I santi del giorno del 26 maggio

26 Mag

ALVINO martire.

ANDREA Granchi 
nato a Pistoia nel 1335, di nobile famiglia, entrò nei domenicani nel 1351. Anche dopo essere stato eletto vescovo di Pistoia da Urbano VI, continuò a vestire l’abito talare domenicano e nel 1400 rinunciò alla sede vescovile e si ritirò in un convento. Morto il 26 maggio 1401, è stato beatificato nel 1921, da Benedetto XV.

CATERINA da Gambolò
terziaria francescana, vissuta in una comunità a Vigevano, discepola del beato domenicano Matteo Carreri. Modellò la sua esistenza seguendo l’esempio di santa Caterina da Siena. Morì nel 1516, a Vigevano dove venne sepolta nella Chiesa di San Pietro Martire.

ELEUTERIO papa
figlio di Abbondio, nato a Nicopoli nell’Epiro, Grecia, si trasferì a Roma. Divenuto diacono del papa Aniceto, nel 175, alla morte di Sotero, fu eletto al pontificato. Stabilì il primo regolamento conosciuto, relativo alla festa della Pasqua, da celebrare la prima domenica dopo il plenilunio di primavera. Durante il suo regno, che fu piuttosto tranquillo al tempo di Commodo, nel 177 accolse Ireneo latore di una lettera dei martiri di Lione, sul montanismo, che fu da lui condannato. Morì nel 189 e fu sepolto sul colle Vaticano accanto alle spoglie dell’apostolo Pietro. Anche se le circostanze della morte non sono ben conosciute, è venerato come martire.

ERACLIO di Todi
martire nel 251 assieme a Paolino e a Feliciano, uno dei primi vescovi di Foligno.

FELICISSIMO di Todi martire assieme a Eraclio e Paolino.

FILIPPO Neri 
nato a Firenze il 21 maggio 1515. Introdotto al commercio da uno zio che lo prese come collaboratore, a 18 anni rinunciò a questa carriera e andò a Roma a fare il precettore presso una famiglia, per mantenersi agli studi all’Università della Sapienza, presso gli Agostiniani. Ricevuti gli ordini sacri, prese a insegnare il catechismo alla gente per strada e a prendersi cura dei più poveri. Nel 1548 istituì la Confraternita della Santissima Trinità che fu chiamata dei pellegrini e dei convalescenti, in particolare per l’assistenza durante i giubilei. Solo nel 1551 fu ordinato sacerdote, iniziando, nel convitto di liberi preti di San Girolamo della Carità, l’istituzione della Congregazione dei preti dell’Oratorio, che nel 1575 venne ratificata con la Bolla Pontificia, e poi approvata da Paolo V, il 24 febbraio 1612 Vi si riunivano persone di varie condizioni, per pregare, ascoltare i sermoni di Filippo e cantare le lodi a Dio. La caratteristica particolare di questa confraternita era l’amore scambievole, la pratica delle opere di misericordia, sopratutto l’aiuto vicendevole e una vita spirituale nutrita dall’eucaristia con la comunione frequente. Era chiamato “Pippo il buono” e di lui sono rimasti leggendari il buon umore, il fervore mistico e gli atti d’amore a Dio e al prossimo. Morto a Roma il 25 maggio 1595, beatificato da Paolo V verso il 1610 è compatrono di Roma, assieme a san Pietro.

LAMBERTO di Vence beato.

MARIA ANNA de’Paredes o MARIANNA
prima santa della repubblica dell’Ecuador, nata a Quito nel 1614. Dedita fin da giovane all’esercizio della pietà e della mortificazione, fece voto di verginità, prendendo il nome di Maria Anna di Gesù. Vistosi poi negato il permesso di entrare in un ordine religioso, si chiuse in una stanza della sua casa e qui visse in preghiera, digiuno e penitenza fino alla morte, impetrata per salvare i concittadini, nelle calamità, terremoti ed epidemie. Morta nel 1645, venne subito onorata come il ”Giglio di Quito”, ma è stata canonizzata solo nel 1950, durante il Giubileo, da Pio XII.

PAOLINO di Todi
martire a Todi nel 251, assieme a molti compagni di fede, tra i quali Eraclio e il vescovo di Foligno, Feliciano.

PARDO di Larino
le notizie storiche sulla vita di questo santo sono poche e non facilmente controllabili. Secondo uno storico del 18° secolo G. B. Polidori, Pardo visse nel 3° secolo e fu vescovo in Grecia. Causa forti contrasti all’interno della comunità, fu costretto ad allontanarsi dalla sua città e rifugiarsi a Roma, dove venne accolto dal papa Cornelio (251-253), che lo inviò a Lucera in Puglia, dove esisteva una fiorente comunità di greci convertiti al cristianesimo. Là fece costruire due chiese e un monastero, nel quale rimase fino alla morte. Nel 9° secolo i Saraceni sbarcati sulle coste adriatiche, invasero e distrussero l’entroterra, compresa la città di Larino e ne dispersero gli abitanti superstiti. Dalla vicina Puglia i devoti dei santi martiri Larinesi, Primiano, Firmiano e Casto, avendone constatato lo stato di abbandono, portarono con loro le reliquie dei primi due nella città di Lesina, della quale furono dichiarati patroni. Quando i superstiti abitanti di Larino tornarono alle loro case, decisero di riprendersi le reliquie dei loro martiri, ma, forse scoraggiati dalla resistenza degli abitanti di Lesina, girovagando per le campagne di Lucera, trovarono il sepolcro del vescovo Pardo. Senza indugio ne raccolsero i resti e il 26 maggio 842, li portarono in città su di un carro trainato da buoi. Ogni anno il 26 maggio a Larino si svolge una grande processione in costume con carri addobbati di fiori per celebrare l’ingresso del loro protettore e patrono, ricordato, con un busto in argento cesellato, nell’aula capitolare del Duomo.

PRISCO di Auxerre 
martire in Francia, nel 273, sotto l’imperatore Aureliano, assieme a molti compagni.

QUADRATO 
il più antico apologista cristiano, vissuto nella prima metà del 2° secolo. Discepolo degli Apostoli, scrisse e presentò all’imperatore Adriano, di passaggio in Asia, un’Apologia del Cristianesimo, il cui tema era la dimostrazione della divinità di Gesù, attraverso l’esposizione dei suoi miracoli. A però noi ne sono giunti solo pochi frammenti.

TERESA Verzeri
nata a Bergamo il 31 luglio 1801 in una famiglia cristiana, un suo fratello diventerà vescovo. Fece i primi studi in casa guidata dal canonico Giuseppe Benaglio e dopo un periodo trascorso fra le monache benedettine di Santa Grata a Bergamo, l’8 febbraio 1831 fondò ad Arluno, in provincia di Milano, l’Istituto delle Figlie del Sacro Cuore di Gesù, per l’educazione delle giovani povere, orfane o traviate, dove compì gli studi magistrali anche Francesca Cabrini. Ha scritto di persona le costituzioni sui doveri delle sue religiose e oltre 3500 lettere. L’istituto si è diffuso prima in Alta Italia e poi anche all’estero, tanto che nel 2002 le suore erano presenti in Albania, Argentina, Bolivia, Brasile, Camerun, India e Repubblica Centrafricana, con scuole, asili nido e ospedali. È morta a Brescia il 3 marzo 1852, poco dopo aver ottenuto l’approvazione definitiva della sua congregazione. Beatificata da Pio XII nel 1946, canonizzata nel 2001 da Giovanni Paolo II, i resti mortali sono custoditi a Bergamo nella casa madre della congregazione.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: