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I santi del giorno del 7 aprile

7 Apr

AFRAATE
di origine siriana, pagano. Convertito al cristianesimo, battezzato con il nome di Giacomo, si fece monaco anacoreta. Secondo una incerta tradizione del 10° secolo, divenuto vescovo, avrebbe subito il martirio nel 4° secolo.

DONATO martire assieme a EPIFANIO vescovo e RUFINO.

ERMANNO di Steinfeld
Ermanno Giuseppe, nato a Colonia nel 1150, i suoi genitori, pur essendo molto poveri, gli diedero una buona educazione religiosa. Entrò nell’abbazia dei canonici regolari premonstratensi, di Steinfeld, a Osnabruck in Germania, come fratello laico e fu adibito ai servizi di refettorio e sacrestia per anni, nell’attesa dell’ordinazione sacerdotale. Devoto della Beata Vergine, si suppone sia l’autore del più antico inno al Sacro Cuore di Gesù, “Summi regis cor aveto”. Colpito da febbri violentissime, morì nel 1241 a Hoven, in Danimarca, dove era stato inviato a predicare la Quaresima.

GIOVANNI B. de’la Salle
Giovanni Battista, nato a Reims il 30 aprile 1651, discendente da una famiglia di magistrati. Canonico nella sua città, a 16 anni entrò nel seminario di Saint-Sulpice dove fu ordinato sacerdote nel 1678. Dal 1679 collaborò all’apertura delle prime scuole gratuite, per fondare poi una congregazione religiosa di insegnanti laici, a voti semplici chiamata Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, con lo scopo principale dell’educazione dei ragazzi poveri. Queste scuole, nonostante le difficoltà e le opposizioni, si diffusero ben presto a Parigi e poi anche in provincia. Alla morte del fondatore, che avvenne a Rouen, il 7 aprile 1719, l’Istituto contava già 20 scuole gratuite, nelle quali il latino era stato sostituito con il francese perché era la lingua parlata. Attualmente ci sono più di 20 mila fratelli con scuole, ospedali, missioni e istituti di vario genere, diffusi nel mondo, con la sede generale a Roma. È stato canonizzato nel 1900 da Leone XIII e proclamato patrono degli educatori da Pio XII nel 1950

ORSOLINA di Parma beata vergine di Parma, morta nel 1140

PELEUSIO sacerdote martire.

SATURNINO di Verona
confessore della fede, vescovo martire di Verona nel 3° secolo.

I santi del giorno del 21 marzo

21 Mar

BENEDETTA Cambiagio
nata il 2 ottobre 1791 a Langasco, nell’entroterra genovese, penultima dei 5 figli di Giuseppe e Francesca Ghiglione, modesti agricoltori. Trasferitasi a Pavia con la famiglia costretta a emigrare per cercare lavoro, nel 1816 si dovette sposare con Giovanni Battista Frassinello, analfabeta ma agiato proprietario di attività economiche. Una sorella di Benedetta malata di cancro fu accolta nella loro casa e nell’assisterla maturò in lei la decisione di farsi religiosa. Così dopo due anni di vita matrimoniale senza figli, in accordo con il marito, fece voto di castità ed entrò a far parte delle Suore Orsoline di Capriolo (Brescia) mentre, nello stesso tempo, il marito veniva accolto nella congregazione dei Somaschi. Sull’esempio di Girolamo Emiliani, si dedicò alla promozione culturale delle ragazze abbandonate e nel 1826 venne affiancata dal marito uscito dai Somaschi per decisione del vescovo di Pavia, monsignor Tosi, davanti al quale rinnovarono il voto di castità. Assieme a lui e ad alcuni generosi, l’anno dopo aprì una prima scuola popolare gratuita. Nel 1838, Aprì a Ronco Scrivia, l’Istituto delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza, le cui regole ebbero l’approvazione dall’arcivescovo di Genova, Antonio Charvaz nel 1856. Lo scopo particolare è il servizio ai poveri e ai malati nelle opere assistenziali e a domicilio, più l’istruzione e l’educazione della gioventù. Attualmente ci sono case a Pavia, San Quirico, Genova, Rapallo e in Spagna, Brasile, Perù, Burundi e Costa d’Avorio. È morta il 21 marzo 1858 a Ronco Scrivia dove è stata sepolta, ma i suoi resti sono andati dispersi nella distruzione del cimitero durante la seconda guerra mondiale in seguito a un bombardamento anglo-americano nel 1944. È stata beatificata il 10 maggio 1987 e poi canonizzata solennemente il 19 maggio 2002, sempre da Giovanni Paolo II.

