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I santi del giorno dell’8 agosto

8 Ago

ARTURO
martire.

CIRIACO di Roma
arcidiacono martire. Secondo una passio leggendaria del 6° secolo, subì il martirio nel 306, assieme Largo, Smaragdo e altri 20 compagni, durante la persecuzione di Massimiano Erculeo, presso la Via Salaria e sepolto sulla Via Ostiense.

DARIA
vergine martire.

DOMENICO di Guzman
nato nel 1170 a Caleruega, provincia di Burgos, Spagna, figlio di Felice e di Giovanna d’Aza. Studiò teologia all’università di Palencia (nella Vecchia Castiglia) e divenne canonico regolare della Chiesa di Osma. Dal 1203 e poi negli anni seguenti accompagnò il suo vescovo, Diego de’Acevedo, nelle missioni diplomatiche in Danimarca e Scandinavia. Al ritorno, passando per la Linguadoca, presso Montpellier, furono testimoni dei progressi dell’eresia albigese e si unirono ai legati inviati da Innocenzo III, per convertire gli eretici. Dopo la morte di Diego e l’assassinio del legato Pietro di Castelnau, nel 1208, Domenico rimase solo ma non si unì alla crociata decisa dal papa ostinandosi a predicare pacificamente fra gli albigesi(v). Il monastero di monache fondato nel 1206 a Notre-Dame-de-Prouille, ai piedi dei Pirenei, fu il centro della sua opera missionaria. Rifiutò parecchi vescovadi, tra gli altri, quello di Beziers in Linguadoca e nel 1215, con l’aiuto del vescovo di Tolosa, Folco, riunì alcuni compagni che volevano diventare predicatori come lui e li iniziò alla vita religiosa, scegliendo la regola di sant’Agostino. Nacque così l’Ordine dei Frati Predicatori, per il quale, il 22 dicembre 1217 ottenne l’approvazione di Onorio III. Il successivo 15 agosto, inviò i primi 16 religiosi a Parigi, Madrid, Bologna e Roma, affidando loro come base di attività le università di Parigi(teologia) e di Bologna(diritto ecclesiastico). Si dedicò all’organizzazione dell’Ordine, che assunse l’aspetto definitivo nel primo Capitolo Generale tenuto a Bologna nel 1220, fissando uno statuto di povertà ispirato al modello francescano e promosse l’approfondimento degli studi teologici e la preghiera popolare del Rosario. Un anno dopo divise l’Ordine in 8 province e organizzò una grande campagna di predicazione in Lombardia che durò una decina d’anni. Morto il 6 agosto 1221, le spoglie riposano a Bologna, nella Cappella omonima della Chiesa di San Domenico, in una magnifica arca scolpita da Nicola Pisano, mentre il reliquiario con la testa del Santo, si trova in una nicchia dietro l’arca. Alla fine del secolo i conventi erano 557 e i frati circa 15 mila, diffusi in Europa e Terrasanta. È stato canonizzato da Gregorio IX, nel 1234.

ELEUTERIO
martire assieme a Leonida.

EMILIANO di Cizico
vescovo martire nel 6° secolo a Cizico. (v)

ERMINIA
martire in epoca sconosciuta.

GEDEONE
personaggio biblico dell’A.T. figlio di Joas, della tribù di Manasse. Verso il 12° secolo, divenuto il 5° Giudice d’Israele, ricevette da un angelo del Signore, la missione di difendere gli Ebrei dalle incursioni dei Madianiti e Amaleciti della Transgiordania. Demolì gli altari di Baal e con un esercito di 300 uomini condusse il popolo alla vittoria contro tutti i nemici. Rifiorito così, per merito suo, il culto del vero Dio, gli Israeliti gli chiesero di regnare su di loro. Rifiutato questo incarico, si dedicò solo all’ufficio di giudice che tenne per circa quarantanni. Ebbe molte mogli, figli e quando morì, in buona vecchiaia, fu sepolto nella tomba di suo padre Joas, a Ofra.

GIOVANNA d’Aza
santa del 12° secolo, madre di Domenico di Guzman.

LARGO di Roma
martire assieme a Ciriaco e Smaragdo.

LEONIDA
martire assieme a Eleuterio.

MIRONE di Candia
vescovo di Candia (oggi Heraklion), città della Grecia sull’isola di Creta, nel luogo dove sorgeva l’antica Cnosso.

MUMMOLINO di Fleury o MUMMOLO
abate del monastero di Fleury nei pressi di Orleans, morto a Bordeaux nel 681. Non si sa quasi nulla di lui, tranne che, secondo la leggenda, avrebbe fatto traslare da Montecassino a Fleury, i corpi di Benedetto e di Scolastica, mentre nel 1950 sono stati ritrovati invece a Montecassino, durante i lavori di ricostruzione del monastero.

SEVERO di Vienne
confessore della fede, vescovo in Francia.

SMARAGDO di Sebaste
martire in Armenia, assieme a Ciriaco e Largo, nel 320.

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I santi del giorno del 21 giugno

21 Giu

ALOISIO martire in Galazia (v).

DOMENICO di Comacchio
monaco benedettino di Comacchio, in provincia di Venezia, vissuto tra l’8° e il 9° secolo. Secondo una tradizione, tornando da un pellegrinaggio in Terrasanta, avrebbe portato a Venezia le reliquie di san Marco, poi collocate nella Cattedrale. È morto verso l’820.

EUSEBIA santa di Vercelli.

EUSEBIO di Cesarea
nato in Palestina nel 265 circa, nel 313 fu consacrato vescovo di Cesarea e partecipò al Concilio di Nicea sostenendo le tesi di Origene. La sua erudizione sacra e profana era così notevole che viene considerato uno dei più appassionati apologeti del cristianesimo. Autore di una biografia del suo grande amico l’imperatore Costantino, l’opera più importante è però una Storia ecclesiastica in 10 libri, dalla morte di Cristo al 324, che, per ricchezza di notizie e serietà d’informazione, costituisce una preziosa fonte di studio, tanto che la traduzione latina di Rufino d’Aquileia, ne assicurò il successo anche presso gli scrittori occidentali. È morto verso il 340.

GESU’
festeggiato per tradizione, in ricordo del nome di un discepolo di Paolo di Tarso.

LUIGI Gonzaga
nato il 9 marzo 1568 a Castiglione delle Stiviere, in provincia di Mantova. Figlio del marchese Ferrante, fin dalla giovinezza s’impose una vita austera aspirando alla vita religiosa e all’età di 8 anni, alla corte dei Medici, fece voto di verginità. Dodicenne ricevette la prima Comunione da Carlo Borromeo e dall’anno seguente, paggio alla corte di Filippo II di Spagna, approfondì a Madrid lo studio della letteratura e iniziò quelle della logica, cosmografia e teologia naturale. A 17 anni, vinte le resistenze paterne, poté entrare nella Compagnia di Gesù a Roma, come novizio in Sant’Andrea al Quirinale, rinunciando ai suoi diritti sul marchesato a favore del fratello e qui si distinse per le sue doti morali e intellettuali. Esempio di bontà e di carità cristiana morì a Roma il 21 giugno 1591, durante un’epidemia di peste, per aver consumato tutte le sue energie nell’assistere gli ammalati. Beatificato da Paolo V nel 1605, Benedetto XIII lo ha canonizzato e proclamato patrono della gioventù cristiana, nel 1726. Il teschio del Santo è conservato dietro l’altare maggiore della chiesa a lui dedicata nella sua città natale, decorato di marmi e pietre preziose.

MARZIA di Siracusa martire assieme a Rufino.

RAOUL o RAUL arcivescovo di Bourges (v), morto nell’860.

RUFINO di Siracusa martire assieme a Marzia.

TERENZIO di Iconio  vescovo martire in Licaonia (v).

URSISCENO di Pavia confessore della fede, vescovo della città.

I santi del giorno del 6 maggio

6 Mag

ANNA ROSA Gattorno
nata a Genova il 14 ottobre 1831 da un’agiata famiglia cristiana, venne battezzata nella parrocchia di San Donato con i nomi di Rosa Maria Benedetta. A 21 anni sposò il cugino Gerolamo Custo e con lui si trasferì a Marsiglia, ma un improvviso dissesto finanziario, li costrinse a tornare a Genova in povertà. Rimasta vedova nel 1858, dopo dolori e sacrifici che segnarono il matrimonio e la maternità, attratta dall’amore di Gesù crocifisso, si fece terziaria francescana e trasformò la sua vita in una continua opera di conversione dei peccatori e per la santificazione del genere umano. Nel 1862 ricevette il dono delle stigmate occulte, che percepiva più intensamente nei giorni di venerdì. Volle essere “portavoce” di Gesù, per far giungere ovunque il suo messaggio di salvezza e affidatasi totalmente alla Divina Provvidenza, animata da un coraggioso slancio di carità, nel gennaio 1866 su suggerimento di Pio IX, fondò l’istituto delle Figlie di Sant’Anna, madre di Maria Immacolata. L’anno seguente vestì l’abito religioso e l’8 aprile 1870 fece la professione religiosa assieme a 12 consorelle. Iniziò la sua opera a Roma con scuole per i poveri, asili nido e case per ex prostitute, donne di servizio e infermiere. Nel 1878 le prime Figlie di Sant’Anna partirono per la Bolivia, Brasile, Cile, Perù, Eritrea e Francia. Alla sua morte, il 6 maggio 1900, esistevano già 368 case, nelle quali svolgevano la loro missione 3500 suore, sparse in tutto il mondo.

