I santi del giorno del 21 marzo

21 Mar

BENEDETTA Cambiagio
nata il 2 ottobre 1791 a Langasco, nell’entroterra genovese, penultima dei 5 figli di Giuseppe e Francesca Ghiglione, modesti agricoltori. Trasferitasi a Pavia con la famiglia costretta a emigrare per cercare lavoro, nel 1816 si dovette sposare con Giovanni Battista Frassinello, analfabeta ma agiato proprietario di attività economiche. Una sorella di Benedetta malata di cancro fu accolta nella loro casa e nell’assisterla maturò in lei la decisione di farsi religiosa. Così dopo due anni di vita matrimoniale senza figli, in accordo con il marito, fece voto di castità ed entrò a far parte delle Suore Orsoline di Capriolo (Brescia) mentre, nello stesso tempo, il marito veniva accolto nella congregazione dei Somaschi. Sull’esempio di Girolamo Emiliani, si dedicò alla promozione culturale delle ragazze abbandonate e nel 1826 venne affiancata dal marito uscito dai Somaschi per decisione del vescovo di Pavia, monsignor Tosi, davanti al quale rinnovarono il voto di castità. Assieme a lui e ad alcuni generosi, l’anno dopo aprì una prima scuola popolare gratuita. Nel 1838, Aprì a Ronco Scrivia, l’Istituto delle Suore Benedettine della Divina Provvidenza, le cui regole ebbero l’approvazione dall’arcivescovo di Genova, Antonio Charvaz nel 1856. Lo scopo particolare è il servizio ai poveri e ai malati nelle opere assistenziali e a domicilio, più l’istruzione e l’educazione della gioventù. Attualmente ci sono case a Pavia, San Quirico, Genova, Rapallo e in Spagna, Brasile, Perù, Burundi e Costa d’Avorio. È morta il 21 marzo 1858 a Ronco Scrivia dove è stata sepolta, ma i suoi resti sono andati dispersi nella distruzione del cimitero durante la seconda guerra mondiale in seguito a un bombardamento anglo-americano nel 1944. È stata beatificata il 10 maggio 1987 e poi canonizzata solennemente il 19 maggio 2002, sempre da Giovanni Paolo II.

BENEDETTO da Norcia
nato a Norcia in Umbria nel 480, è considerato il vero fondatore del monachesimo occidentale. Di famiglia patrizia, all’età di 16 anni venne mandato a Roma per completare la formazione culturale e civile e qui trovò come compagno di studi il poeta e filosofo Severino Boezio, futuro ministro del re Teodorico. Dopo solo un anno, però, il desiderio di fuggire dalla corruzione che lo circondava, lo spinse a ritirarsi a vita eremitica, in una grotta a Vicovaro nei dintorni di Subiaco, sotto la guida di un monaco di nome Romano. In questo luogo che oggi è chiamato “Sacro Speco”, nel 13° secolo è poi sorto il monastero intitolato a San Benedetto. Benchè cercasse solamente la solitudine, per una certa fama di santità diffusasi, venne presto raggiunto da numerosi discepoli e con loro costituì 12 piccole comunità, ciascuna di 12 monaci, per i quali, metà del giorno doveva essere dedicata alla preghiera e l’altra al lavoro manuale, secondo il modello seguito da Pacomio in Egitto. Dopo 3 anni di austera penitenza, fu eletto abate da questi monaci, i quali però, stanchi della sua severità, tentarono di avvelenarlo. Lasciò Subiaco e verso il 529, si ritirò a Montecassino, dove tagliò il bosco sacro dedicato al culto pagano e convertì gli abitanti della zona al cristianesimo. Utilizzò gli edifici dei templi di Giove e Apollo per costruirvi due cappelle dedicate a Giovanni Battista e Martino di Tours, e la residenza per se e per i compagni. Predicò la conversione e negli anni seguenti fondò il famoso monastero e redasse la regola: per la glorificazione di Dio attraverso liturgia, lettura dei testi sacri e lavoro intellettuale e manuale (ora et labora). Morì il 21 marzo 547, 40 giorni dopo la morte della sorella Scolastica e fu sepolto accanto a lei che aveva diretto un monastero femminile, sempre a Montecassino. I loro resti sono stati riscoperti nel 1950 in seguito ai lavori di ricostruzione dell’abbazia, dopo i bombardamenti americani del febbraio 1944, nella seconda guerra mondiale, che l’avevano completamente distrutta. Il suo reliquiario, in argento dorato e smaltato, è custodito nella Cappella dei Priori, nel palazzo Comunale di Norcia, mentre la cripta della chiesa di San Benedetto, sempre a Norcia, è indicata dalla tradizione come la casa natale del Santo. La sua Regola, frutto di esperienza personale ispirata a grande moderazione, composta di un prologo e di 73 capitoli, costituì da allora in poi il motivo informatore di tutto il movimento del monachesimo occidentale. Sul finire del 7° secolo, in molte regioni europee la sua festa era celebrata il giorno 11 luglio, mentre in Italia si festeggiava il dies natalis, cioè il 21 marzo. Con la lettera apostolica “Pacis nuntius”, del 24 ottobre 1964, Paolo VI lo ha dichiarato patrono d’Europa, con festa liturgica l’11 luglio e facoltativa il 21 marzo.