BENEDETTO da Norcia
nato a Norcia in Umbria nel 480, è considerato il vero fondatore del monachesimo occidentale. Di famiglia patrizia, all’età di 16 anni venne mandato a Roma per completare la formazione culturale e civile e qui trovò come compagno di studi il poeta e filosofo Severino Boezio, futuro ministro del re Teodorico. Dopo solo un anno, però, il desiderio di fuggire dalla corruzione che lo circondava, lo spinse a ritirarsi a vita eremitica, in una grotta a Vicovaro nei dintorni di Subiaco, sotto la guida di un monaco di nome Romano. In questo luogo che oggi è chiamato “Sacro Speco”, nel 13° secolo è poi sorto il monastero intitolato a San Benedetto. Benchè cercasse solamente la solitudine, per una certa fama di santità diffusasi, venne presto raggiunto da numerosi discepoli e con loro costituì 12 piccole comunità, ciascuna di 12 monaci, per i quali, metà del giorno doveva essere dedicata alla preghiera e l’altra al lavoro manuale, secondo il modello seguito da Pacomio in Egitto. Dopo 3 anni di austera penitenza, fu eletto abate da questi monaci, i quali però, stanchi della sua severità, tentarono di avvelenarlo. Lasciò Subiaco e verso il 529, si ritirò a Montecassino, dove tagliò il bosco sacro dedicato al culto pagano e convertì gli abitanti della zona al cristianesimo. Utilizzò gli edifici dei templi di Giove e Apollo per costruirvi due cappelle dedicate a Giovanni Battista e Martino di Tours, e la residenza per se e per i compagni. Predicò la conversione e negli anni seguenti fondò il famoso monastero e redasse la regola: per la glorificazione di Dio attraverso liturgia, lettura dei testi sacri e lavoro intellettuale e manuale (ora et labora). Morì il 21 marzo 547, 40 giorni dopo la morte della sorella Scolastica e fu sepolto accanto a lei che aveva diretto un monastero femminile, sempre a Montecassino. I loro resti sono stati riscoperti nel 1950 in seguito ai lavori di ricostruzione dell’abbazia, dopo i bombardamenti americani del febbraio 1944, nella seconda guerra mondiale, che l’avevano completamente distrutta. Il suo reliquiario, in argento dorato e smaltato, è custodito nella Cappella dei Priori, nel palazzo Comunale di Norcia, mentre la cripta della chiesa di San Benedetto, sempre a Norcia, è indicata dalla tradizione come la casa natale del Santo. La sua Regola, frutto di esperienza personale ispirata a grande moderazione, composta di un prologo e di 73 capitoli, costituì da allora in poi il motivo informatore di tutto il movimento del monachesimo occidentale. Sul finire del 7° secolo, in molte regioni europee la sua festa era celebrata il giorno 11 luglio, mentre in Italia si festeggiava il dies natalis, cioè il 21 marzo. Con la lettera apostolica “Pacis nuntius”, del 24 ottobre 1964, Paolo VI lo ha dichiarato patrono d’Europa, con festa liturgica l’11 luglio e facoltativa il 21 marzo.

BERILLO di Catania vescovo.

CLEMENZIA vergine martire.

DONNINO martire con FILEMONE.

ERMANNO monaco martire nel 13° secolo.

NICOLA de’ Flue
nato nel 1417 a Sachseln, presso Lucerna, in Svizzera. Contadino, fu poi ufficiale dell’esercito, consigliere comunale, giudice cantonale e deputato. Sposatosi con Dorotea che gli diede 10 figli, 5 femmine e 5 maschi (uno dei quali diventerà parroco), dopo un incontro con un frate benedettino di nome Mattia, all’età di 50 anni, con il consenso della moglie, abbandonò uffici e famiglia e si ritirò a vita eremitica nella gola di Ranft, in Svizzera, dove gli venne costruita una piccola cappella. Qui visse in preghiera e penitenza, dispensando saggi consigli ai visitatori e abbandonando solo tre volte il suo rifugio per far da paciere fra i Cantoni in guerra, come con la Convenzione di Stans del 1481. Morto il 21 marzo 1487, è il santo patrono della Svizzera, dove è festeggiato anche il 25 settembre. È stato canonizzato da Pio XII nel 1947.