AVIA martire della Gallia.

BARBARO martire.

BENEDETTA
vergine romana martire nel 362 sotto Giuliano l’Apostata, assieme a santa Galla.

DOMENICO Savio
il più giovane dei santi non martiri, nato il 2 aprile 1842 a Riva di Chieri in provincia di Torino, figlio di un fabbro e di una sarta. A 12 anni, terminate le scuole elementari a Mondonio, presso Asti, entrò come studente di teologia nell’Oratorio di San Francesco di Sales, a Torino, diretto da don Bosco, il quale ne ha poi scritto la Vita. Studente modello, generoso, pieno di vita che trasmetteva gioia e allegria a tutti, è vissuto in continuo esercizio di ascesi spirituale, con la Comunione quotidiana, grande devozione a Maria Immacolata e spirito di sacrificio nel servire in ogni modo i compagni. Nel febbraio del 1857, molto malato, fu rimandato a casa da don Bosco per curarsi ma, colpito da polmonite, è morto il 9 marzo 1857. Nel 1914 i suoi resti sono stati traslati nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice a Torino. È stato beatificato da Pio XII il 5 marzo 1950 e canonizzato il 12 giugno 1954, ma nella famiglia salesiana viene festeggiato anche il 6 maggio.

EVODIO di Antiochia
vescovo siriano del 1° secolo, pare sia stato nominato da Pietro apostolo. Subì il martirio sotto l’imperatore Galba, verso il 68.

GAVINO martire a Milano.

GIUDITTA di Betulia
giovane vedova ebrea bellissima, saggia e risoluta. È celebrata nella Bibbia, perché  per liberare Betulia, leggendaria città della Palestina assediata dall’esercito di Nabucodonosor II, nel 7° secolo a.C., vista l’inerzia dei suoi compatrioti, prese decisamente in mano la difficile situazione. Dopo aver rimproverato ai capi della città la loro mancanza di fiducia in Dio, si preparò pregando a lungo e poi si fece condurre alla tenda del generale assiro Oloferne, dove, rimasta sola con lui, dopo averlo ubriacato, lo sedusse e decapitò nel sonno, portandone la testa in città. Rimasti senza il loro generale, presi dal panico gli assedianti fuggirono e la città fu salva. È una storia religiosa per esaltare la potenza della fiduciosa preghiera a Dio, il quale realizza il suo trionfo anche usando le deboli mani di una donna.

IOLANDA o JOLANDA
monaca portoghese dell’Ordine Cistercense.

LUCIO di Cirene
giudeo ellenista della comunità di Antiochia di Siria, forse vescovo, martire assieme a Barnaba, Simeone detto Niger, Manaem e Saulo, nel 1° secolo.

PRUDENZIA martire.

VENUSTO di Cartagine martire in Tunisia, nel 3° secolo.

VILLANO di Gubbio beato morto nel 1230.

VIOLANTE Pelletta monaca clarissa di Asti.

 

I santi del giorno del 20 aprile

20 Apr

ADALGISA
vergine martire della quale non si hanno notizie storiche sicure, solo per tradizione è festeggiata il 20 aprile.

AGNESE Segni
nata nel 1268 a Gracciano, frazione di Montepulciano, in provincia di Siena. Entrò ancora bambina nel monastero domenicano delle “sorelle del sacco” e a soli 15 anni fu eletta badessa. Nel 1306 fondò il monastero di Santa Maria Novella, anche del quale divenne badessa, quando passò sotto la cura dei Domenicani. Morì a Montepulciano nel 1317 e in seguito ai molti miracoli che le furono attribuiti fu subito venerata come santa anche se fu canonizzata solo nel 1726, dal papa Benedetto XIII.

ANICETO papa
nato a Emesa, sul fiume Oronte in Siria, figlio di un certo Giovanni, fu il 10° pontefice, dal 155 al 166. Durante il suo pontificato Policarpo di Smirne venne a Roma per discutere sulla data della Pasqua e si accordarono di rimanere fedeli alle due tradizioni, Aniceto a quella occidentale e Policarpo a quella orientale per evitare lo scisma. In quel tempo si diffusero purtroppo le dottrine eretiche dei manichei, di Cerdone, Valentino e particolarmente di Marcione, che aveva fondato una sua chiesa in Roma, diffondendo molta confusione tra i cristiani. Aniceto fu ucciso durante la persecuzione di Marco Aurelio, anche se mancano prove certe, sicuramente fu il primo papa ad essere sepolto “in catacumbas”, quella di Callisto sull’Appia Antica. Nel Liber Pontificalis è ricordato il 20 aprile, mentre prima era festeggiato il 17

CESARIO martire assieme a Zotico e altri compagni di fede.

