isola di Cipro e poi Metropolita. Polemizzò violentemente contro gli apollinaristi e gli origenisti, intervenendo nello scisma che divideva la Chiesa di Antiochia, in favore del vescovo Paolino e spinto dallo zelo andò anche a Costantinopoli per combattere la presunta eresia di Origene. Morì nel viaggio di ritorno nel 403, lasciando importanti scritti dogmatici in lingua greca molto utili per la conoscenza della Chiesa di quel tempo: Ancoratus, Sulle dodici gemme e Panarion, nel quale sono enunciate e confutate circa 80 eresie. 

GERMANO
nato nel 634, figlio del patrizio Giustiniano, che era stato messo a morte da Costantino IV. Eletto vescovo di Cizico, combatté il monotelismo e poi, quando nel 715 venne eletto patriarca di Costantinopoli, fu l’animatore della resistenza all’iconoclastia, difendendo energicamente il culto delle acre immagini. Per questa ragione, nel 730 l’imperatore d’Oriente Leone III, l’Isaurico , lo depose dalla carica. È morto il 12 maggio 732 lasciando un trattato teologico, uno scritto storico e 9 omelie. Nella Chiesa Ortodossa è celebrato il 12 maggio, in quella Cattolica, il 6 luglio.

IMELDA Lambertini
nata a Bologna nel 1320, entrò ancora bambina, nel convento domenicano di Valdipietra, presso Bologna. Morì il 12 maggio 1333, a soli 13 anni, subito dopo aver ricevuto la prima Comunione.

LEOPOLDO di Orvieto
frate minore francescano, nato nel 1732 a Gaiche, frazione del comune di Piegaro, in provincia di Perugia, morto nel 1815.

LEOPOLDO di Castelnuovo
Bogdan Mandic, nato il 12 maggio 1866 a Castelnuovo, in Dalmazia. All’età di 18 anni entrò tra i cappuccini a Venezia, prese il nome di frate Leopoldo e per 45 anni passò da un monastero all’altro, come confessore, particolarmente dei sacerdoti, restando nel confessionale anche 15 ore al giorno. Ebbe come doni straordinari profezia, capacità di leggere nel pensiero e anche le stigmate di Gesù. è morto a Padova il 30 luglio 1942.

NEREO
soldato romano martire con il compagno Achilleo, forse nel 304. Le notizie storiche sono state desunte dall’epigrafe marmorea posta dal papa Damaso I sulla tomba nelle catacombe di Domitilla, i cui frammenti sono poi stati posti nella nuova basilica dei Santi Nereo e Achilleo, sull’Appia Antica. Sono onorati anche in una basilica nei pressi delle terme di Caracalla.

NICOMEDE di Roma
martire del 1° secolo con Achilleo e Nereo.

PANCRAZIO di Frigia nato verso il 290. Secondo una passio poco chiara, avrebbe subito il martirio, a Roma sotto Diocleziano, il 12 maggio 304. Il suo culto è antichissimo, a Roma, ma anche in Francia e Inghilterra. Sul luogo della sua sepoltura, nel cimitero di Ottavilla, al 2° miglio della Via Aurelia, papa Simmaco fece costruire una basilica in suo onore, dotata del titolo cardinalizio.

RICTRUDE di Tournai
badessa, morta in Fiandra nel 688. Madre di un sant’Eusebio, quando rimase vedova si fece monaca prendendo il velo da Amando, vescovo di Maastricht e poi fondò il monastero di Marchiennes, presso Tournai, in Belgio, del quale fu superiora per quarant’anni.

ROSSANA di Bretagna ROXANA
nobile badessa vissuta nel 12° secolo in Bretagna, antica regione francese, nella penisola omonima, tra l’Atlantico e il canale della Manica.

SILVESTRO II papa 
 Gerberto di Aurillac, nato nel 945 in Alvernia, da una famiglia di umili condizioni, poté comunque formarsi una vasta cultura nelle scuole spagnole di Vigo e Cordova, dove studiò matematica e astronomia. Giunto alla corte pontificia nel 970, Giovanni XIII lo nominò abate di Bobbio, dove nel 983, fondò una scuola di studi cristiani, divenuta famosa in tutta Europa. Nel 998 divenne arcivescovo di Ravenna per volere dell’imperatore Ottone III, il quale un anno dopo lo impose al pontificato con il nome di Silvestro II. Il merito principale del suo breve papato fu quello di aver dato un forte impulso all’evangelizzazione dei popoli slavi: in Polonia tenne a battesimo la Chiesa cattolica fondando l’arcivescovado di Gniezno, mentre in Ungheria favorì la nascita della chiesa e dello stato magiaro, incoronando, nel Natale del 1000, il re Stefano I, futuro santo. Nel 1001 fu costretto a lasciare Roma per una rivolta fomentata dalla potente famiglia Crescenzi contro Ottone III e si rifugiò a Todi con lui. Morto l’imperatore, poté tornare alla sua sede, ma solo a prezzo di un umiliante compromesso. Morì il 12 maggio 1003 e venne sepolto in Laterano.