ROBERTO di Bruges
nato alla fine dell’11 secolo a Bruges, nella Fiandra Occidentale (Belgio), vicino al confine con l’Olanda. Abbracciato lo stato ecclesiastico in giovane età, nel 1131 si unì all’abate Bernardo, facendosi monaco nell’abbazia di Clairvaux, in Francia. Nel 1139 divenne abate cistercense dell’abbazia della Dune, in Fiandra e nel 1153, successe a Bernardo, come abate di Clairvaux, dove morì nel 1157.

SANTUCCIA Terreboti badessa, morta nel 1305.

SERAPIONE di Alessandria
vescovo di Thmuis in Egitto, morto nel 362. Catechista ad Alessandria, lasciò l’incarico per ritirarsi nel deserto imitando Antonio abate, del quale fu un buon amico. Sacerdote dal 339, divenne vescovo prima del 343. Uomo molto colto, portò il contributo della sua dottrina al Concilio Ecumenico di Nicea del 325 e nel 343 a quello di Sardica, sostenendo con forza l’amico Atanasio. Dei suoi scritti ci è giunto solo un Trattato contro i Manichei e una raccolta di 30 preghiere, tra le quali un’anafora eucaristica. Lo scritto più importante, però, è il “Sacramento”, ritrovato nel monastero del monte Athos nel 1894.

UGOLINO Zeffirini santo morto nel 1370.

I santi del giorno del 8 febbraio

8 Feb

AMPELIO vescovo di Milano nel 7° secolo.

CIRIACO martire a Roma, con Lucio e Paolo.

EMILIANO l’Armeno ricordato anche il 28 Gennaio.

ERMANNO
mistico tedesco del 15° secolo. Viaggiò molto negli stati europei e si dedicò all’agiografia come mezzo di edificazione.

GIOVANNI di Matha
nato a Faucon, in Provenza, il 23 giugno 1160, studente di teologia all’Università di Parigi, ne divenne docente dal 1193. Ordinato sacerdote, durante la celebrazione della sua prima Messa, ebbe una visione: vide Dio che teneva per mano due schiavi in catene, uno bianco e uno nero. Assieme all’eremita Felice di Valois, a Ruggero ex prigioniero in Terrasanta e altri eremiti, fondò allora l’Ordine della Trinità, per la liberazione degli schiavi cristiani, sotto la protezione di Innocenzo III, che diede la sua approvazione nel 1198. Il fondatore andò subito in Africa e tornò con 200 schiavi riscattati, il fatto suscitò una grande impressione e diede il via ad altre operazioni simili. Morto a Roma il 17 dicembre 1213, due trinitari spagnoli ne trafugarono poi le reliquie e le portarono a Madrid. L’abito trinitario è bianco con una croce rossa e azzurra.

GIROLAMO Emiliani
di famiglia nobile, nato a Venezia nel 1486. Iniziata la carriera militare, prima come ufficiale e poi promosso generale, combattè contro i Francesi ma, fatto prigioniero, sarebbe stato liberato miracolosamente, per intercessione della Vergine Maria. Riuscendo a passare inosservato attraverso le linee nemiche giunse a Treviso, dove, in un santuario promise di dedicarsi ai più bisognosi. In seguito a questo episodio si convertì perciò alla vita cristiana e dopo l’ordinazione sacerdotale del 1518, quando la peste e la carestia devastarono la città, vendette tutti i suoi beni a favore dei poveri e istituì orfanatrofi a Bergamo, Brescia, Como, Milano, Venezia e Verona. Nel 1528 fondò la società dei Servi dei Poveri, detta poi dei chierici regolari di Somasca, per l’educazione e la cura particolare degli orfani. Servendo gli appestati contrasse anche lui la terribile malattia e morì l’8 febbraio 1537, a Somasca, in provincia di Bergamo. Beatificato dopo lunghi processi canonici da Benedetto XIV il 29 settembre 1747, è stato poi canonizzato vent’anni più tardi, il 12 ottobre, da Clemente XIII.