CIPRIANO di Brescia vescovo martire nel 6° secolo.

DINA Bosatta
nata a Pianello Lario, in provincia di Como, il 27 maggio 1858. Volendo diventare canossiana, entrò nel noviziato di Como, ma venne rimandata a casa. Si dedicò allora all’assistenza degli handicappati nell’ospizio del Sacro Cuore che il suo parroco aveva creato a Pianello e prese il nome di suor Chiara. Sotto la direzione di Luigi Guanella, divenne infermiera, insegnante, maestra di cucito e ricamo e infine vice direttrice, operando sempre con grande gioia e dedizione. Lavorò a Pianello Lario, Andenno, Dongo, e a Como, dove è morta il 20 aprile 1887.

DOMENICO Vernagalli
nato a Pisa nel 1180, da una famiglia benestante, decise di lasciare la vita agiata per dedicarsi completamente a Gesù. Entrò così nel monastero di San Michele di Pisa e divenne parroco nel 1204. Nel 1218 fece costruire lo “Spedale dei Trovatelli” a San Michele in Borgo, per assistere i molti figli illegittimi della città di Pisa. Morto il 20 aprile del 1219, subito acclamato santo dalla volontà popolare, è stato però beatificato da Pio IX, solamente il 17 agosto 1854.

FLAVIO di Brescia vescovo della città, forse nel 2° secolo. 

ILDEGONDA di Nuitz
monaca cistercense di Colonia, mistica, morta verso il 1188. Durante un pellegrinaggio in Palestina, perdette il padre e tornò in patria, travestita da uomo, entrando nell’abbazia di Schonau im Schwarzwald, con il nome di frate Giuseppe.

LATINO di Brescia
vescovo che dal 1962 viene festeggiato il 20 aprile, assieme ad altri vescovi bresciani.

ODETTA beata, detta anche “ODA”, di Buona Speranza, morta nel 1158.

ORAZIO di Nizza martire assieme a VINCENZO.

SARA vergine martire, in epoca sconosciuta.

SERVILIANO di Roma martire a Roma assieme a SULPIZIO, nel 1° secolo.

TEOTIMO di Tomi
vescovo martire nel 5° secolo a Tomi, antica città della Mesia che oggi corrisponde a Costanza, importante porto della Romania, sul Mar Nero.

TIZIANO di Brescia
nato verso la fine del 5° secolo, di probabile origine germanica. Divenuto vescovo della città, fece costruire la chiesa dei santi Cosma e Damiano, dove venne sepolto nel 526. Fino al 1962, veniva festeggiato il 3 marzo, attualmente è commemorato il 20 aprile, assieme agli altri santi vescovi bresciani.

UGO di Anzi-le-Duc monaco benedettino vissuto nel 10° secolo.

VIGILIO di Brescia
vescovo della città, che fino al 1962 era festeggiato il 26 settembre, mentre ora viene ricordato il 20 aprile assieme agli altri vescovi bresciani.

VINCENZO di Nizza martire con sant’Orazio.

ZACCHEO di Gerico
capo dei pubblicani citato nel Vangelo di Luca. Quando Gesù passò dalle sue parti cercò di vederlo, ma essendo basso di statura, non vi riuscì a causa della folla che lo circondava. Allora corse avanti e si arrampicò su di un sicomoro(fico), ma Gesù lo chiamò e poi si fermò a casa sua. È andato ad alloggiare da un peccatore, mormorava la folla, perché Zaccheo era un pubblicano, cioé incaricato della riscossione delle tasse. La chiamata del Maestro, aveva un motivo ben preciso, dare cioè al peccatore la possibilità di convertirsi, di cambiare vita e fu proprio quello che accadde a Zaccheo, il quale promise di restituire ben 4 volte quello che eventualmente avesse riscosso illegalmente. Una tarda tradizione leggendaria dice che morì martire, come vescovo di Cesarea di Palestina.

I santi del giorno del 9 marzo

9 Mar

CANDIDO di Sebaste martire in Armenia a Sebaste, assieme a CIRIONE.

CATERINA de’ Vigri
detta da Bologna, dove è nata l’8 settembre 1413. Allevata alla corte di Margherita d’Este a Ferrara, a 14 anni, quando le morì il padre e la madre passò a nuove nozze, abbandonò la corte per entrare fra le “povere donne” di santa Chiara, nel Monastero del Corpus Domini della città. Al principio fece molti lavori, fornaia, cuoca, lavandaia e ricamatrice, ma dotata di grande talento educativo, fu scelta poi come maestra delle novizie. Nel 1456 fondò a Bologna, il convento del Santo Sacramento, del quale fu badessa fino alla morte. Autrice di vari scritti mistici nei quali ha narrato le sue visioni celesti, ha scritto anche il trattato “Le 7 armi spirituali”. Si è occupata di poesia, musica e pittura, nella quale ha lasciato dei bellissimi quadri di Madonne. È morta il 9 marzo 1463 e il corpo, rimasto incorrotto, si trova nel Santuario del Corpus Domini a Ferrara. Canonizzata nel 1712 da Clemente XI.