I santi del giorno del 25 aprile

25 Apr

ANIANO di Alessandria
calzolaio di Alessandria d’Egitto che, secondo una tradizione, convertito e battezzato dall’Evangelista Marco, divenne vescovo della sua città. Morto nell’ 85, le reliquie sono conservate a Venezia, assieme a quelle di S. Marco.

BALDASSARRE frate francescano di Mondovì.

BATTISTA Piamarta
Giovanni Battista, nato a Brescia il 26 novembre 1841, di famiglia modesta. Orfano della madre a soli 9 anni, ebbe comunque buoni educatori cristiani nell’oratorio parrocchiale dedicato ai santi Faustino e Giovita, che lo portarono a interessarsi dell’educazione dei giovani attraverso la formazione al lavoro. Ordinato sacerdote nel 1865, dopo varie esperienze pastorali, la sua opera di promozione umana iniziò il 3 dicembre 1886 con 4 ragazzi di famiglie povere, dando vita all’Istituto Artigianelli per l’apprendimento professionale dei giovani, specialmente orfani e poveri. Con questo scopo fondò la Congregazione della Sacra Famiglia di Nazareth, oggi diffusa in Italia, Brasile, Cile e Angola. Assieme a padre Monsignori aprì una colonia agricola per i giovani contadini, a Remedello nella campagna di Brescia e poi, con Elisa Baldo, fondò anche la Congregazione delle Umili Serve del Signore, per l’assistenza agli ammalati e l’educazione della gioventù femminile. La sua forza era l’unione con il Signore, sostenuta da una preghiera intensa, fedele e prolungata dalla quale riceveva il dono di poter lavorare senza risparmio di energie in tutte le sue opere. Morto il 25 aprile 1913, è stato beatificato da Giovanni Paolo II, il 12 ottobre 1997. Alcuni dei suoi “figli”, dal 1992 operano a Milano nel Centro Padre Piamarta e nella Parrocchia di San Girolamo Emiliani.

CALLISTA di Siracusa martire nel 304 in Sicilia, assieme al fratello ERMOGENE ed EVODIO.

ERMINIO di Lobbes
nativo di Laon, nella Francia Settentrionale, entrò nel monastero benedettino di Lobbes, dove divenne abate e poi vescovo itinerante. Nel 713 fu il successore del vescovo Ursmaro di Noyon, del quale era stato discepolo. Morì il 25 aprile 737.

FRANCA Visalta
nata a Piacenza nel 1173. Entrata  giovanissima in un convento benedettino, a 14 anni pronunciò i voti e fece la professione religiosa. Nel 1206 fu mediatrice tra Piacenza e papa Innocenzo III, riuscendo a riportare la pace. Modello di preghiera e di mortificazione, qualche anno più tardi si trasferì nel monastero cistercense di San Siro a Pittolo, Piacenza, del quale divenne badessa. Morì il 25 aprile 1218 e alle sue intercessioni furono attribuiti diversi miracoli .

MARCO Evangelista
notizie sicure della sua vita ci sono date dagli Atti degli Apostoli e dalle lettere di Paolo. Il vero nome era Giovanni, mentre Marco era il soprannome. Cugino di Barnaba, missionario e compagno di Paolo nel suo primo viaggio, era nato a Gerusalemme figlio di una certa Maria, in una casa dove fedeli e discepoli della Chiesa si radunavano e dove si rifugiò anche Pietro dopo la liberazione dal carcere. Forse ricevette il battesimo dallo stesso Pietro, che lo chiamava “figlio” e del quale fu discepolo e interprete, tanto che dalla loro collaborazione è nato il Vangelo che porta il suo nome, scritto tra il 54 e il 61. Interprete e portavoce del suo maestro, ci ha tramandato la catechesi del capo del collegio apostolico, usando un linguaggio scarno, semplice e immediato come quello della lingua parlata, ma presentando molti latinismi, forse è stato scritto a Roma. La sua derivazione da Pietro è rivelata anche dal silenzio che vi si osserva su tutto ciò che è in lode dell’apostolo e dall’umile esposizione della sua fragilità. Lo scopo di questo Vangelo è quello di dimostrare la divinità di Cristo con prove concrete dei più strepitosi miracoli e del dominio assoluto sulle forze demoniache e naturali, rappresentando  anche il tipo di insegnamento popolare che si dava a chi chiedeva di essere iniziato ai misteri cristiani. È una raccolta di detti e fatti per esprimere, a grandi linee la missione di Cristo Salvatore e che potrebbe servire da vademecum a un catechista anche ai giorni nostri. Sembra che dopo aver evangelizzato l’Egitto, vi abbia fondato la Chiesa di Alessandria, dove morì martire nel 68. Nell’828, secondo una tradizione, due veneziani, Bruno da Malamocco e Rustico da Torcello, si fecero consegnare le spoglie del Santo e le trasportarono a Venezia. San Marco divenne da allora il protettore della città e in suo onore,  nell’829 il Doge Giustiniano, iniziò la costruzione della celebre basilica a lui intitolata, nella quale i resti sono conservati nell’altare maggiore in marmo verde antico. I suoi attributi sono: il Libro, la penna e il Leone. La Repubblica di Venezia prese come emblema il Leone alato che, nell’Apocalisse di Giovanni, simboleggia San Marco.