GIUSEPPINA Bakhita
nata a Olgassa nel Darfur (Sudan occ.) dopo il 1865. All’età di 9 anni fu rapita mentre raccoglieva erbe in un campo e si spaventò talmente che dimenticò il suo nome, Bakhita infatti, che vuol dire “fortunata”, è il nome che le diedero i suoi rapitori. Venduta più volte, conobbe molte sofferenze e umiliazioni, fu torturata e tatuata con una lama, per ogni sua piccola disobbedienza, fino al 1882, quando, acquistata dal console italiano Calisto Legnani trovò, in questa famiglia, affetto e serenità. Arrivata in Italia con il console nel 1884, entrò in contatto con le Canossiane di Schio e decise di farsi suora. Dopo essere stata battezzata nel 1890 con il nome di Giuseppina e aver ricevuto i Sacramenti cristiani, entrò nell’Istituto di Santa Maddalena di Canossa a Schio dove, dopo 3 anni di noviziato, fece la prima professione di fede. Qui rimase per quasi 40 anni, addetta ai lavori più umili in tutta semplicità, con il sorriso sulle labbra, illuminata da una fortissima spiritualità interiore. Dopo il 1935, assieme a una consorella fece anche una serie di viaggi di azione missionaria ben accolta dal popolo che la chiamava affettuosamente “Madre Moretta”. Colpita da molte sofferenze, costretta su una sedia a rotelle, è morta l’8 febbraio 1947. Proclamata beata nel 1992 è stata poi solennemente canonizzata nel Giubileo del 2000, domenica 1° ottobre, da Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro.

GIUSEPPINA Bonino
Giuseppina Gabriella, nata il 5 settembre 1843 a Savigliano, in provincia di Cuneo. Per trent’anni curò con amore il padre ammalato e in questo tempo, entrò nel Terz’Ordine Carmelitano e poi in quello Francescano. Pellegrina a Lourdes, ricevette la grazia della guarigione da una neoplagia alla colonna vertebrale. Per ringraziare la Madonna, con i beni ricevuti in eredità alla morte dei genitori, aprì un ospizio che chiamò della “Sacra Famiglia”, per accogliere le bambine abbandonate che nessuno voleva, e che non essendo orfane, non potevano essere accolte nell’orfanotrofio comunale. Nel 1881 ha fondato la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Savigliano. È morta a Savona l’8 febbraio 1906.

JACOPINA de’Settesoli
chiamata anche Giacomina, morta nel 1239.

LEDA martire senza notizie.

LUCIO di Roma martire assieme a Ciriaco e Paolo.

ONORATO di Milano
29° vescovo di Milano, nominato nel 567. Combattè l’eresia ariana e cercò di difendere il popolo dalle invasioni barbariche, ma nel 568, alla venuta dei Longobardi, venne mandato in esilio e si rifugiò a Genova, ospite di Verano di Albenga. Fece parte del gruppo di vescovi che si oppose alla condanna dei “Tre Capitoli”. Morì nel 570.

PELAGIO II papa
nato a Roma verso il 520, figlio di un certo Unigildo di origine gotica, salì al papato il 26 novembre 579, dopo Benedetto I, senza attendere la conferma imperiale da Costantinopoli, dove però inviò come Nunzio il futuro papa Gregorio Magno. Roma in quel tempo era assediata dai Longobardi, dei quali si liberò solo dopo alcuni anni, facendo intervenire in aiuto l’esercito dei franchi. Implicato nella questione dei Tre Capitoli, contro i vescovi istriani e il patriarca di Aquileia, fermi nella loro apostasia è ricordato perchè cercò di restaurare alcune chiese distrutte e le catacombe di Ermete. Fece ricoprire di lamine d’oro l’Altare della Confessione in San Pietro e fu molto rattristato dalla distruzione dell’abbazia di Montecassino, incendiata nel 589 dal longobardo Zotto, duca di Benevento. Morì il 7 febbraio 590, vittima dell’epidemia di peste, mentre Roma era colpita anche da una grave carestia.

SEBASTIANO
martire a Trevi assieme a Emiliano l’Armeno.

STEFANO di Muret
nato nel 1048, figlio del visconte di Thiers, in Alvernia(v). All’età di 12 anni fu accompagnato dal padre a un pellegrinaggio alle reliquie di San Nicola di Bari, ma durante il viaggio si ammalò di pertosse e il genitore lo affidò al vescovo di Benevento, Milone. Durante la convalescenza rimase affascinato da un gruppo di eremiti locali e così, quando nel 1076 tornò guarito in Francia, volle diventare eremita ritirandosi in un luogo solitario a Muret, nei pressi di Limoges. Qui, assediato da frotte di pellegrini che venivano per consigli e sopratutto miracoli, gettò le basi di un ordine religioso, che i suoi discepoli trasferirono poi a nel “deserto di Grandmont”, sempre vicino a Limoges, assieme alle sue reliquie. Morto nel 1124, è stato canonizzato da Clemente III, nel 1189.

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