DOMENICO Savio
il più giovane dei santi non martiri, nato il 2 aprile 1842 a Riva di Chieri in provincia di Torino, figlio di un fabbro e di una sarta. A 12 anni, terminate le scuole elementari a Mondonio, presso Asti, entrò come studente di teologia nell’Oratorio di San Francesco di Sales, a Torino, diretto da don Bosco, il quale ne ha poi scritto la Vita. Studente modello, generoso, pieno di vita che trasmetteva gioia e allegria a tutti, è vissuto in continuo esercizio di ascesi spirituale, con la Comunione quotidiana, grande devozione a Maria Immacolata e spirito di sacrificio nel servire in ogni modo i compagni. Nel febbraio del 1857, molto malato, fu rimandato a casa da don Bosco per curarsi ma, colpito da polmonite, è morto il 9 marzo 1857. Nel 1914 i suoi resti sono stati traslati nella basilica di Santa Maria Ausiliatrice a Torino. È stato beatificato da Pio XII il 5 marzo 1950 e canonizzato il 12 giugno 1954, ma nella famiglia salesiana viene festeggiato anche il 6 maggio.

EZIO di Melitene
uno dei 40 martiri di Sebaste, durante la persecuzione dell’imperatore romano Licinio Valerio. Arrestati e portati a Melitene, essendosi rifiutati di rinnegare la fede cristiana, nel 320 furono esposti nudi ai rigori dell’inverno, finché morirono ad uno ad uno.

FRANCESCA Romana
Franceschella di Paolo de’ Buscis, nata a Roma nel 1384 in una famiglia nobile che le potè dare un’ottima educazione cristiana. Per volontà del padre si dovette sposare a 12 anni con Lorenzo dei Ponziani, nobile ricco, con il quale ebbe tre figli. Nel 1425, il marito divenuto invalido di guerra, le diede il permesso di fondare un ritiro di religiose libere e nel 1436, quando rimase vedova, entrò nell’Istituto che fu detto delle “Oblate o Collatine”, posto sotto la regola di San Benedetto, approvato da Eugenio IV l’anno seguente. Il suo esempio indusse molte nobildonne romane ad abbandonare “il mondo” e farsi religiose. Nel monastero, però, volle essere trattata come la più umile delle sorelle, prodigandosi particolarmente in opere di carità e nell’assistenza degli ammalati durante le epidemie di peste degli anni seguenti. Godette di doni mistici e morì nel ritiro di Monte Oliveto, in provincia di Siena, il 9 marzo 1440. È stata canonizzata da Paolo V nel 1608.

GIUSEPPE Pignatelli
Giuseppe Maria, nato nel 1737 a Saragozza. Entrò nella Compagnia di Gesù dove, nel 1753 venne ordinato sacerdote e all’inizio svolse apostolato nella sua città. Quando i Gesuiti furono cacciati dalla Spagna, venne mandato in Corsica e di qui in Italia, a Ferrara, ma dopo l’avvenuta soppressione della Compagnia, si ritirò a Bologna come prete secolare. Pur restando ancora in Italia si aggregò ai Gesuiti che sopravvivevano in Russia ed ebbe una parte di rilievo nel ristabilimento della Compagnia, lavorando per la rinascita dell’Ordine, come provinciale d’Italia, dal 1803. Sotto di lui risorsero così i collegi di Roma, Orvieto e Tivoli. Morto a Roma nel 1811, è stato beatificato da Pio XI, nel 1933 e poi canonizzato da Pio XII, nel 1934.

GREGORIO di Nissa
nato verso il 335 a Cesarea di Cappadocia, figlio di Basilio il Vecchio e di Emmelia, ebbe anche 3 fratelli santi, Basilio, Pietro di Sebaste e Macrina. La sua vita all’inizio sembra una catena di fallimenti perché, dopo aver esitato a lungo tra la vita secolare (diventò maestro di retorica e si sposò con Teosebia) e quella ecclesiastica, fu condotto alla vita ascetica da Gregorio Nazianzeno. Rimpianse la condotta giovanile ed entrò nel monastero di Annesi, fondato dal fratello minore Basilio, il quale nel 371 lo nominò vescovo di Nissa. Costretto a fuggire nel 376 per le persecuzioni degli Ariani, poté tornare in sede tre anni dopo per opera dell’imperatore Graziano. Nel 380, nominato metropolita di Sebaste, partecipò al Concilio di Antiochia, al 2° di Nicea e anche a quelli di Costantinopoli, tra il 381 e il 394, acquistando grande fama per la sua oratoria. Mantenne sempre un particolare legame spirituale con la sorella Macrina, della quale scrisse una biografia. Ricco di dottrina biblica è stato tra i massimi ispiratori delle teologia cristiano-orientale, lasciando molte opere ascetiche e apologetiche, un libro sulla verginità, commenti alle Sacre Scritture, 5 omelie sul Padre Nostro, una Vita di Mosè e trattati dogmatici. Negli scritti mistici è considerato un autentico precursore di san Giovanni della Croce. Morto a Nissa nel 395, è stato proclamato Dottore della Chiesa Greca.

