I santi del giorno del 2 gennaio

2 Gen

ABELE della Bibbia.
figlio secondogenito dei progenitori Eva e Adamo. Associata all’agnello di cui era pastore e che sacrificava spesso a Dio, la sua figura simboleggia dolcezza e fiduciosa attesa. Sant’Agostino,  parlando della fede di Abele, ha fatto di lui il tipo dell’uomo rigenerato, il fondatore della città di Dio. Secondo la tradizione, fu ucciso dal fratello Caino, agricoltore, adiratosi perché la sua offerta, a differenza di quella di Abele, non era gradita a Dio.

ADALARDO di Corbie o ALEARDO
Nato a Huysse, in Fiandra, nel 751. Nipote di Pipino il Breve, cugino e consigliere di Carlomagno, disgustato dei vizi di corte, nel 773 si ritirò a vita monastica. Trascorse due anni a Montecassino addetto alla cura del giardino del monastero e quando tornò in patria, fu nominato abate nell’abbazia benedettina di Corbie in Piccardia. Nell’817 venne esiliato sull’isola di Hèri, alle foci della Loira, assieme al fratello Wala e due sorelle. Morì nell’827.

ALESSANDRO di Fermo
leggendario 1° vescovo di Fermo nelle Marche, martire.

ARGEO
martire nel 4° secolo nei pressi di Cori ,in provincia di Latina, assieme a Marcellino e Narciso.

BASILIO il Grande
nato nel 329 a Cesarea di Cappadocia(v). La sua famiglia, cristiana da diverse generazioni, vanta numerosi santi: il padre Basilio, la madre Emmelia o Amelia, la sorella Macrina, e i fratelli Gregorio di Nissa e Pietro di Sebaste. Studiò a Costantinopoli e poi ad Atene, dove ritrovò un suo condiscepolo di Cesarea, Gregorio di Nazianzo, al quale fu legato da grande amicizia per tutta la vita. All’età di 25 anni rientrò in Cappadocia e dopo aver ricevuto il battesimo, spinto anche dalla sorella Macrina che aveva già fondato un monastero femminile, decise di abbandonare il “mondo” per dedicarsi a vita ascetica. Lasciò la carica di insegnante di retorica e si recò in Oriente per studiare la vita degli anacoreti. Dopo aver venduto i suoi beni per darne il ricavato ai poveri, nel 358 si stabilì come eremita sul fiume Iris, nel Ponto e attrasse a se molti discepoli, che organizzò nel primo monastero dell’Asia Minore. Nel 362 fu ordinato sacerdote, ma nel 369 dovette abbandonare la solitudine essendo stato eletto al seggio episcopale della sua città di nascita. Moralista, oltre che teologo, fu un grande predicatore della carità, amico del popolo e dei bisognosi. Dettò le sue regole monastiche, ancor oggi seguite da moltissimi monaci orientali e si oppose ai vescovi ariani e all’imperatore Valente, che contestavano l’ortodossia trinitaria definita dal Concilio di Nicea del 325. Ha lasciato molti commenti alle Sacre Scritture, una vasta corrispondenza di circa 400 lettere, una trattazione sullo Spirito Santo per confutare l’arianesimo, tredici omelie sui salmi e un commento sull’Hexaemeron, trattato sui 6 giorni della Creazione di sant’Ambrogio.  Morì il 1° gennaio del 379, a Cesarea di Cappadocia. Dottore della Chiesa e patriarca del monachesimo orientale.

DEFENDENTE
soldato cristiano martire, della famosa Legione Tebana, comandata da Maurizio che fu sterminata alla fine del 3° secolo durante la persecuzione di Massimiano Erculeo nel territorio di Marsiglia, sulle rive del Rodano. Venne sepolto dal vescovo di Marsiglia, Teodoro.

GREGORIO di Nazianzo
nato dopo il 329 ad Arianzo in Cappadocia(oggi Nenisi Turchia) di famiglia nobile e benestante.. Studiò a Cesarea, poi in Siria, Palestina, Alessandria d’Egitto e infine ad Atene, dove rafforzò legami di amicizia con Basilio il Grande. Nel 356 tornò in famiglia, fu battezzato e nonostante l’amore per la vita di solitudine come monaco, nel 361, contro la sua volontà fu ordinato sacerdote dal padre Gregorio, vescovo di Nazianzo. Per affermare la propria giuridizione metropolitana, contro le pretese di Antimo vescovo di Tiana, nel 372 l’amico Basilio lo consacrò vescovo della piccola città di Sasima ma, sempre desideroso di solitudine, fuggì. Quando tornò divenne coadiutore del padre ottenendo molte conversioni con la predicazione, ma quando il padre morì nel 375, si ritirò nuovamente in un convento a Santa Tecla, presso Seleucia, vicino a Bagdad, in Iraq. Nel 380 l’imperatore Teodosio, che si era fatto battezzare, ordinò a tutti i sudditi di accettare la fede ortodossa e ai capi ariani di sottomettersi o andarsene,  fu nominato vescovo-patriarca della sede di Costantinopoli, ma dopo aver presieduto il concilio del 381, si dimise per le ostilità sorte riguardo alla nomina e per le calunnie degli ariani rimasti, che lo temevano per i successi ottenuti con le conversioni. Si ritirò ad Arianzo dove divise il suo tempo tra preghiera, meditazione e lo scrivere. Grande predicatore, ha lasciato anche un’opera letteraria e teologica molto all’avanguardia  autore di 53 orazioni, più 242 lettere e poesie. Morto ad Arianzo il 25 gennaio del 390, è stato proclamato Dottore della Chiesa.

MACARIO il giovane
nato verso il 309, nel 335 si ritirò a vita eremitica nella Tebaide(v) e governò, in qualità di abate, le colonie monastiche della Nitria. Un’altra tradizione sostiene che era direttore delle scuole per catecumeni di Alessandria e venne esiliato dagli Ariani su di un’isola di pagani che egli riuscì a convertire. Morì nel 404, ad Alessandria d’Egitto.

MARCELLINO martire assieme ad Argeo e Narciso nel 4° secolo.

MARTINIANO di Milano vescovo.

NARCISO martire assieme ad Argeo e Marcellino

ODILONE di Cluny
nato nel 961, discendente di una nobile famiglia francese dell’Alvernia(v). Fattosi monaco a Cluny (v), nel 994 ne divenne il 5° abate, successore del suo maestro Maiolo. Abate per molti anni, diede grande impulso alla congregazione che giunse a contare ben 65 filiali, difendendola dalle mire dei vescovi che ne insidiavano l’autonomia e dai feudatari laici, che ne ambivano le ricchezze. Amico e consigliere di papi e imperatori, fu uno dei personaggi più influenti d’Europa. È ricordato anche per aver introdotto la Commemorazione dei Defunti, al 2 novembre e per la sua opera letteraria, della quale sono rimasti inni, lettere, sermoni, la Vita dell’imperatrice Adelaide e la Vita di san Maiolo. È morto nella sua abbazia nel 1048.

STEFANIA Quinzani
nata il 5 febbraio 1457 a Orzinuovi, in provincia di Brescia. All’età di 15 anni si fece terziaria francescana, pur continuando a vivere nella propria casa. Nel 1485 fondò un convento di domenicane a Soncino, Cremona, con lo scopo di visitare e assistere i poveri. Nella sua vita compì molte opere di carità e visse praticando spesso il digiuno. Ebbe molte estasi e verso il 1490 ricevette le stigmate alle mani e ai piedi, sopportando così molte sofferenze per 40 anni. È morta il 2 gennaio 1530.

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