I santi del giorno del 8 febbraio

8 Feb

AMPELIO vescovo di Milano nel 7° secolo.

CIRIACO martire a Roma, con Lucio e Paolo.

EMILIANO l’Armeno ricordato anche il 28 Gennaio.

ERMANNO
mistico tedesco del 15° secolo. Viaggiò molto negli stati europei e si dedicò all’agiografia come mezzo di edificazione.

GIOVANNI di Matha
nato a Faucon, in Provenza, il 23 giugno 1160, studente di teologia all’Università di Parigi, ne divenne docente dal 1193. Ordinato sacerdote, durante la celebrazione della sua prima Messa, ebbe una visione: vide Dio che teneva per mano due schiavi in catene, uno bianco e uno nero. Assieme all’eremita Felice di Valois, a Ruggero ex prigioniero in Terrasanta e altri eremiti, fondò allora l’Ordine della Trinità, per la liberazione degli schiavi cristiani, sotto la protezione di Innocenzo III, che diede la sua approvazione nel 1198. Il fondatore andò subito in Africa e tornò con 200 schiavi riscattati, il fatto suscitò una grande impressione e diede il via ad altre operazioni simili. Morto a Roma il 17 dicembre 1213, due trinitari spagnoli ne trafugarono poi le reliquie e le portarono a Madrid. L’abito trinitario è bianco con una croce rossa e azzurra.

GIROLAMO Emiliani
di famiglia nobile, nato a Venezia nel 1486. Iniziata la carriera militare, prima come ufficiale e poi promosso generale, combattè contro i Francesi ma, fatto prigioniero, sarebbe stato liberato miracolosamente, per intercessione della Vergine Maria. Riuscendo a passare inosservato attraverso le linee nemiche giunse a Treviso, dove, in un santuario promise di dedicarsi ai più bisognosi. In seguito a questo episodio si convertì perciò alla vita cristiana e dopo l’ordinazione sacerdotale del 1518, quando la peste e la carestia devastarono la città, vendette tutti i suoi beni a favore dei poveri e istituì orfanatrofi a Bergamo, Brescia, Como, Milano, Venezia e Verona. Nel 1528 fondò la società dei Servi dei Poveri, detta poi dei chierici regolari di Somasca, per l’educazione e la cura particolare degli orfani. Servendo gli appestati contrasse anche lui la terribile malattia e morì l’8 febbraio 1537, a Somasca, in provincia di Bergamo. Beatificato dopo lunghi processi canonici da Benedetto XIV il 29 settembre 1747, è stato poi canonizzato vent’anni più tardi, il 12 ottobre, da Clemente XIII.

GIUSEPPINA Bakhita
nata a Olgassa nel Darfur (Sudan occ.) dopo il 1865. All’età di 9 anni fu rapita mentre raccoglieva erbe in un campo e si spaventò talmente che dimenticò il suo nome, Bakhita infatti, che vuol dire “fortunata”, è il nome che le diedero i suoi rapitori. Venduta più volte, conobbe molte sofferenze e umiliazioni, fu torturata e tatuata con una lama, per ogni sua piccola disobbedienza, fino al 1882, quando, acquistata dal console italiano Calisto Legnani trovò, in questa famiglia, affetto e serenità. Arrivata in Italia con il console nel 1884, entrò in contatto con le Canossiane di Schio e decise di farsi suora. Dopo essere stata battezzata nel 1890 con il nome di Giuseppina e aver ricevuto i Sacramenti cristiani, entrò nell’Istituto di Santa Maddalena di Canossa a Schio dove, dopo 3 anni di noviziato, fece la prima professione di fede. Qui rimase per quasi 40 anni, addetta ai lavori più umili in tutta semplicità, con il sorriso sulle labbra, illuminata da una fortissima spiritualità interiore. Dopo il 1935, assieme a una consorella fece anche una serie di viaggi di azione missionaria ben accolta dal popolo che la chiamava affettuosamente “Madre Moretta”. Colpita da molte sofferenze, costretta su una sedia a rotelle, è morta l’8 febbraio 1947. Proclamata beata nel 1992 è stata poi solennemente canonizzata nel Giubileo del 2000, domenica 1° ottobre, da Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro.

GIUSEPPINA Bonino
Giuseppina Gabriella, nata il 5 settembre 1843 a Savigliano, in provincia di Cuneo. Per trent’anni curò con amore il padre ammalato e in questo tempo, entrò nel Terz’Ordine Carmelitano e poi in quello Francescano. Pellegrina a Lourdes, ricevette la grazia della guarigione da una neoplagia alla colonna vertebrale. Per ringraziare la Madonna, con i beni ricevuti in eredità alla morte dei genitori, aprì un ospizio che chiamò della “Sacra Famiglia”, per accogliere le bambine abbandonate che nessuno voleva, e che non essendo orfane, non potevano essere accolte nell’orfanotrofio comunale. Nel 1881 ha fondato la Congregazione delle Suore della Sacra Famiglia di Savigliano. È morta a Savona l’8 febbraio 1906.

JACOPINA de’Settesoli
chiamata anche Giacomina, morta nel 1239.

LEDA martire senza notizie.

LUCIO di Roma martire assieme a Ciriaco e Paolo.

ONORATO di Milano
29° vescovo di Milano, nominato nel 567. Combattè l’eresia ariana e cercò di difendere il popolo dalle invasioni barbariche, ma nel 568, alla venuta dei Longobardi, venne mandato in esilio e si rifugiò a Genova, ospite di Verano di Albenga. Fece parte del gruppo di vescovi che si oppose alla condanna dei “Tre Capitoli”. Morì nel 570.

PELAGIO II papa
nato a Roma verso il 520, figlio di un certo Unigildo di origine gotica, salì al papato il 26 novembre 579, dopo Benedetto I, senza attendere la conferma imperiale da Costantinopoli, dove però inviò come Nunzio il futuro papa Gregorio Magno. Roma in quel tempo era assediata dai Longobardi, dei quali si liberò solo dopo alcuni anni, facendo intervenire in aiuto l’esercito dei franchi. Implicato nella questione dei Tre Capitoli, contro i vescovi istriani e il patriarca di Aquileia, fermi nella loro apostasia è ricordato perchè cercò di restaurare alcune chiese distrutte e le catacombe di Ermete. Fece ricoprire di lamine d’oro l’Altare della Confessione in San Pietro e fu molto rattristato dalla distruzione dell’abbazia di Montecassino, incendiata nel 589 dal longobardo Zotto, duca di Benevento. Morì il 7 febbraio 590, vittima dell’epidemia di peste, mentre Roma era colpita anche da una grave carestia.

SEBASTIANO
martire a Trevi assieme a Emiliano l’Armeno.

STEFANO di Muret
nato nel 1048, figlio del visconte di Thiers, in Alvernia(v). All’età di 12 anni fu accompagnato dal padre a un pellegrinaggio alle reliquie di San Nicola di Bari, ma durante il viaggio si ammalò di pertosse e il genitore lo affidò al vescovo di Benevento, Milone. Durante la convalescenza rimase affascinato da un gruppo di eremiti locali e così, quando nel 1076 tornò guarito in Francia, volle diventare eremita ritirandosi in un luogo solitario a Muret, nei pressi di Limoges. Qui, assediato da frotte di pellegrini che venivano per consigli e sopratutto miracoli, gettò le basi di un ordine religioso, che i suoi discepoli trasferirono poi a nel “deserto di Grandmont”, sempre vicino a Limoges, assieme alle sue reliquie. Morto nel 1124, è stato canonizzato da Clemente III, nel 1189.

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