PACIANO di Barcellona
nato verso il 320, è conosciuto attraverso una breve biografia scritta da Girolamo di Stridone. Vescovo di Barcellona dal 373, viene annoverato tra i migliori teologi latini del suo secolo, ma fra le sue opere ci sono giunte solo 3 lettere e un trattato sul battesimo. Morì nel 390 circa.

TAURINA di Vercelli vergine martire.

VITALE abate benedettino francese dell’11° secolo.

I santi del giorno del 31 gennaio

31 Gen

CIRO e GIOVANNI 
secondo una passio leggendaria, Ciro, medico di Alessandria, fu ucciso insieme al soldato Giovanni, durante la persecuzione di Diocleziano. Le reliquie dei due martiri furono trasportate a Roma, in una chiesa di Via Portuense, che oggi è chiamata di “Santa Passera”.

DOMENICO Sarraceno
martire a Cordova, in Spagna alla fine del 10° secolo.

GAUDO  
nato in Francia nel 2° secolo, morì in Oriente, dove era stato mandato come evangelizzatore.

GEMINIANO di Modena o GIMIGNANO,
di lui si hanno solo notizie leggendarie, derivate da una “Vita”  attribuita a Zeno o Zenone. Nativo di Modena, sembra ne sia divenuto vescovo, acclamato dai concittadini, verso il 344 e abbia partecipato al sinodo di Milano del 391, che confermava la condanna dell’eretico Gioviniano. Con lui avvenne la conversione totale della città e la consacrazione di molti templi pagani al culto cristiano. Patrono anche di Ferrara, Pontremoli e San Gimignano, il Duomo di Modena è stato costruito sulle rovine di una basilica del 4° secolo, eretta sulla sua tomba

GIOVANNI Bosco 
nato il 16 agosto 1815, a Castelnuovo d’Asti, di modeste condizioni, intraprese gli studi ecclesiastici con molti sacrifici e nel 1841, venne ordinato sacerdote a Torino. Discepolo di Giuseppe Cafasso, cominciò subito a occuparsi dei ragazzi poveri e stabilitosi nel sobborgo di Valdocco, fondò il primo “oratorio”, con una ventina di ragazzi, che 4 anni dopo erano già più di 300. Nel 1846 fondò l’oratorio di San Francesco di Sales, o Pia società Salesiana, ottenendo l’approvazione della Chiesa, come società religiosa a voti semplici, il 3 aprile 1874. Seguendo il principio pedagogico per il quale, si appoggia tutto sopra la ragione, l’amore e la religione, fondò laboratori, ospizi, vere e proprie scuole professionali, collegi e pensionati. Nel 1871, aiutato da Maria Domenica Mazzarello, diede vita anche alla Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice e istituì le Missioni Salesiane, che ebbero rapido e largo sviluppo, tanto che oggi sono sparse in tutto il mondo e già alla morte del fondatore, i Salesiani, contavano ben 250 case. Morto a Torino il 31 gennaio del 1888, è stato beatificato il 19 marzo 1929 da Pio XI, che lo ha poi canonizzato il 1° aprile 1934, Domenica di Pasqua.

GIULIANO e GIULIO
secondo una leggendaria Vita dell’8° secolo, erano due fratelli nati in Grecia dopo il 330. Ricevettero la loro formazione studiando a Roma e poi Giulio fu ordinato presbitero e Giuliano diacono. Causa le continue persecuzioni nelle loro regioni, tornarono in Italia e si fermarono per un po’ di tempo alle Aque Salvie, presso Roma. Da qui poi si diressero verso il Nord, predicando il Vangelo ed erigendo “chiese”, costruzioni povere fatte di pietre, legno e paglia, che divenivano però punti d’incontro per i neo convertiti. Le ultime 2 furono costruite, a Gozzano in provincia di Novara, dedicata a San Lorenzo e l’altra sul lago d’Orta, dedicata ai santi Pietro e Paolo. Nella prima rimase Giuliano fino alla morte e nella seconda il fratello Giulio, che morì un 31 gennaio verso la fine del 4° secolo. Sono entrambi venerati come “Apostoli dell’Alto Novarese”. Le reliquie di Giulio  sono conservate nella basilica di San Giulio, fondata dal santo stesso, nel 390 circa, sull’isola omonima, del lago d’Orta, in provincia di Novara.