MELLA vedova martire nell’8° secolo.

I santi del giorno del 5 aprile

5 Apr

ALBERTO di Montecorvino
proveniente dalla Normandia, si trasferì con la famiglia, a Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno, dove venne nominato vescovo e dove morì nel 1127. Montecorvino è stata sede vescovile fino al 1433.

ASSUNTA – Maria ASSUNTA Pallotta, santa morta nel 1905.

EUTICHIO di Costantinopoli
nato nel 512. Nel 552 alla morte di Mena, fu il suo successore nel patriarcato e uno dei presidenti del Concilio Ecumenico del 553, svoltosi nella sua città. Morì nel 582 e venne onorato come santo sia in Oriente come a Venezia.

EVA di Liegi ricordata anche il 14 Marzo

EMELLO o DIDIMO martire in Galazia.

GERARDO dei Tintori
filantropo nato a Monza, nel 1134. Nel 1174 fondò un ospedale attualmente intitolato a lui, al quale dedicò tutte le sue ricchezze e tutta la vita, nella cura e nella consolazione degli ammalati. È morto nel 1207 e nel 1836 la città riconoscente gli ha intitolato una bella chiesa.

GIULIANA di Liegi
nata nel 1191 in Belgio, si fece suora agostiniana, allieva di suor Sapienza, alla quale successe come superiora nel convento di Mont-Cornillon nel 1230 circa. È conosciuta sopratutto come l’iniziatrice della festa del Corpus Domini, alla quale dedicò molte delle sue energie. Morì a Fosses, presso Charleroi, nel 1218.

IRENE di Tessalonica ricordata anche il 01 Aprile.

RINA di Maiorca
diminutivo di CATERINA de’ Thomas, religiosa agostiniana, nata nel 1533 a Valldemuzza, Maiorca. Condusse vita di meditazione nel monastero di Santa Maria Maddalena di Palma de Maiorca, dove fu canonicale e dove  morì nel 1574. E’ stata canonizzata da Pio XI, nel 1930.

VINCENZO Ferreri
Vicente Ferrer, nato a Valencia, in Spagna nel 1350, da una nobile famiglia. Nel 1367 entrò tra i Frati Domenicani, dove divenne maestro di teologia. Nel 1398, mentre era ricoverato per una grave malattia, obbedendo a una visione celeste, chiese e ottenne, una volta guarito, di dedicarsi alla predicazione. Per circa vent’anni viaggiò a cavallo di un asino invitando alla penitenza, sempre circondato da molte schiere di pellegrini. Con la sua predicazione popolare, missionaria, di tono apocalittico e la fama di taumaturgo accompagnata da numerosi prodigi, richiamò folle enormi, ottenendo molte conversioni, particolarmente tra i Giudei e i Mori spagnoli. Predicò anche in Francia, Piemonte e Lombardia, combattendo le eresie dei Catari e dei Valdesi. Morì il 5 aprile 1419 a Vannes, in Francia e venne canonizzato nel 1458 da Pio II.

I santi del giorno del 30 marzo

30 Mar

AMEDEO IX duca di Savoia
nato a Thonon-les-Bains il 1° febbraio del 1435, figlio di Ludovico e di Anna di Bisignano. Nel 1452 sposò Jolanda di Valois, figlia del re di Francia Carlo VII e sorella minore di Luigi XI. Il giovane duca, che soffriva di epilessia, era un pacifista convinto molto benvoluto dal popolo, tanto che i poveri e i mendicanti accorrevano alla sua mensa, sempre aperta a tutti. Nel 1459 partecipò al Concilio di Mantova, ma 10 anni dopo per l’aggravarsi del suo male, cedette il governo alla moglie Jolanda perché  pur avendo 6 figli l’unico in età di governo, Carlo, era morto da poco. Si consacrò allora ancora di più ai poveri e agli indigenti, fondando ospedali e monasteri e sostenendo le opere di carità della Chiesa. Morto a Vercelli il 30 marzo 1472 venne sepolto in una cappella a lui dedicata, nella chiesa di Sant’Eusebio  San Francesco di Sales raccolse le prove per la sua beatificazione, che avvenne nel 1677 per opera di Innocenzo XI, che pochi anni dopo ne proclamò anche la santità.

DECIO martire egiziano del 4° secolo.

DONNINO di Salonicco martire assieme a Vittore

GIOACCHINO da Fiore
nato dopo il 1130 a Celico, Cosenza, da una famiglia di contadini. Abate cistercense di Flora, in Calabria, ritenuto un profeta, sconfinò nell’eresia  ammettendo nella Trinità tre distinte divinità, le quali operano così: il Padre fino alla venuta del Figlio, questi fino al 13° secolo, per poi lasciare il campo allo Spirito Santo fino alla fine dei secoli. È morto nel 1202 a Canale, frazione di San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, dopo essersi sottomesso al giudizio della Chiesa. I libri scritti in difesa del “Triteismo”, furono condannati, sia dal Concilio Laterano del 1215, che da quello di Arles del 1260. Il popolo comunque lo acclamò subito santo e ci fu anche chi raccolse prove per giustificare queste richieste, ma è rimasto solo beato fino al 2001, quando l’arcivescovo di Cosenza, monsignor Giuseppe Agostino ha riaperto il processo di canonizzazione. Le spoglie si trovano nella cripta dell’abbazia di San Giovanni in Fiore.

GIOVANNI Climaco
scrittore ascetico greco, nato nel 579. Discepolo di Gregorio di Nazianzo, a 16 anni entrò nel convento del monte Sinai e poi a 19 si fece anacoreta in una grotta a Tholas, sempre ai piedi del monte, ma verso i sessant’anni  cedendo alle insistenze dei monaci, accettò di diventare abate del famoso convento di Santa Caterina. Morì verso il 649, lasciando un trattato ascetico, la Scala del Paradiso, in cui indica i gradi dell’ascesa spirituale verso la perfezione morale, diviso in 30 libri, a ricordo dei 30 gradini della misteriosa scala di Giacobbe. Questo testo divenne così popolare che fu tradotto in molte lingue.

LEONARDO Murialdo
nato a Torino il 26 ottobre 1828, figlio di Lorenzo e Teresa Rho, in una ricca famiglia borghese, con un fratello e ben 7 sorelle, all’età di 8 anni entrò nel collegio dei Padri Scolopi di Savona, assieme al fratello Ernesto. Studente di teologia all’università di Torino, dopo la laurea, il 20 settembre 1851 fu ordinato sacerdote e 6 anni dopo venne chiamato da don Bosco a dirigere l’oratorio di San Luigi a Torino. Nel 1865 tornò studente nel Seminario di San Sulpizio a Parigi per un anno di approfondimento teologico e il 19 marzo 1873, fondò la Pia Società Torinese di San Giuseppe, i “Giuseppini del Murialdo”, come furono poi chiamati, diventando il prete dei quartieri più poveri, dei ragazzi di strada e dei giovani apprendisti, che allora erano chiamati “artigianelli”. Si preoccupò molto dell’organizzazione sociale e cristiana degli operai, della loro assistenza materiale e spirituale, delle cooperative, mutue, casse di credito e dei circoli del dopolavoro. Nel 1876 fondò anche un giornale per dare voce e spazio a questi problemi, “La voce dell’operaio”, primo giornale cattolico nato in Italia e 2 anni dopo iniziò ad aprire colonie agricole e case famiglia per operai e giovani studenti. Negli ultimi anni della sua esistenza diede vita anche a numerose iniziative di carattere politico e sociale, auspicando la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana, creando i comitati elettorali. Stremato dalle fatiche è morto a Torino il 30 marzo 1900, è stato proclamato beato da Paolo VI, nel 1963 e canonizzato dallo stesso papa il 3 maggio 1970. Nei Giuseppini è festeggiato anche il 18 maggio.

PASTORE vescovo di Orleans.

QUIRINO di Roma secondo una leggenda, sarebbe stato il carceriere del papa Alessandro I, che lo aveva convertito e battezzato insieme alla figlia Balbina. Arrestato assieme a due sacerdoti, Evenzio e Teodulo, si rifiutò di apostatare e perciò fu prima torturato e poi decapitato, intorno al 117.