BERILLO di Catania vescovo.

CLEMENZIA vergine martire.

DONNINO martire con FILEMONE.

ERMANNO monaco martire nel 13° secolo.

NICOLA de’ Flue
nato nel 1417 a Sachseln, presso Lucerna, in Svizzera. Contadino, fu poi ufficiale dell’esercito, consigliere comunale, giudice cantonale e deputato. Sposatosi con Dorotea che gli diede 10 figli, 5 femmine e 5 maschi (uno dei quali diventerà parroco), dopo un incontro con un frate benedettino di nome Mattia, all’età di 50 anni, con il consenso della moglie, abbandonò uffici e famiglia e si ritirò a vita eremitica nella gola di Ranft, in Svizzera, dove gli venne costruita una piccola cappella. Qui visse in preghiera e penitenza, dispensando saggi consigli ai visitatori e abbandonando solo tre volte il suo rifugio per far da paciere fra i Cantoni in guerra, come con la Convenzione di Stans del 1481. Morto il 21 marzo 1487, è il santo patrono della Svizzera, dove è festeggiato anche il 25 settembre. È stato canonizzato da Pio XII nel 1947.

ROBERTO di Bruges
nato alla fine dell’11 secolo a Bruges, nella Fiandra Occidentale (Belgio), vicino al confine con l’Olanda. Abbracciato lo stato ecclesiastico in giovane età, nel 1131 si unì all’abate Bernardo, facendosi monaco nell’abbazia di Clairvaux, in Francia. Nel 1139 divenne abate cistercense dell’abbazia della Dune, in Fiandra e nel 1153, successe a Bernardo, come abate di Clairvaux, dove morì nel 1157.

SANTUCCIA Terreboti badessa, morta nel 1305.

SERAPIONE di Alessandria
vescovo di Thmuis in Egitto, morto nel 362. Catechista ad Alessandria, lasciò l’incarico per ritirarsi nel deserto imitando Antonio abate, del quale fu un buon amico. Sacerdote dal 339, divenne vescovo prima del 343. Uomo molto colto, portò il contributo della sua dottrina al Concilio Ecumenico di Nicea del 325 e nel 343 a quello di Sardica, sostenendo con forza l’amico Atanasio. Dei suoi scritti ci è giunto solo un Trattato contro i Manichei e una raccolta di 30 preghiere, tra le quali un’anafora eucaristica. Lo scritto più importante, però, è il “Sacramento”, ritrovato nel monastero del monte Athos nel 1894.

UGOLINO Zeffirini santo morto nel 1370.

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