LUDOVICA Albertoni
nata a Roma nel 1474. A vent’anni venne data in sposa a un nobile che lei amò devotamente e dal quale ebbe tre figlie. Rimasta vedova nel 1506, entrò nel Terz’Ordine Francescano, rivolgendo ogni cura ed energia all’assistenza delle ragazze più povere, che istruiva e avviava al lavoro, spendendo tutto il suo patrimonio. Per questo motivo ebbe forti contrasti con i parenti, che rifiutarono di aiutarla in queste necessità. Ricevette il dono della profezia e quello di poter operare miracoli. È morta il 31 gennaio 1533 e il grande scultore Lorenzo Bernini, autore del colonnato di San Pietro e del famoso Baldacchino, posto sulla tomba di San Pietro, le ha dedicato un meraviglioso monumento funebre nella chiesa romana di San Francesco a Ripa.

MARCELLA di Roma
nata nel 330 a Roma, nobile. Rimasta orfana di padre, si sposò molto giovane, ma dopo soli 7 mesi rimase vedova e quest’avvenimento la spinse verso la vita ascetica. Rifiutando un secondo vantaggioso matrimonio con il console Cereale, nonostante le pressioni della madre Albina, trasformò il suo palazzo sull’Aventino in un cenacolo di preghiera dove confluirono altre nobili, Sofronia, Marcellina, Lea e anche la stessa madre Albina. Penitenza, digiuno e preghiera, furono i principi della sua vita, secondo quanto risulta dalle lettere di Girolamo che, nel 382, era divenuto il direttore spirituale del gruppo. Nonostante gli inviti delle amiche Paola ed Eustochio, che avevano fondato un monastero a Betlemme, rifiutò il trasferimento in Terrasanta e verso la fine del secolo, assieme alla vergine Principia, si trasferì in un luogo più isolato nelle vicinanze di Roma. Rientrò nel 410, per paura dei Visigoti, ma durante il sacco di Roma ad opera di Alarico I, subì percosse e maltrattamenti e solo a stento riuscì a salvare Principia dalle mani dei barbari, rifugiandosi nella basilica di San Paolo. Morì poco tempo dopo, in seguito alle ferite subite. San Girolamo scrisse un discorso di lode in suo onore.

NICO vescovo in Dalmazia.

SAVERIO  
Francesco Saverio Maria Bianchi, nato nel 1743 ad Arpino, in provincia di Frosinone. Entrato nella Società dei Chierici di San Paolo(Barnabiti), visse molti anni a Napoli dove si dedicò alla direzione spirituale, avendo tra i suoi penitenti molti cardinali, vescovi e anche il re Carlo Emanuele IV di Savoia con la consorte, Maria Clotilde. Specialmente in Campania, svolse un’attiva opera di carità, motivo per cui venne chiamato l’Apostolo di Napoli, città nella quale è morto nel 1815. La sua tomba si trova nella chiesa cittadina di Santa Maria di Caravaggio ed è stato santificato dal papa Pio XII nel 1951.

TIRSO  
martire assieme a Saturnino e Vittore.

TRIFENA           
santa martire del 1° secolo, discepola dell’apostolo Paolo.

ULFA di Amiens
martire in Francia nel 750 circa.

I santi del giorno del 22 gennaio

22 Gen

ANASTASIO Magundat
monaco persiano martire nel 628. Figlio di un famoso mago, si convertì al cristianesimo in seguito alla notizia del trasporto della Santa Croce in Persia nel 614, per opera del re Cosroe. Questo eretico re dei Persiani, aveva rubato la Croce insieme con altri segni della Passione di Gesù e ne aveva fatto oggetto di riti pagani e superstiziosi. Eraclio, imperatore d’Oriente, gliela tolse in battaglia e la fece trasportare solennemente a Gerusalemme. Le reliquie di Anastasio furono portate a Roma durante l’impero di Eraclio e custodite nella basilica dei santi Vincenzo e Anastasio alle Tre Fontane, fondata dal papa Onorio I verso il 625.

DOMENICO di Sora
monaco benedettino, nato a Foligno nel 951. Fondò il monastero di Santa Maria di Sora, presso Scandriglia e alcuni conventi in Abruzzo e Lazio. È morto a Sora, provincia di Frosinone, nel 1031.