REGOLO di Senlis protovescovo martire di Senlis, nei pressi di Parigi. Secondo una tradizione del 9° secolo, sarebbe stato di origine greca, inviato in Gallia alla stessa epoca di Dionigi, Eleuterio e Rustico. Presumibilmente venne creato vescovo nella prima metà del 4° secolo.

VITTORE di Salonicco martire assieme a Donnino.

ZOSIMO di Siracusa vescovo martire, vissuto tra il 570 e il 660.

I santi del giorno del 19 marzo

19 Mar

AMANZIO diacono martire di Gand, in Belgio.

APOLLONIO vescovo.

GIUSEPPE
sposo di Maria e padre putativo di Gesù. Appartenente alla stirpe di Davide, il padre si chiamava Giacobbe o Eli e la famiglia proveniva da Betlemme. Si era però trasferito a Nazareth, dove secondo la tradizione, esercitava la professione di falegname o carpentiere. Durante il fidanzamento con Maria, accortosi della sua prossima maternità, pensò di ridarle con discrezione la libertà, ma quando fu avvisato da un angelo del concepimento verginale, acconsentì al matrimonio. Accompagnò la moglie a Betlemme per il censimento, assistette alla nascita di Gesù e lo portò poi in Egitto con Maria, per sfuggire alla persecuzione di Erode il Grande. Dopo la morte di costui, si stabilì a Nazareth e quando Gesù compì i 12 anni, la famiglia andò a Gerusalemme per la Pasqua dei Giudei e in quell’occasione i genitori smarrirono il Figlio ritrovandolo solo dopo tre giorni di ricerche, nel tempio, seduto in mezzo ai dottori della Legge, mentre li ascoltava e interrogava ed è questa l’ultima volta che appare accanto a Lui. Dai Vangeli non si sa nulla della morte, tanto che è indicato come il “santo più silenzioso della Chiesa”, forse morì prima dell’inizio della vita pubblica di Gesù, o ancora prima delle nozze di Cana, perché la tradizione sulla sua vita è in gran parte ricavata dai racconti degli apocrifi. L’8 dicembre 1870 Pio IX lo ha proclamato patrono di tutta la Chiesa Universale e nel 1955, Pio XII ha istituito la festa di San Giuseppe Artigiano, fissandola al 1° Maggio, festa dei lavoratori.

ISNARDO da Chiampo
nato a Chiampo, provincia di Vicenza, nel 1218 entrò nei Domenicani a Bologna, poi fu a Milano e dal 1230 a Pavia, dove gli venne affidata la Chiesa di Santa Maria di Nazareth. Fondò il primo monastero domenicano della città, divenendovi priore e qui morì nel 1244.

LANDO o LANDOALDO sacerdote di Gand.

LEONZIO di Frejus vescovo di Frejus, morto nel 361.

MARCELLO Callo
di origine contadina, nato il 6 dicembre 1921, a Rennes, entrò nella Gioventù Operaia Cattolica di Francia, assumendo la direzione di un gruppo. Durante la seconda guerra mondiale, svolse apostolato laico, seguendo in Germania alcuni deportati francesi. Arrestato dalla polizia segreta nazista, fu internato nel campo di concentramento di Mauthausen, sul Danubio presso Linz, in Austria, dove morì il 19 marzo 1945, in seguito a maltrattamenti e torture subiti. È stato beatificato, come martire, nel 1987 da Giovanni Paolo II.

QUARTILLA di Sorrento martire assieme a MARCO, QUINTO e QUINTILLA.

SIBILLA Biscossi beata morta nel 1367.

UGONE di Barcellona cardinale di Barcellona, beato.

I santi del giorno del 13 marzo

13 Mar

AGNELLO da Pisa
francescano, nato a Pisa nel 1194 e morto a Oxford nel 1232. Nel 1217 venne inviato in Francia da Francesco d’Assisi come custode dei conventi della regione parigina e fu fondatore e poi superiore dell’abbazia di San Dionigi. Nel 1224 introdusse in Inghilterra l’Ordine dei Frati Minori, fondò numerose chiese e una scuola teologica a Oxford, che fu diretta da Roberto Grossatesta. Beatificato dal papa Leone XIII, nel 1892.

ANSOVINO
consigliere del re d’Italia Ludovico II il Germanico, dall’843 all’861 fu vescovo di Camerino, provincia di Macerata. Le reliquie si trovano in un’arca gotica del 14° secolo, nella cripta della cattedrale della città, della quale è patrono.

ARRIGO d’Ungheria figlio di santo Stefano d’Ungheria, martire.

CRISTINA
martire in Persia assieme a Patrizia, come è ricordata nel Martirologio Romano.

EUFRASIA di Costantinopoli
nata nel 380. Figlia di un governatore della Licia, perduto il padre in giovane età, si ritirò in un convento della Tebaide, dove morì nel 420 circa. Eufrasia significa “gioia, letizia” e così, in questa data, viene festeggiata anche come santa LETIZIA.

FEDELE Carpoforo patrono di Arona.

GRAZIOSO martire.

LEANDRO di Siviglia ricordato anche il 27 febbraio

MACEDONIO di Nicomedia martire con le sante Patrizia e Modesta.

MODESTA di Nicomedia vergine martire in Bitinia, assieme a Patrizia.

NICEFORO
nato a Costantinopoli nel 758 e morto verso l’829, a Scutari in Albania. Nominato Patriarca di Costantinopoli nell’806 dall’imperatore Niceforo I di Seleucia, venne con lui in contrasto a causa del culto delle immagini e poi essendosi opposto anche alla politica iconoclasta di Leone V, l’Armeno, nell’815 venne deposto ed esiliato a Scutari. Ha lasciato opere teologiche, una importante Storia dell’Impero Greco dal 602 al 769 e una “Cronaca”, che va da Adamo fino all’829.

PATRIZIA di Nicomedia martire assieme al marito Macedonio e alla figlia Modesta, verso il 304.

PATRIZIA di Persia martire assieme a Cristina. 

RODRIGO di Cordova sacerdote ed eremita a Cabra, presso Cordova in Spagna, fu denunciato dal fratello agli occupanti Saraceni, dopo che aveva tentato invano di fargli rinnegare la fede cristiana, per passare all’islam. In carcere si incontrò con un certo Salomone, laico, anch’egli imprigionato per lo stesso motivo e così si unì a lui in penitenza e preghiera. Vennero poi condannati a morte, decapitati il 13 marzo 837 e gettati nel Guadalquivir. I loro corpi furono recuperati da alcuni cristiani e Rodrigo fu sepolto nella Chiesa di San Genesio.

RUGGERO Le Fort
nato nel 1298, nel castello di Ternes, in Francia, si laureò in utroque jure, cioè sia in diritto civile che canonico e nel 1323 fu eletto vescovo di Orleans. Cinque anni dopo fu trasferito alla diocesi di Limoges e nel 1343, a quella di Bourges. È morto il 13 marzo 1367.

SABINO del Nilo
visse a Ermopili (oggi El-Ashmunein), sul Nilo, al tempo della persecuzione di Diocleziano. Come altri cristiani era costretto a vivere nascosto fuori città, aspettando tempi migliori. Denunciato come cristiano, accusato di aver dato l’elemosina a un mendicante, fu arrestato e condotto davanti al governatore Arriano, il quale, dopo averlo fatto torturare, lo condannò a morte, gettato nel fiume legato a una pietra. Dopo tre giorni, il corpo venne ripescato ed ebbe onorata sepoltura.

SALOMONE di Cordova
martire nell’837, a Cordova, in Spagna, assieme a Rodrigo. Il corpo che era stato gettato nel Guadalquivir, venne recuperato e sepolto nella chiesa dei santi Cosma e Damiano.

I santi del giorno del 12 marzo

12 Mar

BERNARDO di Capua
cappellano del figlio del principe di Capua, Giordano, che lo nominò poi vescovo della diocesi di Sessa Aurunca. Le notizie sulla sua vita, poche e incerte, dicono che traslò le reliquie dell’eremita Martino dal monte Marsico e che forse è morto nel 1109 a Carinola, presso Caserta, dove nella cattedrale da lui fondata, esiste il suo sepolcro marmoreo.

FINA o SERAFINA
nata a San Gimignano, nel 1238 e morta il 12 marzo 1253. Praticò la regola benedettina vivendo nella propria casa, assistita dalla nutrice Beldia. Pur essendo povera, fu molto caritatevole e sopportò con cristiana rassegnazione dolorose malattie che dall’età di 10 anni la tennero emarginata da tutti. Nella chiesa Collegiata di San Gimignano, città della quale è patrona, esiste una cappella a lei dedicata con due affreschi di Domenico Ghirlandaio, nei quali San Gregorio benedicente annunzia alla santa, distesa sulla tavola di quercia, il giorno della sua morte.

GIUSTINA Bezzoli
nata ad Arezzo nella seconda metà del 13° secolo, quando ebbe 13 anni entrò nel monastero benedettino di San Marco. Passò tutta la vita tra questo monastero, quello di Ognissanti, sempre in Arezzo e quello di Civitella in Val di Chiana. Quando perdette la vista, fu ricondotta nel monastero di Ognissanti, dove è morta il 12 marzo 1319.

GREGORIO Magno
nato a Roma nel 540, figlio di Gordiano e di Silvia, entrambi santi. Prefetto di Roma dal 573, alla morte dei genitori si fece monaco e trasformò la sua casa nel monastero benedettino di sant’Andrea al Celio, del quale divenne poi abate e fece fondare 6 nuovi monasteri nelle terre possedute dalla sua famiglia in Sicilia. Ordinato diacono nel 575 da Benedetto I, dal 579 al 585, fu nunzio apostolico a Costantinopoli e poi, tornato in Italia, consigliere del papa Pelagio II, che il 7 febbraio 590 morì di peste. Per unanime consenso del clero e del popolo romano, venne subito eletto al pontificato, anche se poté essere consacrato solo 6 mesi dopo, il 3 settembre e continuò a vivere monasticamente. Agì riaffermando il principio della supremazia romana sulla Chiesa d’Occidente e sia pure con maggior tatto, anche su quella d’Oriente. Nel 599 pose fine alle lotte con l’Esarcato di Ravenna e nello stesso periodo, iniziò la grande opera di conversione dei Longobardi e fu anche il primo papa ad assumere l’umile titolo di “servis servorum Dei”, che in seguito venne usato da tutti i successori. Uomo di instancabile attività provvide al governo della Chiesa occupandosi anche dell’evangelizzazione e nel 596 mandò Agostino, priore del monastero di sant’Andrea  con 40 monaci, in Britannia fra gli Angli e poi altri missionari tra i Franchi e nell’Europa del Nord. Ottenne la conversione dei Visigoti di Spagna, e stroncò l’eresia dei Donatisti in Africa. È stato il principale artefice della ricostruzione di Roma, devastata da invasioni, saccheggi e calamità naturali. Morto il 12 marzo 604, sepolto in San Pietro e santificato per acclamazione poco dopo la morte. Ha lasciato molti scritti, fra i quali un importante Epistolario, che raccoglie, in 14 libri, circa 800 lettere, documenti vivissimi del tempo, la Regola Pastorale, i Moralia, le Omelie sui Vangeli, Ezechiele e Cantico dei Cantici. Da non dimenticare, i “Dialoghi”, nei quali narra virtù e miracoli di santi italiani e la storia di San Benedetto e dei Longobardi. Provvide a una grande riforma liturgica, introdusse il canto gregoriano al fine di rendere più viva e sentita la partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica, represse gli abusi e infine promosse e organizzò solidamente la vita monastica. Chiamato Padre della Chiesa Occidentale, è stato definito uno dei più grandi Dottori della Chiesa.

LUIGI Orione
nato il 23 giugno 1872 a Pontecurone, Alessandria. Dopo un breve periodo di esperienza fra i Frati Minori di Voghera, nel 1886 fu a Torino con don Bosco. Dopo la morte del santo stava per farsi salesiano, ma nel 1889 sentì un’altra vocazione ed entrò nel seminario di Tortona. Ordinato sacerdote il 13 aprile 1895, si diede in grande stile a opere di carità, fondò la Piccola Opera della Divina Provvidenza, la congregazione delle Piccole Suore Missionarie della Carità, il Piccolo Cottolengo di Milano e fece costruire il santuario della Madonna della Guardia a Tortona. Nel 1908 fu a Messina con i soccorsi per le vittime del terremoto e papa Pio X lo nominò vicario generale di quella diocesi, dove rimase per tre anni. Nel 1914 iniziò a mandare i suoi sacerdoti in Argentina a fondare opere missionarie, scuole, colonie agricole, parrocchie e orfanotrofi  Nel febbraio del 1921 fu a Trento dove acquistò i macchinari e le edizioni di una tipografia fallita, li portò a Venezia e con l’aiuto del Patriarca, cardinale La Fontaine, diede vita a un movimento editoriale di buona stampa e lavoro ai ragazzi dei suoi due istituti Artigianelli e Manin. Morto il 12 marzo 1940 a Sanremo, il 26 ottobre 1980 è stato beatificato da Giovanni Paolo II, che poi lo ha solennemente canonizzato il 16 maggio 2004, iscrivendo il suo nome nella grande famiglia dei santi. I suoi figli della Divina Provvidenza sono attualmente circa un migliaio e operano in 29 nazioni. Recentemente sono stati aperti nuovi Piccoli Cottolenghi a Manila e Città del Messico, mentre sono quasi pronti quelli di Bucarest e Fortaleza in Brasile.