GAUDENZIO di Novara
nato a Ivrea nel 337. A Novara fu allievo di un predicatore di nome Lorenzo, morto martire. Dopo l’ordinazione sacerdotale si fermò per qualche tempo, a Vercelli, presso il vescovo Eusebio e quando questi fu esiliato a Scitopoli, in Cappadocia, andò con lui. Tornato a Novara per sostituire un presbitero assassinato, ne fu invece consacrato vescovo da Simpliciano di Milano e resse la diocesi fino alla morte, il 22 gennaio 418. In precedenza era stato in relazione anche con Martino di Tours e Ambrogio di Milano. Gli è attribuita la costruzione della primitiva cattedrale di Novara, dedicata alla Vergine, nella quale i sui resti sono conservati in una cassa d’argento e di cristallo su di un altare di marmo nero.

GUALTIERO di Bierbeck
monaco cistercense, passato alla storia come il monaco di Maria, per la profonda devozione per la Madonna. Morto verso il 1206, nel monastero di Himmerod, in Germania, una leggenda dice che partecipò alla terza crociata.

LAURA Vicuna
nata il 5 aprile 1891 a Santiago del Cile. Suo padre morì quando lei aveva solo 3 anni e la madre emigrò in Argentina dove, anche per assicurare la vita alle sue due bambine, che nel frattempo aveva messo in un collegio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, accettò di convivere con un certo Manuel Mora. Durante pochi giorni di vacanza, la piccola Laura si rese conto che il rapporto di sua madre con quest’uomo non era buono anzi il Mora tentò di sedurla e la picchiò, per cui la bambina fuggì e tornò in collegio. Qui offrì la sua vita a Dio pregando a lungo perchè la mamma potesse lasciare quell’uomo e il Signore esaudì il suo desiderio. Consunta dai sacrifici e da una malattia, è morta il 22 gennaio 1904, a soli 13 anni, con la gioia di aver offerto la vita per la mamma, che per suo merito cambiò vita. Giovanni Paolo II l’ha beatificata nel 1988, riconoscendola come martire.

LINDA (HERLINDA)  
santa di Maaseyk, città belga nei pressi del confine con l’Olanda, martire nel 745, assieme a Nilde.

NILDE di Maaseyk
martire assieme a Linda di Maaseyk, in Belgio

ORONZO di Embrun
originario di Embrun, sulle Alte Alpi, nei pressi di Gap in Francia. Martire nel 304 a Gerona, in Catalogna, Spagna, assieme ai compagni Vincenzo e Vittore

TEODOLINDA di Baviera 
figlia del cattolico Garibaldo I, duca di Baviera, nel 589 sposò Autari, re dei Longobardi e alla sua morte, dopo un solo anno di matrimonio, si risposò con Agilulfo, duca di Torino, che nel 591 fu incoronato re a Milano con la Corona Ferrea, oggi conservata nel Tesoro del Duomo di Monza, nella cappella intitolata a Teodolinda. Quando Agilulfo morì nel 616, governò come reggente a nome del figlio Adaloaldo e gli ottimi rapporti con il papa Gregorio Magno, più l’amore del quale era fatta segno dalle popolazioni, favorirono la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. Nel 590 aveva dato inizio ai lavori di costruzione della basilica di San Giovanni Battista, divenuta poi il Duomo di Monza. Morta nel 625, il sarcofago che custodisce i suoi resti mortali è collocato dietro l’altare di questa chiesa.

VINCENZO di Saragozza
nato a Heusca, in Spagna, da una famiglia romana cristiana. Da giovane fu affidato al vescovo Valerio, perchè ne curasse l’educazione, divenendo arcidiacono e suo braccio destro, incaricato della predicazione del Vangelo. Durante le persecuzioni di Massimiano Erculeo, fu deportato in catene a Valencia assieme al vescovo e mentre Valerio venne mandato in esilio, Vincenzo fu il 1° martire spagnolo, il 22 gennaio 304, dopo numerose e atroci torture per indurlo all’apostasia. Il suo culto, molto popolare in Spagna, si è diffuso anche in Francia dove è il patrono dei viticultori.

VINCENZO Pallotti
nato a Roma il 21 aprile 1795. Dopo aver ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1818, si impegnò particolarmente nell’assistenza ai carcerati e fu anche uno dei confessori più ricercati sia da laici che da religiosi. Nel 1835 fondò la Società missionaria dell’Apostolato Cattolico, approvata da Gregorio XVI, un istituto religioso di preti secolari detti “Pallottini”, con il compito della propagazione della fede nell’unità e per associare sacerdoti, religiosi e laici di ogni età, sesso e condizione sociale, nei vari campi dell’apostolato. Nello stesso anno venne celebrata la prima ottava di preghiera per l’unità della fede, che trovò in lui un forte propagatore. Nel 1838 diede anche vita a opere di carità e di educazione, come la Pia casa di carità per le ragazze abbandonate. Con le sue opere è ritenuto un precursore dell’Azione Cattolica e dell’ecumenismo. È morto a Roma il 22 gennaio 1850 ed è stato canonizzato nel 1963 da Giovanni XXIII.

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