MAMILIANO di Roma
martire del quale esiste un’urna sepolcrale nella Cattedrale di Sovana, in provincia di Grosseto.

NICODEMO di Mammola
nato a Cirò presso Catanzaro, all’inizio del 10° secolo. Asceta, discepolo dell’abate Fantino, fondò una “laura” sul monte Cellerano, vicino a Locri e un monastero per monaci greci a Mammola, in provincia di Reggio Calabria, dove morì nel 990. Nel 1630 è stato proclamato protettore, patrono di Mammola.

PIETRO diacono santo morto nel 605.

SERAFINA santa vissuta in Armenia, martire verso il 426.

SIMEONE il Teologo
nato nel 949 a Galaté, in Paflagonia, fu educato a Costantinopoli. Abate del monastero di San Mama e ottimo amministratore, in seguito ad alcune questioni teologiche e contrasti con i monaci per suo zelo riformatore, fu costretto a dimettersi e andare in esilio. Quando fu richiamato, preferì continuare la sua solitudine e costruì un nuovo piccolo monastero a Santa Marina, dove si ritirò e scrisse molte opere spirituali. Morì il 12 marzo 1022.

TEOFANE di Calonima
cronista bizantino nato nel 758 in una famiglia ricca. Distribuì ai poveri i suoi averi e si fece monaco nel monastero del monte Kara-Dag, nell’odierna Turchia e poi si ritirò poi sull’isola di Calonima, fondandovi un suo monastero. Qualche tempo dopo ne fece erigere un altro a Campogrande, non lontano da quello di Kara-Dag, del quale fu superiore per 29 anni. Partecipò al 2° Concilio di Nicea contro gli iconoclasti ma, nell’815 venne esiliato a Costantinopoli dall’imperatore Leone V e nell’817 a Samotracia, in Grecia dove morì il 12 marzo. Tra l’811 e l’815 ha composto una Chronographia, continuazione della Cronaca di Giorgio Sincello, che va dal 284 all’813.

ZONO di Alessandria vescovo martire in Egitto.

 

 

I santi del giorno del 26 febbraio

26 Feb

ALESSANDRO di Alessandria
nato nel 250, eletto vescovo e patriarca di Alessandria d’Egitto nel 313, convocò un sinodo provinciale per scomunicare l’eresiarca Ario che faceva parte del suo clero. Ordinò prima diacono e poi sacerdote Atanasio, con il quale ebbe una parte importante nel Concilio di Nicea del 325, il 1° ecumenico della storia della Chiesa, promosso dall’imperatore Costantino. Anche qui 250 vescovi condannarono la dottrina di Ario, proclamando che il Figlio è generato non creato ed è della stessa sostanza del Padre. È morto il 18 aprile 328, ma in Occidente la sua festa è il 26 febbraio.

ANDREA vescovo di Firenze all’inizio del 5° secolo.

CLAUDIANO di Perge
vescovo martire martire nel 3° secolo in Panfilia assieme a Conone, Papia, Diodoro e Nestore.

CONONE  martire a Perge in Panfilia, assieme al vescovo Claudiano, Diodoro, Papia e Nestore.

DIODORO di Perge martire in Panfilia, assieme al vescovo Claudiano e altri compagni.

FAUSTINIANO di Bologna vescovo di Bologna, morto nel 350.

NESTORE di Magydos vescovo martire in Panfilia. Subì il martirio durante la persecuzione di Decio, tra il 249 e il 252, essendosi rifiutato di convincere i suoi fedeli a sacrificare agli dei pagani. Fece fuggire dalla città tutti i cristiani, ma lui rimase al suo posto, così fu arrestato e condotto a Perge, presso Antalya, dove venne ucciso assieme a molti compagni, tra i quali Claudiano, Conone, Diodoro e Papia. Nel Martirologio geronimiano è ricordato il 25 febbraio.

PAPIA di Perge martire in Panfilia, assieme ai vescovi Nestore e Claudiano.

PORFIRIO di Gaza
nato nel 345 a Tessalonica (oggi Salonicco in Grecia) e morto nel 420 a Gaza, in Palestina. Dopo 5 anni di vita eremitica nel deserto egiziano, si fece monaco nella Palestina meridionale, dove fu ordinato presbitero. Nel 395 venne consacrato vescovo di Gaza e si impegnò a fondo per la diffusione del cristianesimo, intervenendo al Sinodo di Lydda. È ricordato per la sua austerità e anche perchè ebbe il dono di operare miracoli.

ROMEO di Lucca carmelitano, morto nel 1380, patrono di Lucca.

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